NOVITA’ MUSICALI / ESCE “Text(Us)” DI THE AUANDERS

| 1 novembre 2020 | 0 Comments

di Roberto Molle______

Stamattina mi sono svegliato male, con gli ultimi dati sulla pandemia nella testa e un leggero nervosismo causato dal pensiero di un nuovo, possibile lockdown… vabbè, tentativo di sdrammatizzare: colazione e seduta d’ascolto programmata già da qualche giorno.

 

Ho tra le mani un vinile, e questo comincia a bilanciare un po’ l’umore. Una forma di radicalità che da qualche tempo mi sta portando al boicottaggio dell’ascolto in streaming – e di ogni altro suono che non provenga da quell’oggetto misterioso che un tempo veniva identificato come elleppì – mi ha portato a recuperare il fidato giradischi Technics sl-dd20 fermo da una ventina d’anni, rimettere a nuovo e restaurare vecchi dischi (con tecniche al limite dell’impossibile) e allargare la collezione a nuove uscite.

 

L’ampli è acceso, il disco è sul piatto e la puntina sta per posarsi dolcemente sul primo solco di Text(Us), un album uscito in cd e poi su vinile il 23 ottobre, i cui titolari rispondono al nome di “The Auanders” (nella foto).

 

Il disco è uscito per l’etichetta Auand records dell’eclettico Marco Valente. L’Auand records ha sede a Bisceglie è rappresenta (insieme all’etichetta leccese Dodicilune) una delle realtà italiane più dinamiche in fatto di produzioni musicali; un centinaio di album pubblicati in quasi vent’anni lo stanno a dimostrare.

 

La cosa che salta subito agli occhi è che a suonarci nel disco è un combo di musicisti che ha inciso per Auand, e che “Text(Us)” è una sorta di secondo capitolo di disco collettivo.

 

The Auanders “presero vita” nel 2011 su un palco a New York in occasione del decennale della nascita dell’etichetta. Questo fatto mi ha catapultato negli anni ottanta, all’epoca molte etichette discografiche definite indie, cioè sganciate da colossi come Warner o Emi, annoveravano nella loro scuderia giovani musicisti di tendenza. Una di queste era la 4AD di Ivo Watt-Russel, per la quale incidevano artisti che stimavo molto (Cocteau Twins, Dead Can dance, Pixies, Throwing Muses, etc.). Tra il 1984 e il 1998 con il nome di This Mortal Coil vennero pubblicati quattro album (che mi piace definire corali) in cui i musicisti interagivano creando brani musicali ed elaborando cover di autori vicini alla loro sensibilità.

Marco Valente come Ivo Watt-Russel? Con i dovuti distinguo si direbbe di sì. Certo la 4AD operava in ambito dark-new wave e con Auand siamo dalle parti del jazz (anche se sul sito dell’etichetta è scritto: “Auand Records è un’etichetta indipendente italiana dedicata alla musica che sfida il genere”), e infatti l’ascolto di Text (Us) lo conferma.

 

La puntina si posa finalmente sul brano di apertura di Text(Us). Parte ‘Eternal’ ed è subito atmosfera, trasporto, empatia. Su un ritmato tappeto sonoro dettato da una tromba si stende la splendida voce di Sara Battaglini (special guest). Ed è un riandare con la memoria a una decina di anni fa. A Matera in una piccola e suggestiva piazza insieme a pochi altri fortunati mi imbattei in un concerto improvvisato da un gruppo di giovani musicisti francesi. Si intuiva che erano di diverse estrazioni musicali, molto bravi a far confluire il tutto in un sound che le conteneva: sax, tromba, tuba, grancassa, banjio e una vocalist eterea a dare vita a brani immortali del repertorio pop-jazz. Si facevano chiamare Samenakoa e giravano l’Europa suonando dappertutto senza pretendere di essere pagati se non in natura: del cibo e un posto dove poter dormire.

 

I brani si susseguono anche se non vorresti lasciarli andar via: ‘Ottimo!’ si incunea in un corridoio che conduce alle porte di certo jazz-rock suonato dai Weather Report e alla tromba ossessiva e marziale presente in Rock Bottom, il più suggestivo dei dischi di Robert Wyatt; ‘The Boat’ è ambient-jazz music da ascoltare al buio, ottima per una notte senza luna con una ferita al cuore da rimarginare; ‘Song To The Unborn’ scura e crepuscolare impregnata del pathos della voce di Stefano Tamborrino (che e anche autore del brano) e stemperata dai cori di Sara Battaglini, poi la sezione fiati che spinge tutto verso l’aura canterburyana di Soft Machine e Matching Mole; ‘What Are You Sinking About’, battente come la colonna sonora di un film postmoderno che va a fondersi sulle note di una musica scritta da Nino Rota per un film di Fellini.

In chiusura ‘Fies’, distende la percezione riportando la musica in puro ambito jazz.

 

“Text(Us)” è un ottimo disco che cresce ascolto dopo ascolto, buono come solitario sottofondo quando si resta soli in casa o come colonna sonora per un viaggio ideale tra i calanchi e le gravine della Basilicata in un giorno piovoso. Disco che cura.

 

The Uanders sono: Mirko Cisilino: tromba; Michele Tino: sax alto, flauto; Francesco Panconesi: sax tenore; Beppe Scardino: sax baritono; Filippo Vignato: trombone; Glauco Benedetti: tuba; Francesco Diodati: chitarra; Enrico Zanisi: piano; Francesco Ponticelli: basso; Stefano Tamborrino: percussioni.

Ospiti: Sara Battaglini: voce; Francesco Bearzatti: clarinetto; Simone Graziano: rhodes; Evita Polidoro: voce.

Marco Valente: produttore esecutivo.

 

Qui il link a uno documentario su Auand records e l’esperienza di residenza artistica.

 

Ascolti:

 

Category: Cultura

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