…INSOMMA, QUALCOSA E’ ANDATO STORTO

| 6 novembre 2020 | 1 Comment

ARTIGIANI PUGLIESI SENZA CASSA INTEGRAZIONE, PER INTERI SETTORI RISTORI DEL TUTTO INSUFFICIENTI. COSI’ LO STATO NON AIUTA A SOPPORTARE GLI EFFETTI ECONOMICI DELLA PANDEMIA. PAROLA DI COMMERCIALISTA. A leccecronaca.it L’ANALISI DETTAGLIATA DI PATRIZIO SIMONE

di Francesco Buja______

Ristori alle aziende? Lo Stato aiuta gli imprenditori a sollevarsi dalle macerie causate dalla pandemia in primavera?

Chiedetelo alle aziende artigiane. A molte di loro, in Puglia, non è stato concesso alcun quattrino. Ora altre restrizioni della libertà, misure che acutizzeranno la macchinosità che spesso paralizza l’Italia.

Luoghi comuni? No.

Il commercialista Patrizio Simone (nella foto) ce ne parla per esperienza.

«Nessuno ha la bacchetta magica – sostiene il professionista – le decisioni prese in questi mesi sono state in parte giustificate ma l’errore più grosso è stato quello di non snellire gli adempimenti burocratici.

Quasi tutte le misure messe in campo hanno trovato intoppi di carattere burocratico. Adesso si sta ponendo un po’ di rimedio, si sono capiti gli errori che sono stati commessi.

Invece gli adempimenti di carattere prettamente fiscale non sono stati sufficienti, ci aspettavamo qualcosa di più».

L’ennesima prova di inaffidabilità dello Stato?

«Sono stati rinviati gli adempimenti, non sono stati fatti dei veri e propri sgravi dal punto di vista fiscale, a parte poca roba: qualcosa sull’Irap, sull’Imu, ma stiamo parlando di tributi minori. 

Quelli che veramente pesano sul contribuente non sono stati assolutamente sgravati. Cioè i contributi  che pesano sugli artigiani e sui commercianti, quali l’Irpef, l’Iva».

 

Quindi: «Tutti questi rinvii non faranno altro che intasare il calendario fiscale 2021, perché chiaramente si aggiungeranno alle spese di quell’anno i tributi rinviati e questo è un aspetto un po’ perverso che si sta portando avanti. Poi è scontato dire che i ristori messi in atto non sono compensativi e molte aziende, anche se non chiudono, restano profondamente segnate».

 

Dipendenti di aziende private sprofondati nel buio.

«Quelli – ricorda Simone – veramente sono andati in una sofferenza marcatissima .

C’è il blocco dei licenziamenti, che però non sempre è stato rispettato perché molto spesso ci si è messi d’accordo con la promessa di ricevere il trattamento di fine rapporto piuttosto che l’indennità mensile di disoccupazione; c’è la cassa integrazione, che ha funzionato malissimo, perché lì la burocrazia ha colpito duro; e non sappiamo qual è il futuro soprattutto per i dipendenti delle aziende private e i datori di lavoro, che in questo caso sono accomunati da un unico destino, che in molti casi è ancora tutto da scrivere e da definire».

Briciole, sottolinea il commercialista: «Aziende piccoline hanno ricevuto un contributo a fondo perduto di mille euro, chiaramente insufficiente, e due contributi da seicento euro ciascuno, un venti-trenta per cento del mancato incasso.

Ma per ristoranti e bar, che hanno un volumi d’affari significativi, mille e duecento euro possono rappresentare veramente poca cosa».

 

Uno spiraglio di luce, ma non dalle banche:

«In qualche caso invece ha funzionato abbastanza bene il bonus per gli affitti. Il rimborso del sessanta per cento degli affitti in alcuni casi è stato utile.

Per aziende di grandi dimensioni ha inciso più quello, qualche soldino si è visto. Ma è andata un po’ male anche la misura del finanziamento senza interessi, quello garantito per piccole e medie imprese, perché le banche lo hanno attribuito in maniera soggettiva, in molti son rimasti esclusi. Anche quella è stata una misura tarata male dal punto di vista burocratico».

 

In ginocchio i ristoratori. «Peccato  – il rammarico del dottor Simone – perché avevano avuto una bella ripresa in estate. In primavera è stato per loro un bagno di sangue, però d’estate la gente era proprio assetata di svago, di socialità».

Non solo: «Non trascurerei neppure il settore della cura della persona, che ha patito una grossa sofferenza, poi queste attività sono state prese d’assalto una volta riaperte, adesso sono nell’incertezza».

 

All’indice il «cattivo funzionameanto del sito web dell’Inps».

Il commercialista ricorda la segnalazione al Garante della privacy concernente la pubblicazione on line di dati personali dei cittadini da parte dell’istituto previdenziale. E tira le somme:«Uno sforzo è stato fatto da parte del Governo  per mettere a disposizione le risorse, ma gli enti che le hanno dovute gestire non sempre si sono dimostrati all’altezza. Un plauso invece all’Agenzia delle entrate, che si è dimostrata efficiente e molto rapida nell’erogare i sussidi».

 

Ma si è registrata, osserva il professionista, una situazione incomprensibile: «Non è stata prevista cassa integrazione per le aziende artigiane che non hanno aderito agli accordi bilaterali collettivi con i sindacati. Sono state escluse con provvedimento della Regione Puglia, questo è veramente inspiegabile: è un caso locale, di cui però si è parlato poco. Un datore di lavoro di un’azienda che ha meno di quindici dipendenti non è obbligato a sottoscrivere accori bilaterali, e stiamo parlando del novanta per cento delle aziende pugliesi».

 

Che fare? «Sono stati coinvolti troppi enti per la cassa integrazione: prima i sindacati, poi la Regione, poi l’Inps. Tre passaggi, ciascuno dei quali ha richiesto del tempo.

In alcuni casi la cassa integrazione non è proprio arrivata.

Si è fatto qualche sforzo ma la riforma fiscale è ormai indifferibile, bisogna creare situazioni quali la flat tax e la forfettizzazione del reddito d’impresa, occorre semplificare il passaggio dal registro delle imprese, e indispensabile sarà la rottamazione delle cartelle esattoriale, la cui notifica è stata sospesa sospese fino al 31 dicembre, ma milioni di queste arriveranno agli imprenditori che sono stati inattivi a causa del coronavirus».

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

Comments (1)

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  1. Maria rosaria De Matteis ha detto:

    Dott.Patrizio Simone con la sua professionalità e competenza ha esposto con molta chiarezza tutti i problemi riguardanti le categorie elencate. Purtroppo ci sono state molte lacune nell’ aiutare chi appunto é Artigiano,Commerciante ecc…Lo stato non ha tutelato questa fascia di lavoratori Professionisti.
    In oltre il Dott.Simone ha spiegato come seguire delle soluzioni,Che potrebbero aiutare chi é in serie difficoltà.

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