“Libreria Palmieri”, “La Libreria”, “La Tour de Babel”: DA LECCE, A PARIGI LE LIBRERIE RESISTONO

| 15 novembre 2020 | 2 Comments

LO RACCONTANO A leccecronaca.it I TITOLARI DANIELA PALMIERI, ANDREA DE RITIS, FLORENCE RAUT, FORTUNATO TRAMUTA E PATRIZIA MOLTENI, FRA INSICUREZZE E VOGLIA DI ANDARE AVANTI

di Mariangela Rosato______

“Che il libro sopravviva non ci sono dubbi, quello che è a rischio sono le persone.”

La frase della signora Daniela Palmieri, proprietaria della storica libreria Palmieri di Lecce (nella foto di copertina), colpisce e fa spalancare gli occhi che si riempiono di speranza, i miei quelli di una giovanissima catapultata da poco nel mondo dell’editoria e, forse, anche i suoi, quelli di una donna combattiva che continua a fare della sua libreria uno dei centri di maggior giovanile bruciore letterario a Lecce, una città di un Sud Italia, a volte, poco avvezzo allo sfogliare delle pagine.

Non le parlo di persona, ci divide un telefono e qualche migliaio di chilometri, lei nella terra del mare e io in una Parigi grigia dove, in un’epoca lontana che- a guardare le strade vuote oggi- sembra non ci sia mai stata, pittori, compositori si incontravano con poeti e scrittori dando vita ad idee nuove nelle quali i colori e le forme di un mondo onirico si contaminavano con i versi di Guillaume Apollinaire e la virulenza di quegli années folles.

Un’epoca in cui non certo gli artisti avrebbero pensato che un giorno ci saremmo trovati qui a parlare della crisi delle librerie e a chiederci se lo sfogliare della carta con gli occhi fissi sul foglio e il dito indice già pronto a scoprire cosa ci sia al di là, possa continuare ancora.

 

Ad oggi la realtà, figlia di una distopia orwelliana, è cruda e concepisce le librerie come luoghi per molti superflui, soggetti, ora più che mai, ad una crisi sociale capace di oltrepassare le frontiere nazionali.

“Non è il rapporto con il libro ad essere cambiato, ma piuttosto quello con le librerie” – continua Daniela Palmieri per poi interrompersi.

Risponde ad un suo collaboratore in maniera frenetica dandomi l’impressione che un altro libro sia pronto per passare dalle sue mani a quelle del nuovo lettore. Il desiderio di entrare nella libreria continua a persistere nonostante la rivoluzione dei libri digitali.

La libreria, almeno la sua, resta un centro di incontro, non solo per persone più avanti con l’età, spesso poco avvezze all’utilizzo di sistemi informatici, ma soprattutto per quei giovani universitari e non incuriositi da ciò che una libreria storica ed indipendente, come la Libreria Palmieri, può offrire.

La passione per il libro e le librerie quindi, persiste nonostante lo smartphone sia diventato un’altra parte di noi, un arto da cui non ci si libera. Eppure i minuti di solo silenzio, riflessione, sgomento mistico che si provano aprendo le pagine di un libro impolverato. o entrando in una libreria indipendente continuano a permeare le azioni di molti, anche in un’Italia sgomenta dove la gioventù scompare e la cultura batte sempre più in ritirata.

Daniela Palmieri risponde alle mie domande con fare deciso e in sintesi, spera che le librerie come centri di scambio possano essere salvaguardate per il bene di tutti.

 

Voglio sapere di più sullo stato delle librerie italiane e decido di rivolgermi ai librai che l’Italia l’hanno lasciata per andare altrove e diffondere, da veri ambasciatori sul territorio straniero, la nostra letteratura.

Questi librai coraggiosi hanno scelto Parigi, una città che fa sognare, sperare e che, spesso, costringe a mettersi a nudo spogliandosi del nome per diventare uno dei tanti che attraversa le vie.

 

I suoni che si sentono per strada diventano giorno dopo giorno più familiari, ma le sonorità della carne non si dimenticano e si possono ritrovare proprio nelle librerie dei nostri connazionali come “La Libreria” (foto sotto) gestita da Andrea De Ritis e Florence Raut sulla Rue du Faubourg-Poissonnière- in un quartiere dal forte multiculturalismo- e “La Tour de Babel” (foto sopra), 10 Roi de Sicile gestita da Fortunato Tramuta e Patrizia Molteni.

Sono dei luoghi magici dove la cultura francese e italiana si incontrano finendo per fondersi ed accogliere un pubblico misto dove si ritrova chi vuole dare uno sguardo alle novità del mondo editoriale italiano da lettore accanito e chi, invece, è semplicemente affascinato dallo stivale e non vede l’ora di spiccicare qualche parola nella lingua della dolce vita.

La dolce vita in Italia è solo un ricordo, ma il mito continua a persistere rendendo questi luoghi dei centri nevralgici delle relazioni culturali Francia/Italia. Entrambe le librerie hanno un pubblico fidato, soprattutto francese, amante persino degli autori italiani più complessi come Camilleri e Magris che molti riescono a leggere anche in lingua originale.

“C’è un fascino nei confronti della cultura italiana e della nostra letteratura” – mi dicono-  “ed è proprio questo interesse che ci ha convinti ad aprire uno spazio di questo tipo.” 

Una storia che per “La Tour de Babel” va avanti dal 1984  e per “La Libreria” dal 2006, una storia per entrambe di successo nonostante la crisi del sistema librario degli ultimi anni e quella più recente legata alla pandemia abbiano colpito anche loro.

“La situazione delle librerie è critica sia in Italia che in Francia” – mi confessano i due proprietari senza indugiare, entrambi sottolineando che i francesi – les parisiens in particolare – seppur meno rispetto a prima, sembrano essere più catturati dalla lettura rispetto agli Italiani.

“Anzi il confinement – mi fa notare Andrea – ha fatto riscoprire a molti l’importanza della lettura e, soprattutto, del libro cartaceo”.

Anche Patrizia è dello stesso avviso: “la gente non ne può più del mondo virtuale e ad ogni deconfino si precipita in libreria. C’è un ritorno al vero, all’autentico, al libro, alla carta.”

 

Le parole rincuorano e fanno sperare, eppure non si riescono ad assopire le preoccupazioni. Il telefono squilla una, due, tre volte nella “Tour de Babel”, la stessa pressione concitata si sente anche ne “La Libreria”.

Les parisiens vogliono leggere a dimostrazione del fatto che il libro è ancora per molti un bene di prima necessità a cui neanche in pandemia si può rinunciare. Et tant pis se il confinement impedisce di scegliere i libri direttamente in libreria: i librai hanno organizzato dei servizi di Click&Collect con cui è possibile ordinare e poi andare a ritirare i libri direttamente in libreria in orari specifici di permanenza.

Finisco di prendere qualche appunto a matita su sfogli sparsi. Le risposte di questi librai infondano speranza, incertezza, ma al contempo tenacia e voglia di resistere. Una riluttanza attraverso la quale si protegge la cultura, la letteratura e ci si prende cura di una delle poche cose capaci di lasciare resti  di noi anche al di là del corpo: il libro.______

Libreria Palmieri: libreriapalmieri@email.it

La Libreria: lalibreria.paris@gmail.com

La Tour de Babel: tourdebabel@club-internet.fr

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LA RICERCA nel nostro articolo dell’ 8 novembre scorso

ALLA SCOPERTA DELLA “Shakespeare &Co”, LA MITICA LIBRERIA DI PARIGI CHE FU L’OMBELICO DEL MONDO CULTURALE. ADESSO, CENTO ANNI DOPO, LOTTA PER SOPRAVVIVERE, E CHIEDE AIUTO: “Temps difficiles”

 

 

Category: Cronaca, Cultura, Libri, reportage

Comments (2)

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  1. Elena Vada ha detto:

    Evviva le librerie! Sono da “trasformare”, questo è il mio punto di vista, in qualcosa che non sembri, solo, da intellettuali.
    Ci inviterei i rapper, tipo mio nipote diciottenne, a leggere “a modo suo” e dei suoi coetanei, le pagine più significative, della letteratura mondiale.
    Svecchiamole… In modo che appaiano “luoghi magici” e d’incontro globale. Ciao, Mariangela e grazie… ti aspettiamo ancora

  2. Mariangela Rosato ha detto:

    Ciao Elena, ti ringrazio per il commento e certamente a presto con un nuovo testo..

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