IL FOTOVOLTAICO SELVAGGIO INSIDIA GALATINA

| 21 novembre 2020 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Il Direttivo di NoiAmbiente e Beni Culturali
di Noha e Galatina ci manda per conoscenza la seguente lettera inviata al Sindaco di Galatina e ad altre Istituzioni.______

In queste ultime settimane il territorio di Galatina è interessato dalla proposta di grossi impianti
industriali per la produzione di energia rinnovabile fotovoltaica su campi agricoli e noi cittadini
stiamo assistendo, non senza preoccupazione, al ritorno di un impressionante ondata di consumo
di suolo rurale libero e naturale per decine e decine di ettari.
Nel mentre si accoglie con favore la notizia del parere negativo in Conferenza dei Servizi
per un altro impianto industriale di fotovoltaico nei campi di 44 MW di potenza e 21 ettari di
estensione, parere sfavorevole a cui ha contribuito anche la presenza e il contributo di
codesta amministrazione da Lei guidata, non ci si può non porre la questione urgente della
tutela del suolo rurale e del paesaggio entrambi beni comuni e diritti costituzionalmente
tutelati.
Il rischio di consumo di suolo da parte di impianti estensivi qual è il fotovoltaico industriale a terra
sono solo una delle cause di degrado del suolo e del paesaggio. Come ci ricorda la Carta Europea
del Suolo (Consiglio d’Europa – Strasburgo, giugno 1972) “Il suolo è uno dei beni preziosi
dell’umanità. Consente la vita dei vegetali, degli animali e dell’uomo sulla superficie della Terra. Il
suolo è una risorsa limitata che si distrugge facilmente” e non è rinnovabile, poiché per riformare lo
strato biologicamente essenziale alla vita la natura impiega centinaia di anni. Ancora la Carta
Europea del Suolo ci ricorda che “Qualsiasi politica di pianificazione territoriale deve essere
concepita in funzione delle proprietà dei suoli e dei bisogni della società di oggi e di domani. Ed
ancora “i suoli devono essere protetti dagli inquinamenti. Ogni impianto urbano deve essere
organizzato in modo tale che siano ridotte al minimo le ripercussioni sfavorevoli sulle zone
circostanti. Per realizzare l’utilizzazione razionale e la conservazione dei suoli sono necessari
l’incremento della ricerca scientifica e la collaborazione interdisciplinare. La conservazione dei
suoli deve essere oggetto di insegnamento a tutti i livelli e di informazione pubblica sempre
maggiore. I governi e le autorità amministrative devono pianificare e gestire razionalmente le
risorse rappresentate dal suolo.
La Commissione Europea nel 2006 nella Comunicazione della Commissione al Consiglio, al
Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni –
Strategia tematica per la protezione del suolo – ci ricorda ancora che
“Il degrado del suolo è un problema serio in Europa, causato o acuito dalle attivit
umane, ad esempio da pratiche agricole e silvicole inadeguate, attività industriali,
turismo, proliferazione urbana e industriale e opere di edificazione.
Il degrado del suolo ha ripercussioni dirette sulla qualità delle acque e dell’aria, sulla
biodiversità e sui cambiamenti climatici, ma può anche incidere sulla salute dei cittadini
europei e mettere in pericolo la sicurezza dei prodotti destinati all’alimentazione umana e
animale.
A livello internazionale aumenta la consapevolezza di quanto la protezione del suolo sia
importante, come si evince dalla revisione della Carta europea del suolo del Consiglio
d’Europa, adottata nel 2003 (oggi, Carta per la protezione e la gestione sostenibile del suolo).
Tutti gli Stati membri e la Comunità aderiscono alla convenzione delle Nazioni Unite per la
lotta alla desertificazione (UNCCD). La maggior parte dei nuovi paesi e alcuni Stati membri del
Mediterraneo sono colpiti da questo fenomeno e stanno per questo adottando programmi d’azione
regionali e nazionali per la lotta alla desertificazione.
Il protocollo di Kyoto sottolinea che il suolo svolge una funzione importante per lo stoccaggio del
carbonio, che deve essere tutelata e, se possibile, anche rafforzata. Alcune pratiche di
gestione del suolo consentono il sequestro del carbonio nei terreni agricoli e in tal modo
possono attenuare i cambiamenti climatici.
La convenzione sulla diversità biologica ha annoverato la biodiversità del suolo tra i settori
che richiedono un’attenzione particolare. In quest’ambito è stata varata un’iniziativa
internazionale per la conservazione e l’utilizzo sostenibile della biodiversità del suolo.
Non risulta superfluo ricordare che l’area dei territori di Galatina assieme al territorio dei comuni
limitrofi e ad alcuni comuni della Grecìa Salentina, come riconfermato nell’ultimo rapporto
Ambiente e Salute pubblicato da RePOL e presentato nel febbraio 2020, registra dati
epidemiologici allarmanti in particolare per neoplasie polmonari.
“L’Istituto Superiore di Sanità individuava un “cluster” per mortalità da tumore polmonare
negli uomini all’area centrale del Salento leccese, comprendente 50 Comuni, con 3.846
decessi registrati, contro i 3.447 attesi”
“L’Istituto Superiore di Sanità, analizzando l’incidenza di tumori polmonari nei maschi ha
evidenziato un cluster ben definito che includeva 16 Comuni dell’area centrale salentina
(355 casi confermati contro 285 attesi) comprendenti i Comuni di Galatina, Galatone,
Seclì, Neviano, Aradeo, Collepasso, Cutrofiano, Sogliano, Soleto, Sternatia, Zollino,
Maglie, Melpignano, Castrignano dei Greci, Corigliano, Cursi. Il 21 dicembre 2012 si è
tenuto a Lecce un Consiglio Comunale aperto a cui hanno partecipato ASL, ARPA ed
Istituto Superiore di Sanità, nel corso del quale è stato denunciato il preoccupante dato
epidemiologico sui tumori polmonari, nell’occasione la ASL di Lecce ha assicurato di
adottare tutte le possibili iniziative di competenza.”
“Lo studio ha confermato la persistenza di un’area cluster per tumori polmonari maschili nel
Salento centro-adriatico corrispondente ai Comuni di: Galatina, Galatone, Maglie, Soleto,
Sternatia, Zollino, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Soleto, Cursi, Neviano,
Collepasso, Seclì, Melpignano, Castrignano dei Greci, Sogliano Cavour.”
“Lo studio PROTOS ha valutato anche potenziali esposizioni ambientali come quelle
derivanti dal Gas Radon (che sembra mostrare in Salento livelli naturali tendenzialmente
più elevati rispetto ad altre aree della Puglia e d’Italia) e dalle emissioni di grandi camini
industriali di impianti sottoposti ad AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). A tal fine,
sono stati prodotti da ARPA Puglia appositi modelli diffusionali riguardanti la centrale
termoelettrica di Cerano e l’area industriale di Galatina-Soleto. Le elaborazioni condotte su
modellistica ARPA nell’ambito dello studio PROTOS hanno evidenziato che i residenti nella
fascia (quarto quartile) di maggiore esposizione ai livelli di SO 2 utilizzato come tracciante
di inquinanti emessi dall’area industriale di Galatina hanno un rischio significativamente più
elevato di sviluppare un tumore polmonare rispetto agli abitanti della fascia (primo quartile)
con minore esposizione: in entrambi i sessi il rischio di tumore è del 71% in più.”
“Infine, dalle analisi dei fattori ambientali auto dichiarati tramite questionario si evidenzia
che il rischio di tumore polmonare è del 77% in più per gli uomini che hanno dichiarato di
abitare nelle vicinanze di cave/miniere e del 341% in più per le donne dichiaranti di abitare
nelle vicinanze di cave/miniere.”
(SINTESI DEI RISULTATI DELLO STUDIO PROTOS Sui Fattori di Rischio per Tumore
Polmonare in Salento – Rete per la Prevenzione Oncologica Leccese Report Ambiente e
Salute in provincia di Lecce – 2020)
L’area di Galatina e Soleto come si può vedere dalla mappa in allegato ha un’impressionante
concentrazione di impianti fotovoltaici industriali a terra realizzati ben 10 anni fa. È l’area più
industrializzata della provincia di Lecce con la maggiore concentrazione di grossi impianti
industriali insalubri IPPC ai quali si aggiungono numerose attività di estrazione mineraria e di
produzione di conglomerati e frantumazione pietra con impatti sulla salute e sul territorio
considerevoli.
In merito alle energie rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico industriale, la regione Puglia è
di gran lunga la prima regione d’Italia per potenza prodotta. La sola regione Puglia nel 2019 ha
prodotto 5.235,8 GWh da fonte eolica e 3.621,5 GWh da fonte fotovoltaica, la seconda regione in
Italia è la Lombardia con 2.358,7 GWh prodotti e per l’eolico la seconda è la Sicilia con 3.346,6
GWh prodotti. La sola regione Puglia produce 1/3 di energia fotovoltaica di tutta l’Italia Meridionale
e Insulare, IMI 9.599,7 GWh/a fotovoltaico, e 1/4 di energia eolica dell’IMI che si attesta a 19.500,4
GWh/a. (Dati Terna)
A fronte dei consumi di energia elettrica che in Puglia nel 2018 erano 18.325 GWh, di contro la
produzione registrava un surplus di +10.216,3 GWh, +55,8% del fabbisogno reale dell’intera
regione. Dati tanto squilibrati che fanno rafforzare la paura tra i cittadini che vedono sempre più
trasformare il territorio pugliese in un gigantesco HUB da “colonia energetica”. (Dati Terna)
Che il rapporto inscindibile tra tutela del territorio/paesaggio e tutela della salute è un dato oramai
acquisito e inconfutabile, nonostante ciò la provincia di Lecce registra da tempo un tristissimo
primato figurando in cima alle classifiche nazionali redatte dall’ISPRA per il consumo di suolo
naturale e agricolo, meritandosi l’infelice maglia nera. Infatti la provincia di Lecce è prima in Puglia
per consumo di suolo e tra le prime in Italia con i suoi valori compresi tra i 40.000 – 45.000 ettari di
suolo consumati nel 2018. (Il consumo di suolo in Italia. Estratto del Rapporto ISPRA-SNPA Ed.
2018)
Eppure l’Italia ha siglato gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che ci chiedono di
fermare il degrado del territorio e il consumo di suolo entro il 2030, ovvero tra meno di 10 anni.
(Link)
Pure la Commissione europea propugna un’Europa a impatto climatico zero entro il 2050 che
prevede come “l’Europa possa avere un ruolo guida per conseguire un impatto climatico zero,
investendo in soluzioni tecnologiche realistiche, coinvolgendo i cittadini e armonizzando gli
interventi in settori fondamentali, quali la politica industriale, la finanza o la ricerca – garantendo nel
contempo equità sociale per una transizione giusta.” (Link)
Infine non pare vano citare la definizione che si da nella Relazione Generale del Piano
Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) della Regione Puglia per patrimonio territoriale
ambientale e paesaggistico dove:
“Per patrimonio territoriale si intende denotare l’insieme interagente di sedimenti persistenti dei
processi di territorializzazione di lunga durata: sedimenti materiali (naturalistici, neoecosistemici,
infrastrutturali, urbani, rurali, beni culturali e paesaggistici) e sedimenti cognitivi (saperi e sapienze
ambientali, costruttive, artistiche, produttive, modelli socioculturali). Per patrimonio paesaggistico si
intende l’insieme dei valori del patrimonio territoriale percepibili sensorialmente, che consente di
riconoscere e rappresentare l’identità dei luoghi. La rappresentazione identitaria dei luoghi è
pertanto una rappresentazione patrimoniale del territorio come bene comune che riguarda tutto il
territorio di una regione.”, questo punto strategico per ogni pianificazione territoriale.
La scrivente associazione al Comune di Galatina
chiede:
– di promuovere un tavolo di confronto tra ente comunale, enti competenti, enti di ricerca e
cittadini al fine di porre le basi conoscitive per sviluppare l’auspicata Strategia Europea per
la Protezione e Salute del Suolo e quindi per la Salute dei cittadini di oggi e di domani,
fermando cementificazioni su suoli naturali ancora non consumati. Ogni metro di terra
libero è un patrimonio pubblico da difendere per il bene di tutti i cittadini e perderlo
rappresenta un danno collettivo inestimabile.
Forma di collaborazione tra Enti pubblici e tutte le coefficienti civiche del territorio
maggiormente sentita in questa inedita situazione sociale dettata dalla pandemia in corso.
Auspicabile sarebbe avere un’interlocuzione diretta con l’Ente comunale al fine di
sottoporre contributi e osservazioni e ricevere informazioni in merito agli attuali progetti di
impianti fotovoltaici industriali a terra, possibilmente pubblicando informazioni e
aggiornamenti sul sito del Comune di Galatina.
– un regolamento comunale redatto con il contributo dei cittadini che preveda la tutela del
suolo agricolo e naturale e suolo non ancora cementificato, assieme alle aree verdi urbane
e periurbane, al fine di scongiurare l’impoverimento del patrimonio naturale, arboreo e
l’avanzamento del consumo di suolo ancora non cementificato. Preservazione delle aree
verdi ancora più stringente visto l’accentuato abbandono e svendita delle campagne dovuta
all’assenza di politiche efficaci e lungimiranti di tutela e promozione delle “tradizioni
agroalimentari di qualità”, così come a difesa del “patrimonio culturale e del paesaggio
rurale” oggi messo a dura prova dalla speculazione fiorita attorno al Disseccamento Rapido
degli Olivi. O a breve, invece del verde degli ulivi secolari, dopo abbandono e
disseccamento, vedremo distese infinite di pannelli fotovoltaici e ferraglia.
– la partecipazione alle Conferenze dei Servizi di ogni Comune interessato chiedendo la
prioritaria difesa del suolo agricolo e del paesaggio rurale, naturale e storico dando il
proprio parere motivato sfavorevole all’installazione di nuovi impianti industriali.
– la Tutela della Salute, costituzionalmente garantita, con il ripristino della naturalità mediante
decementificazione e riforestazione conservando e ripristinando il patrimonio biologico
verde e arboreo naturale. A tal proposito è bene ricordare che il valore del suolo e della sua
naturalità deve essere difeso sempre in quanto rappresenta il Bene e Patrimonio di tutta la
collettività presente e delle generazioni future:
“i danni arrecati dagli impianti su suolo agricolo, l’effetto di perdita dei servizi ecosistemici
offerti da quel suolo, col loro valore economico (stime ISPRA), che può variare dalle decine
di migliaia alle centinaia di migliaia di euro per ettaro per ogni anno. Tale valore è perso
dalla comunità locale intera (non solo dai proprietari del suolo, eventualmente) e causa la
necessità di compensazione da parte della comunità, per costo equivalente. Questo
parametro non viene considerato ancora nelle valutazioni, ma è il caso di iniziare a
proporlo.” (Massimo Blonda, ricercatore CNR)
Conclusioni
Non fermare il consumo di suolo è un danno collettivo e intergenerazionale oramai insostenibile
per tutte le comunità. È tempo di agire sia nel tutelare il suolo vergine naturale che invertendo la
tendenza con azioni di rimozione di cemento e asfalto da aree agricole, naturali, periurbane e
urbane rinaturalizzando dopo aver bonificato.
E’ necessario intervenire urgentemente nella rimozione di inquinanti da aria, acqua e suolo,
eliminando le fonti emissive.
Incentivare economie virtuose. Investire su economie veramente e concretamente circolari quali
produzioni agro-silvo-pastorali a km zero e biologiche, restauro paesaggistico, turismo etico, vera
strategia rifiuti zero, avviare riforestazione, bonifica di siti inquinati, e tutela di siti naturali, ripristino
della naturalità, tutela del bene comune acqua, etc.
Riforestare Galatina ed il Salento. Il Salento è in sofferenza, e occorrerebbe piantare alberi da
Lecce a Santa Maria di Leuca. Invece si vedono sorgere nuovi impianti di pannelli fotovoltaici
industriali a terra. In Puglia si produce già abbastanza energia cosiddetta verde ed è superiore al
fabbisogno di tutti i suoi residenti, però si continua a pagare in aria insalubre e costi energetici e,
non ultimo, in perdita di paesaggio e conseguente dissesto idrogeologico, basta vedere le alluvioni
che colpiscono i centri urbani dove le strade si trasformano in fiumi.
Le campagne abbandonate, bruciate e invase dal fotovoltaico, non fanno ben sperare per il futuro
del Salento la cancellazione di questo nostro bene comune interessa i cittadini che risiedono e
vivono in questa nostra bellissima terra e negli anni a venire dovrebbe interessare sempre di più
perché dalla vita e salute della terra passa la salute, il benessere e la libertà di pensiero e
democratica di tutti i cittadini.
Così come “È necessario uscire dalla logica della produzione di energia elettrica come merce
soggetta alle sole leggi del libero mercato: l’energia elettrica è da considerare un “bene comune”
alla stessa stregua dell’acqua e dell’aria, da produrre non per intenti speculativi, ma per soddisfare
ben precise esigenze di copertura dei consumi”.
Così dice a proposito di democrazia energetica il nostro amico ing. Antonio De Giorgi nel
documento redatto insieme ad altri amici e sostenitori della salvaguardia dell’Ambiente, e firmato a
nome della RETE AMBIENTE E SALUTE SALENTO su autoproduzione e autoconsumo la vera via
virtuosa per le comunità che si può sintetizzare così: energia è democrazia.______

LA RICERCA nel nostro articolo dell’ 11 novembre scorso

FOTOVOLTAICO SELVAGGIO. UNO TSUNAMI STA PER ABBATTERSI SUL SALENTO, UN VERO E PROPRIO INCUBO PER TERRITORIO E NATURA, NELL’INDIFFERENZA – MA SI TRATTA SOLO DI INDIFFERENZA? – DELLA POLITICA. LA DRAMMATICA DENUNCIA DEL FORUM AMBIENTE SALUTE. L’APPELLO “a tutte le Istituzioni a fermare questa follia”

 

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