I CONSIGLIERI COMUNALI GRECO E FINAMORE CHIEDONO A SALVEMINI PERCHE’ LECCE SULLE CONCESSIONI MARITTIME NON RISPETTA LA LEGGE DELLO STATO

| 30 novembre 2020 | 3 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo_______

 

I consiglieri di Prima Lecce/Andare Oltre : Concessioni marittime, “Ignorate le norme nazionali. Il Consiglio Comunale intervenga per ripristinare la regolarità”.

 

Una giunta comunale che si sostituisce al Parlamento nel disciplinare una norma è un fatto più unico che raro nella storia degli enti locali.

Ci duole constatare che questo ennesimo triste primato spetta al comune di Lecce, che nell’adozione della deliberazione n. 342/20  del 11.11.20 in merito alla proroga delle concessioni demaniali marittime, si prende il lusso di disapplicare una norma nazionale per inventarsi una tempistica di sana pianta.

Infatti la legge n. 145/18 è molto chiara ; con essa il legislatore ha inteso prorogare di fatto la durata delle concessioni al 2033.  Sulla scorta di ciò, numerosi comuni pugliesi, ad esempio Bari, Brindisi e Taranto, hanno provveduto a deliberare l’estensione del termine secondo quanto stabilito dalla legge. Gli enti inadempienti, tra i quali il comune di Lecce, hanno invece ricevuto una diffida dalla Regione per provvedere quanto prima ad adeguarsi alle normative vigenti.

Nonostante questo le imprese balneari operanti sul territorio di Lecce che hanno chiesto di ottenere una proroga delle concessioni sino al 2033,  secondo quanto stabilito dalla legge n. 145/18 hanno ricevuto come risposta un diniego.

Già qualche mese fa in C.C., a seguito di una nostra interpellanza, il Sindaco aveva confermato la volontà di adeguarsi alle disposizioni di legge, ma così non è accaduto,  e le imprese balneari operanti sul territorio di Lecce che hanno chiesto di ottenere una proroga delle concessioni hanno ricevuto come risposta un diniego.

Infatti con la deliberazione n. 342/20 la Giunta Comunale ha esplicitato di non aver provveduto al rilascio delle proroghe in quanto tali provvedimenti sarebbero stati in contraddizione con alcuni pronunciamenti comunitari, salvo poi decidere in merito sulla scorta di un parere legale di un professionista incaricato.

Tale prevede, come miglior soluzione, una proroga tecnica, per un periodo non superiore ad anni 2/3, previo accettazione scritta da parte del concessionario, implicante la rinuncia alla scadenza di utilizzare l’area concessa.

Una decisione mortificante nei confronti delle imprese operanti sul territorio, ed in palese contraddizione con quanto stabilito dalla legge.

A seguito di queste premesse, il gruppo consiliare “Prima Lecce/Andare Oltre” ha inteso presentare una mozione da discutere nel prossimo C.C., per permettere ai consiglieri di ripristinare il corretto percorso istituzionale smarrito dalla Giunta.

Nello specifico chiediamo di annullare la paradossale delibera n. 342/20, e procedere a ripristinare il giusto termine di proroga al 2033.

Confidiamo nella correttezza istituzionale di coloro che, al pari dei colleghi di minoranza, hanno accolto con stupore che i proprio rappresentanti in giunta si sono sostituiti al legislatore per rivendicare il primato dell’ideologia sul buon senso.

Il TAR di Lecce, a seguito del ricorso di un’impresa balneare salentina, ha già provveduto a confermare le proroghe previste al 2033.  Confidiamo che non si arrivi ad ulteriori  contenziosi, e che il Consiglio Comunale possa, quanto prima, ripristinare la legittimità procedurale che al momento è stata maldestramente accantonata.

 

 

Gianmaria Greco

Antonio Finamore

Consiglieri comunali di “Prima Lecce/Andare Oltre”

Category: Politica, Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Comments (3)

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  1. Ufficio Stampa Comune di Lecce - tramite mail ha detto:

    Di seguito dichiarazione sindaco di Lecce Carlo Salvemini a seguito della lettera di costituzione in mora giunta dalla Commissione Europea all’Italia in merito al rilascio di autorizzazioni relative all’uso del demanio marittimo per il turismo balneare e i servizi ricreativi (concessioni balneari):

    “Ancora una volta la Commissione europea ha ricordato all’Italia il dovere di garantire trasparenza e parità di trattamento per quanto riguarda le concessioni balneari.
    La lettera di costituzione in mora in merito al rilascio di autorizzazioni relative all’uso del demanio marittimo per il turismo balneare e i servizi ricreativi (concessioni balneari) pone al centro la necessità di garantire, per ragioni di interesse generale, procedure di selezione aperta, pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi.

    Per diversi motivi: superare l’attuale incertezza giuridica sui servizi turistici balneari; garantire l’incoraggiamento, dopo aver fornito certezza, di investimenti in un settore trainante l’economia turistica; superare le ripercussioni negative della pandemia sul settore; compensare la perdita di reddito per le autorità locali italiane.

    C’è poi una motivazione politica, che io considero importante, nell’ottica di una visione progressista dell’economia di mercato, che è il contesto nel quale viviamo. Lo Stato deve essere capace di garantire opportunità, occasioni, possibilità anche agli “outsider”, ovvero a coloro che potrebbero trovare nei servizi balneari opportunità diversificate di impresa (ricreative, sportive, culturali, naturalistiche), e non solo preoccuparsi di tutelare gli “insider”, ovvero quanti si trovano già dentro un mercato da tempo “chiuso”. Principio alla base dei diversi pronunciamenti sulla materia espressi dalla Commissione Ue, dalla Corte di Giustizia Europea, dall’Autorità Garante della Concorrenza Mercato, dalla giustizia amministrativa italiana. Che si accompagna al giusto riconoscimento ai concessioni balneari in scadenza di adeguate forme di tutela e riconoscimento degli investimenti effettuati.

    A Lecce la nostra azione è volta a perseguire l’interesse generale in questa cornice, che è legislativa e politica, e contempera, oltre agli aspetti economici del legittimo sfruttamento delle opportunità che la gestione del litorale offre, anche gli aspetti ambientali e naturalistici, sui quali all’interno delle previsioni del Piano delle Coste abbiamo chiesto ai concessionari di fare con noi un passo avanti in termini di monitoraggio condiviso dell’erosione costiera, e di sostenibilità paesaggistica dei manufatti.

    Si colloca in questa cornice anche la proposta di proroga tecnica per tre anni delle concessioni balneari – che scade il 7 dicembre – contenuta in una delibera di indirizzo della Giunta e proposta dal dirigente del Settore Demanio, che è stata offerta come alternativa ai balneari che hanno fatto richiesta di proroga delle concessioni al 2033.
    Una proposta che salvaguarda la possibilità per le imprese balneari di programmare i prossimi tre anni di attività (a fronte di una scadenza delle concessioni che resta al 31/12/2020), consente al Comune di continuare a governare la costa (laddove al 31/12, anche in applicazione della 77/2020, i titoli edilizi e paesaggistici scadrebbero e dovrebbero essere rinnovati dopo istruttoria alle condizioni legislative attuali), consente di avviare la collaborazione tra concessionari e amministrazione sul tema del monitoraggio dell’erosione.

    Nonostante da una parte dei balneari io venga accusato di essere un avversario, considero questa proposta una mano tesa nei loro confronti. Perché indica una via d’uscita da un labirinto giuridico nel quale è facile perdersi mettendo a rischio le prossime stagioni estive, garantendo certezze d’investimento a breve termine. Un risultato che considero importante in vista di appuntamento non più rinviabile con i bandi di assegnazione, che oggi l’UE ha nuovamente ricordato essere ineludibile. Una realtà con la quale, a meno di non voler chiudere gli occhi, occorrerà fare i conti”.

  2. Adriana Poli Bortone, Fiamma Tricolore - tramite mail ha detto:

    La presa di posizione di sindaco e assessore nei confronti dei titolari di stabilimenti balneari non può che considerarsi immotivatamente punitiva nei riguardi di una categoria che nel tempo ha investito somme ingenti per valorizzare il territorio costiero e sostenere turismo interno e non, che ha portato indubbi vantaggi all’economia salentina.

    La delibera approntata dalla Giunta Salvemini infligge a questo settore un vero colpo mortale col chiaro intento di difendere il progetto del piano delle coste ancora in itinere e di fatto confliggente non solo con gli interessi dei nostri imprenditori balneari, ma con la stessa legge nazionale in vigore.

    Dimentica Salvemini che in materia di demanio i Comuni operano solo quali esecutori di materia delegata e su beni di proprietà dello Stato ed è solo lo Stato che, con propria legge di rango primario, ha competenza ad estendere il termine di validità delle concessioni demaniali marittime. Cosa che ha fatto con la L. 145 del 2018 e ribadito poi con la L. 77 del 2020 che estendono la durata delle concessioni al 2033. Due leggi, oggi in vigore, che presuppongono alcuni passaggi necessari per consentire al legislatore nazionale di riorganizzare l’intera materia e la disciplina generale delle concessioni demaniali marittime.

    Sono in piedi infatti commissioni e tavoli tecnici ministeriali per poter poi giungere all’approvazione dei due DPCM, voluti dalla legge 145 del 2018, che fisseranno termini e modalità per la revisione generale del sistema delle concessioni demaniali marittime
    Il legislatore vuole evidentemente evitare di pregiudicare gli interessi legittimi degli attuali operatori mediante un adeguamento nei tempi giusti alle norme eurocomunitarie.

    Per questo complesso processo di revisione normativa il DPCM di cui all’art. 1 c. 675 della legge 145/2018 prevede una serie cogente di adempimenti fra cui la ricognizione e mappatura del litorale e del demanio costiero-marittimo italiano, l’individuazione della consistenza effettiva dello stato dei luoghi, l’individuazione della tipologia e del numero delle imprese titolari di concessioni o sub-concessioni, la quantificazione monetaria e i criteri di liquidazione degli investimenti effettuati.

    Tutto ciò senza dimenticare le disposizioni contenute nello stesso art. 1 al c.677 della già citata L 145 /2018 che rimette ad un altro DPCM l’individuazione di un nuovo modello di gestione delle imprese turistico-ricreative, un sistema di rating delle imprese stesse e, quel che forse più conta, la revisione organica di tutte le norme attualmente vigenti in materia di concessioni demaniali marittime.

    Sono solo alcuni elementi di riflessione (avvalorati dalla pregevole sentenza del Tar Lecce ) su una vicenda che il sindaco ha inteso affrontare senza dar valore alla partecipazione attiva degli operatori del settore e ricorrendo ad una “proroga tecnica“ (così la definisce) che non trova alcuna base giuridica, dal momento che, una volta accettato il concetto di “proroga“ questa non può che essere quella voluta con due leggi vigenti del legislatore nazionale. Due leggi che prevedono nel tempo due DPCM.

    Non vorremmo (e lo diciamo, naturalmente, in termini dubitativi) che la decisione di sindaco e giunta penalizzante nei riguardi degli operatori balneari, nascondesse l’intento di arrivare all’approvazione da parte della Regione (che pure ha sollecitato i sindaci pugliesi ad applicare la legge nazionale) di un piano delle coste chi apre le porte ad altri soggetti semmai privi di esperienza del settore e che le scelte non siano dotate di quella oggettività che la più volte celebrata “Amministrazione trasparente” dovrebbe fare.
    Ma è solo un dubbio, che vorremmo fosse fugato dal ritiro della delibera in questione.

    In fin dei conti la vicenda potrebbe essere affrontata con disponibilità e buon senso concedendo una proroga fino alla definizione delle regole che saranno stabilite con i due DPCM. Il legislatore nazionale, comprendendo le difficoltà del settore, ha inteso legiferare con norme che da un lato lo mettono al riparo da procedure di infrazione delle norme comunitarie e dall’altro viene incontro agli operatori concedendo una proroga fino al 2033.

  3. Ufficio Stampa Comune di Lecce - tramite mail ha detto:

    Di seguito dichiarazione dell’assessore alle Politiche Urbanistiche e Marine Rita Miglietta sull’esito dell’interpello rivolto dall’Ufficio Demanio ai concessionari demaniali che avevano richiesto la proroga al 2033:

    “Dei 21 titolari di concessioni che hanno riscontrato le note dell’ufficio demanio 15 hanno optato per avvalersi della facoltà d’uso prevista dall’art. 182 del DL Rilancio e 5 hanno invece optato per la proroga tecnica triennale.
    Ora l’ufficio provvederà ad eseguire tutti gli adempimenti conseguenti, verificando naturalmente il rispetto dei requisiti necessari nell’uno e nell’altro caso.

    La maggioranza dei concessionari ha scelto la strada indicata dal DL Rilancio, quella cioè più complessa per l’incertezza acclarata dall’illegittimità delle proroghe generalizzate, che implicherà l’indispensabile richiesta dei rinnovi dei titoli edilizi con l’iter che consegue.

    Altri hanno scelto invece la strada della proroga tecnica che si porta dietro anche quella dei titoli edilizi, considerandola positivamente in termini di opportunità in questa fase di incertezza.

    Sebbene minoritaria, quest’ultima scelta conferma la razionalità e la ragionevolezza della proposta comunale e segna l’inizio di un percorso diverso dal passato, nel quale amministrazione comunale e concessionari condividono la consapevolezza del periodo transitorio e difficile che stiamo attraversando cooperando per individuare una soluzione in grado di tutelare interesse pubblico ed interesse privato. Qui rileva innanzitutto il dovere del Comune di amministrare il demanio per le funzioni conferitigli dall’Ordinamento.

    L’amministrazione procederà in ogni caso facendo sempre salva ogni diversa normativa che eventualmente dovesse intervenire per risolvere il contrasto della legislazione (apparentemente) in vigore con il diritto europeo.

    Rispetto alla preannunciata impugnazione della Delibera di giunta e dei provvedimenti dell’Ufficio Demanio che accompagna la maggior parte delle risposte dei concessionari, il Comune difenderà nelle sedi opportune la legittimità del percorso individuato”.

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