ARTISTI SALENTINI / ENZO SOZZO

| 13 gennaio 2021 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

C’è un artista che, con un solo colpo d’occhio, fa riconoscere sé stesso e il luogo immortalato nei suoi quadri: è Enzo Sozzo, autore di tantissimi scorci di Lecce che hanno un comune denominatore facilmente riconoscibile: la carrozza nera, stilizzata, in primo piano. E questo modo di rappresentare tutto un mondo fatto di ricordi, tristezze e nostalgia è unico nel suo genere e presente un po’ in tutte le case leccesi di quella borghesia illuminata che, dagli anni Sessanta, ha trovato in lui un ideale simbolo per le proprie aspirazioni…

Quella carrozza nera, con il cavallo scheletrito, ci vuole parlare di una realtà finita  per estinzione, ovvero quella dei cocchieri che hanno resistito fino alla fine, in piazza Vittorio Emanuele, finché non sono stati soppiantati definitivamente da taxi ed automezzi. Ma rappresentavano i retaggi della Lecce nobile e patrizia che aveva, nelle carrozze, l’ostentazione visibile della propria importanza araldica. Che importava se i tempi erano cambiati e la ‘nobiltà’ limitata solo all’ostentazione di quadri con i ritratti degli antenati e, magari, con il proprio stemma ricco di sbiadite rimagliature?

 

E questo spirito, vagamente istrionesco, di pretesa nobiltà, ancorché circondata da miseria, è perfettamente raccolto dal partigiano Enzo Sozzo, nato nel 1917 e morto nel 1993, che inserisce la nostalgica reminiscenza  davanti all’abbozzo di quelle chiese barocche dove la pietra leccese fa da contraltare, con la sua luce, al nero della carrozza.

Personaggio gradevolissimo, pieno di verve e di aneddoti che mitizzavano ancor più la sua vivacissima esistenza dove ‘rischiò’ di diventare senatore (solo pochi voti lo separarono dal seggio…), fervente partigiano, pronto a capeggiare manifestazioni con il fazzoletto roso legato al collo e i baffoni alla Peppone, Sozzo agiva in una studio nella vecchia Lecce, a due passi dall’Arco di Prato, mantenendo anche in questo quella predisposizione al vissuto di tradizioni ‘rusciare’, circondato da tele e dipinti che sfornava in grande quantità e che sono state, per anni, ricercate con insistenza da tutti i leccesi che volessero avere un simbolo della loro verace ‘leccesità’, frammista a quell’aria di ‘vissuto’ che sembrava far sentire l’odore caratteristico dei palazzotti del centro storico, un misto di profumo di pasta di mandorle e pipì di gatto…

Enzo sbottava in una risata e ti guardava con gli occhi socchiusi: capace di regalartelo, un quadro, se si rendeva conto che lo meritavi…

Insomma, non si era leccesi genuini, se non si aveva un ‘Sozzo’ appeso in casa.   E quella lugubre carrozza appariva, nei suoi dipinti,  come per magia, ricca di luce e di movimento, trasportandoci in un mondo che, purtroppo, non c’è più…

 

 

Category: Cultura

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