LA RASSEGNA FILOSOFICA DELL’UNISALENTO / CONOSCERE IL FENOMENO DELL’ODIO IN RETE, PER PREVENIRLO E PER CONTRASTARLO. LA LEZIONE DEL PROFESSOR FABIO CIRACI’

| 4 marzo 2021 | 0 Comments

di Mariangela Rosato______

Siamo giunti oramai all’ultimo appuntamento, che si è tenuto ieri pomeriggio, dell’interessante rassegna itinerante dal titolo “Filosofica-mente, Riflessioni sul pensare e sull’Agire”, un ciclo di incontri on line inerenti il tema “Uomo e Civiltà” organizzato dal Dipartimento di Filosofia dell’Università del Salento.

Una rassegna questa, che ha saputo adattarsi alla critica situazione del momento dando a tutti, a prescindere dalle eventuali distanze geografiche, la possibilità di seguire gli undici seminari previsti.

Dopo l’intervento del professor Igor Agostini, presidente del corso di laurea in filosofia, è seguita la relazione di Fabio Ciracì (nella foto), professore di storia della filosofia italiana, nonché vice-presidente del corso di laurea in Filosofia e curatore dell’intera rassegna filosofica, il quale ha trattato il tema dell’hate speech e del cyberbullismo, vale a dire l’incitamento all’odio e il bullismo su internet.

 

Molti potrebbero pensare – afferma il professore – che si tratti di un argomento alieno alla filosofia, ma in realtà è un tema con molti rimandi filosofici perché riguarda la costituzione dell’identità che avviene soprattutto attraverso la memoria”.

Prosegue, poi, con un esempio pratico: “se io dovessi perdere memoria della mia stessa esistenza, che cosa rimarrebbe di me come persona? Sarei solo una tabula rasa. Eco diceva che la memoria tradizionale è una memoria vegetale in quanto fondata sui testi e sui libri cartacei. Oggi, invece, le fonti di trasmissione della nostra memoria diventano sempre più digitali tramite lunghi processi di digitalizzazione”.

Questa trasformazione della natura della memoria provoca un altrettanto mutamento della nostra identità, intesa come il modo in cui ci percepiamo e siamo percepiti nel mondo: “sorge, pertanto, un vero e proprio paradosso della memoria legato ad internet che se da una parte ci permette di lasciare tracce digitali dall’altra, ci impedisce di sottrarci da tale meccanismo rendendo tutti gli elementi presenti in rete indelebili”.

 

“Nella rete, inoltre, uno non vale uno – specifica il professore- perché tutti noi utilizzatori siamo soggetti alla bolla dei filtri, ossia una bolla di personalizzazione escludente che ci dà dei feedback in base a vari fattori: alla nostra identità digitale, alla localizzazione del nostro dispositivo ecc.. Internet e i social diventano, quindi, una prigione trasparente”. Una sorta di provvidenza digitale e robotica, si direbbe, che può generare anche situazioni altamente pericolose nel momento in cui pensieri malsani si incontrano con gruppi esistenti che incitano alla violenza.

 

Nella vita si può sbagliare, ma sulla rete no e se scriviamo qualcosa sui social questo qualcosa rimbalzerà rendendo vera e, di conseguenza, virale anche un’idiozia. Si tratta di un approccio totalmente differente rispetto a quello che ci propone il metodo scientifico per il quale l’errore è proprio ciò che permette di migliorare la nostra ricerca.

Una delle conseguenze di questo sistema è l’hate speech che, secondo il professore, va inteso come qualsiasi espressione verbale comunicata via internet che istighi apertamente all’intolleranza e alla violenza nei confronti di una persona o di un gruppo, tale da legittimare forme di discriminazione o da generare danno, sia esso materiale, psicologico e/o sociale.

Da citare è anche il cyberbullismo il quale non deve essere confuso con il bullismo,  nonostante tra i due ci sia una stretta correlazione. “Il cyberbullismo infatti– afferma il professore- si differenzia dal bullismo per vari aspetti: la cerchia sociale a cui si estende, che diventa molto più ampia da quella fisica, la tipologia del bullo e l’impatto sociale che fa venir meno sia il luogo, che il tempo dell’azione abbattendo le cerchie sociali fisiche”.

I dati dell’indagine condotta dall’ISTAT nel 2019- si aspettano ancora quelli del 2020- testimoniano che ad essere colpiti dal cyberbullismo sono, nella maggior parte dei casi, gli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni e che a subire atti di bullismo sono soprattutto le ragazze (9.9%) oltre che gli stranieri.

“E importante – dice Igor Agostini – non abbassare la guardia su queste problematiche, altrimenti gli insulti si possono trasformare in una valanga. L’anonimato, infatti, rende più forte il cyberbullo la cui autostima si basa sull’approvazione del suo atteggiamento nel suo grafo sociale. Il cyberbullismo non è facile da combattere perché non c’è più differenza tra privato e pubblico. Viviamo, infatti, in una situazione di ONLIFE che ci impedisce di sottrarci, anche volendo, dal sistema della rete”.

Concludendo la relazione, il professore auspica: “Bisogna conoscere i social network ed educare i ragazzi ad un loro corretto utilizzo portando gli alunni e non solo a riflettere sul perdurare delle informazioni sul web”.  

 

Category: Cultura, Eventi

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