STEFANO DONNO GUARDA CON LA LUCE DELL’EST LA POESIA CONTEMPORANEA E A CURA DEL CRITICO PAOLO GALVAGNI APRE UNA NUOVA COLLANA INTERNAZIONALE CON QUATTRO RACCOLTE, DI OLEKSANDR IRVANETS, MICHAIL KUZ’MIN, ALEKSANDR MALININ E KATJA PREOBRAZENSKAJA

| 7 aprile 2021 | 0 Comments

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I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno con il critico letterario e studioso bolognese Paolo Galvagni scoprono la poesia dell’Est Europa dall’Ucraina alla Federazione Russa con gli autori Oleksandr Irvanets, Michail Kuz’min, Aleksandr Malinin, Katja Preobraženskaja

 

La casa editrice salentina I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, sin dall’inizio delle sua attività editoriale, ha sempre voluto far conoscere al pubblico dei lettori, un’idea altra del fare e proporre poesia, sia prediligendo la ricerca di talenti nella nuovissima poesia italiana, sia aprendo ad un’idea di narratività poetica che dica di tracciati biografici, esistenziali e geografici come la collana Fuochi, diretta dal critico e poeta Ottavio Rossani, sia facendo il punto della situazione sulla poetica più accreditata oltreoceano con la collana Altri Inconri in collaborazione con la Casa della Poesia di Como diretta dalla poetessa Laura Garavaglia.

 

In un percorso di ricerca editoriale dunque, che si configura sempre più attento all’internazionalità poetica, si aggiunge un interessante numero di pubblicazioni a cura di Paolo Galvagni che sondano il fare verso nell’Est Europa dall’Ucraina, alla Federazione Russa con autori interessantissimi come Oleksandr Irvanets, che per i Quaderni del Bardo Edizioni pubblica “Il venditore di Stelle”.

Nato nel 1961 a L’viv (Ucraina sud-occidentale), Irvanets vive nei pressi di  Kyïv. Nel 1985 è stato uno dei tre fondatori di “Bu-Ba-Bu – Burlesk-Balahan-Bufonada” [Burlesco-Baraccone-Buffonata], gruppo artistico letterario di ispirazione ironica, parodistica, postmoderna. Nell’Ucraina sovietica degli anni Ottanta la poesia era in una situazione “triste”: era priva di gruppi letterari.

Dopo aver frequentato appartamenti, mansarde, laboratori, dove leggevano i versi, i tre poeti hanno tenuto la rima esibizione “pubblica” nel dicembre 1987 al Teatro Giovanile della capitale ucraina. Da allora, per alcuni anni, sono intervenuti in varie manifestazioni (festival, teatri) e hanno organizzato alcune decine di roboanti serate in diverse città ucraine, spingendosi anche all’estero (Praga, Danzica, Mosca).

La loro poesia è facilmente percepibile con l’orecchio: è chiaramente declamatoria, sagace, ironica e romantica al tempo stesso; e con tutti questi tratti ricorda l’opera dei cabarettisti, dei poeti chansonnier.

È un gruppo dal carattere carnevalesco, teatrale: la maschera consente di liberarsi di se stessi, di viaggiare nel tempo e nello spazio; il gioco con le gerarchie e i valori tradizionali mette alla prova le idee più sacre per salvarle dalla fossilizzazione.

 

 

 

Michail Kuz’min per i Quaderni del Bardo Edizioni ha pubblicato “Mi lamento della mia immaginazione”.

Nato nel 1949 a Leningrado/Pietroburgo, Kuz’min è poeta, critico letterario, giornalista. È stato attivo nell’underground leningradese. Gli aforismi di Kuz’min sono tra i più importanti nell’ambito dell’aforisma contemporaneo. Egli ricorda: “Quando avevo 11 anni rimasi colpito dall’aforisma. Fu una specie di choc. Mi accorsi che dentro una forma così breve poteva essere registrato il mondo… Amo quegli aforismi che non impongono al lettore delle esperienze individuali (le gioie e i dolori di una persona), ma al contrario qualcosa che è soggiacente all’esistenza, alla memoria, al gusto e all’intuizione…”.

Gli aforismi possono essere leggeri, sentimentali, ma è sempre presente l’ironia, talora ben celata. Sono come fermenti: eccitano il pensiero, inducono processi creativi. In molti suoi testi domina lo scetticismo, in virtù del quale sono scritte le sue miniature poetiche, che sono inverosimili proprio perché la verità non si può fermare e non c’è un confine tra il regno dell’invenzione e la democrazia della realtà.

 

 

Aleksandr Malinin per i Quaderni del Bardo Edizioni ha pubblicato “Pelle e Ossa” , Nato nel 1991 a Joškar-Ola (sul Volga), vive a San Pietroburgo.

Suoi versi sono pubblicati in siti letterari, in riviste cartacee.. La sua poesia «ronza, come un’ape/sul bordo di una poesia,/che è il giardino». Dissepolta, ristagna nel «Blu chiarificato, quasi azzurro,/la profondità sopra di me,/fa’ luce fin là, là è ancora buio,/qui c’è già l’amore». Ci parla della fine: «Che cosa ci attende prima della morte:/il tè opaco delle bustine, una limonata evaporata».

Il tempo coincide con l’appetito («il tempo è sazio») e materializza i morti («più neri del tè»): «dice terra, terra,/che ti interessa di me,/io sono nella mia mente, sono tutta in me,/a che mi serve il corpo,/lo stelo,/una pista d’atterraggio». Il giovane poeta di San Pietroburgo non ha paura di scrivere d’amore e pronunciare parole come cuore; la sua costanza è premiata da testi davvero riusciti: «il cuore, è come la neve,/nel fuoco non brucia,/nell’acqua non affonda». Gli appostamenti lirici permettono di osservare come «Si sono sparsi i muli rossi/nei possedimenti del cuore».

 

 

Katja Preobraženskaja (nella foto di copertina) ha pubblicato per i Quaderni del Bardo Edizioni  “…E se l’Aria di Milano”.

Nata nel 1982 a Leningrado/San Pietroburgo, Preobrazenskaja è poetessa, traduttrice, saggista, giornalista. Appartiene alla generazione di poeti che, nati negli anni Ottanta, sono apparsi sulla scena letteraria russa dopo il crollo dell’URSS. Questa “poetessa trasfigura”: infatti il suo cognome  è legato al verbo russo “preobražat’” [trasfigurare].  Un’immagine nuova si forma dall’unione di parole che nella logica quotidiana sono distanti. L’immagine non si escogita: non puoi prevedere come si muoveranno i ciocchi che ardono nel fuoco. L’immagine è ardente.

Sono poesie che assomigliano a ghirlande di parole, a catene di immagini, in cui ci si può perdere. Il pensiero inizia, ma non finisce, pare scorrere su un tronco con gli anelli degli anni, con le gocce di pioggia. Testi come “Tu, tu hai viziato le mie api…” si possono leggere quasi come una sceneggiatura, tanto sono scritti con grossolana visibilità. Frammenti del passato, dettagli della quotidianità, che si uniscono in un testo complesso.______

 

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