LA SCOMPARSA DI LEONARDO ALVINO, CUORE LECCESE

| 22 maggio 2021 | 2 Comments

di Giuseppe Puppo______

Di professione, Leonardo Alvino faceva il geologo. Aveva studiato a Milano, poi, dopo l’Università,  era ritornato a Lecce e aveva intrapreso l’attività scientifica e legale, fra rilievi, sopralluoghi, perizie, relazioni e quant’altro.

La sua passione era però la scrittura, coltivata da sempre e a lungo, per decenni che hanno fatto la storia della nostra città, esercitata brillantemente da par suo.

Il giornalismo ce l’aveva nel dna. Non poteva essere diversamente, visto che era figlio di don Ernesto, Maestro di giornalismo e di vita, fra l’altro fondatore di Voce del Sud, nel Dopoguerra settimanale, di provincia, ma mai provinciale, politicamente e culturalmente rilevante, dove si respirava l’aria delle migliori tradizioni del Novecento, rinfrescata dall’attualità, palestra di formazione per tanti giovani aspiranti giornalisti, come pure per tanti prestigiosi collaboratori.

Leonardo, in tutti i modi e i tempi lasciatigli dalla professione, era fisicamente ed idealmente accanto al padre, giorno dopo giorno, nella ‘cucina’ del giornale, e per gli aspetti economici, in primis la raccolta della pubblicità.

 

Due volte, almeno, alla settimana – e fu per  lunghi anni – andava e tornava da Galatina, dall’Editrice Salentina, dove si stampava il giornale. Spesso, c’ero anche io, all’epoca ancora studente liceale e universitario, con il mio abbigliamento informale che strideva accanto al suo impeccabile di uomo maturo. A volte eravamo da soli, a volte con lo stesso don Ernesto, a volte con un tipografo coccolato e vezzeggiato perché infallibile e rapidissimo nel fare le correzioni.

Già, era un giornalismo d’altri tempi, bello, bello e per così dire eroico, nelle forme e nei modi: c’erano ancora le linotype, c’erano le colonne di piombo, buttate sul bancone e ricopiate su strisce di carta verde, per poter fare la correzione delle bozze.

 

Si prendeva il caffè, naturalmente al bar Alvino, proprio sotto la redazione, e si partiva. Quei viaggi in macchina andata e ritorno inframmezzate da ore di cure e di attenzioni per il numero in preparazione, erano  sempre un’avventura.

Se parlare con don Ernesto era sempre difficile, perché metteva in soggezione, con la sua autorità, il suo prestigio, il suo rigore e le sue frasi rare, ma fulminanti, parlare con Leonardo Alvino, uomo di grande cultura e di straordinaria umanità, era sempre uno spasso.

Erede anche in questo di una precisa caratteristica leccese che sta scomparendo, Leonardo Alvino coltivava il gusto dell’ironia e dell’umorismo, interpretava addirittura gli aneddoti, le facezie, gli episodi di vita quotidiana che raccontava a getto continuo, e ne aveva sempre una nuova, che fosse il gossip sul personaggio locale, o la notazione satirica su un protagonista nazionale, il commento su un cartello esposto da un fruttivendolo visto di passaggio, o sulla dichiarazione di un politico sentita per radio, tutto e tutti finivano in maniera spietata, comunque sempre divertita e divertente, nel suo inesauribile repertorio.

Repertorio si chiamava appunto la rubrica che cominciò, anzi ricominciò, su Voce del Sud, vero e proprio pezzo forte in prima pagina, dopo la morte, nel 1980, di don Erensto, che quella rubrica firmava Alfa e che egli prese a firmare invece Beta. Insomma, la continuità ideale.

Voce del Sud infatti, con la direzione di Leonardo Alvino,  continuò per tanti anni ancora, sotto la sua guida appassionata e l’impegno via via sempre più faticoso, in termini di risorse umane ed economiche, ma continuò, nel segno della tradizione, fedele al motto che campeggiava sotto la testata “Avanzare senza rinnegarsi”.

Quando questa magnifica avventura dovette finire, allora Leonardo Alvino si dedicò ai libri, ce ne ha lasciato due dai titoli emblematici, “Gocciolatoio di pensieri”  e “Briciole di dissenso”.

Trasferitomi io al Nord, ormai ci sentivamo di rado e solo per telefono .

Ho il rimpianto di non essere andato a trovarlo in questi ultimi anni, da quando sono tornato a Lecce, riproponendomi ogni volta che se ne presentava l’opportunità di farlo alla prossima occasione, tanto…

Tanto  no. Ho appreso con dolore ‘stamattina che Leonardo Alvino è morto, a 88 anni. Dio come passa il tempo, come ci divide e ci consuma.

Ci lascia solo il ricordo, ormai, in un pezzetto di cuore che si atrofizza, in una particella di cervello che si ribella in un canto dell’anima.

 

 

 

 

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

Comments (2)

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  1. Graziano De Tuglie ha detto:

    Sono costernato, condusse per oltre venti anni la “Voce del Sud” nel solco tracciato da don Ernesto senza deflettere di un millimetro dall’insegnamento paterno. Gli sia Lieve la Terra.

  2. Graziano De Tuglie ha detto:

    Suo grande cruccio fu sempre l’insensibilità di tutti i rappresentanti “d’area” nelle istituzioni che mai sostennero la “Voce”. Meno che mai dal 1994 in poi quando erano giunti ad amministrare comuni, province, regioni e tanti enti pubblici. Non indirizzavano mai la pubblicità istituzionale ma si lamentavano se non ricevevano gratis il giornale.
    Che continuò a portare avanti fin ben oltre il limite delle sue forze.

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