QUESTA VOLTA FLAVIO BRIATORE NON C’ENTRA NULLA. PERO’ QUESTA STRUTTURA IN PINETA VOLUTA DAL COMUNE DI OTRANTO E SPUNTATA A TORRE SANT’ANDREA RIESCE AD ESSERE FINANCHE PIU’ BRUTTA DEL TWIGA CHE POI NON FU

| 6 giugno 2021 | 0 Comments

(g.p.)______Rimbalza nella nostra redazione, tramite mail, messaggi e post social, in questo caldo pomeriggio già estivo, una notizia che lascia subito perplessi: la creazione  di una struttura non si capisce bene che sia, nel bel mezzo, anzi davanti, o dietro, dipende dalla prospettiva, di una pineta, in un punto suggestivo di Bellezza della Natura, a Torre Sant’Andrea, marina di Melendugno, ma in un punto di competenza del Comune di Otranto, cui va dunque ascritta la responsabilità di quanto operato.

Non c’è bisogno di essere esperti di architettura, né tecnici di valutazioni di impatto ambientale, per capire che si tratta di un pugno nell’occhio, e pure in altre zone.

Cosa è successo?

Vediamo.

Ce lo racconta in un comunicato “che mira a proteggere il valore del luogo e dell’ambiente circostante, la consigliere comunale di Melendugno Palmina Surdo, leggiamo.

“È nato un mostro a Sant’Andrea, una mastodontica costruzione che si erge sulla piccola baia.

Mentre Torre Sant’Andrea, la piccola marina di Melendugno confinante con Otranto, sta vivendo un periodo di profonda riqualificazione grazie agli interventi dell’Amministrazione Comunale che sono quasi giunti al termine, una nuova struttura fa capolino sull’altura che porta alla pineta di competenza del Comune di Otranto ma che risulta impattante per questa baia che è un luogo altamente simbolico e prezioso del Salento.

È sorta in questi giorni una nuova torre d’avvistamento a Sant’Andrea.

No, non si temono incursioni dei Saraceni, ma un gigante bianco si erge tra la pineta e la baia in cima alla salita a dispetto del paesaggio circostante.

Un pugno nell’occhio e nello stomaco per chi Sant’Andrea la ama e non la vede come luogo d’affari, ma come un bene di inestimabile valore da custodire. Così come andrebbe custodita e ripiantata la pineta antistante, così come andrebbe resa fruibile la strada d’accesso che la costeggia e le cui condizioni costringono gli abitanti di Sant’Andrea che risiedono nella parte otrantina ad accedere alle proprie case dal Comune di Melendugno.

Non si condanna l’attività economica di per sé, ma il modo impattante e irrispettoso del paesaggio e dell’ambiente circostante, quasi prepotente agli occhi di chi la guarda.

Lo dico come cittadina, come persona che ha trascorso la sua infanzia in questi luoghi. Come amministratrice mi faccio portavoce dei tanti che guardando tali opere d’arte moderna si interrogano sul perché e si chiedono come mai non sia stata fatta una valutazione del suo impatto sul territorio.

Sant’Andrea è un luogo simbolo per il Salento, è una perla dal valore inestimabile: un posto magico che va protetto e custodito da chi lo vede solo come spazio buono per gli affari”.

 

Sui social è già polemica.

Scrive per esempio Andrea Pizzuto, di Borgagne, che non le manda certo a dire, le dice direttamente, a quelli del Comune di Otranto.

DICIAMO NO AL NUOVO MOSTRO
Chi ha avuto il piacere di conoscere e vivere Sant’Andrea non può non essere stato colpito dalla sua infinita bellezza e dalla sua capacità di generare un senso di pace profondo.
Sant’Andrea purtroppo è divisa nella gestione tra due amministrazioni quella del Comune di Melendugno e quella del Comune di Otranto.

Se da un lato vediamo un grande impegno di rivalutazione e rigenerazione del piccolo borgo, dall’altro dispiace non vedere lo stesso impegno.

In questi giorni, come si può notare dalla foto, nella parte gestita dal Comune di Otranto sta sorgendo un mostro di plastica e ferro che ospiterà una qualche attività economica.
Non credo che sia questo il modo corretto per salvaguardare i nostri piccoli gioielli.
Le attività economiche devono essere prima di tutte immerse nel contesto in cui nascono, e questa non sembra assolutamente farlo.

Io mi chiedo come il Comune abbia potuto concedere autorizzazione per un simile scempio, vista anche la presenza dell’area SIC della pineta retrostante.

Mi chiedo come la Sovraintendenza dei Beni Culturali possa aver accettato una simile installazione.
Occorre intervenire subito, prima che sia troppo tardi.
Valorizziamo davvero i nostri territori, difendiamo la nostra amata terra e propagandiamo la cultura del rispetto ambientale. Solo così forse riusciremo a lasciare un’eredità del nostro territorio migliore di quella che ci è stata lasciata”.

 

Per ora le sue domande non trovano risposta.

Ne saprà certamente di più il sindaco di Otranto, Pierpaolo Cariddi, 55 anni, fra l’altro di professione ingegnere, quindi competente nella materia specifica, e ingegnere quotato, tanto è vero era stato affidato a lui il progetto e la  direzione dei lavori del famoso, o famigerato, anche qui dipende dalla prospettiva, Twiga di Flavio Briatore, l’insediamento esclusivo che nel 2017 avrebbe voluto far realizzare suo fratello, allora sindaco, Luciano, ma che fu poi bloccato dall’intervento della magistratura, dopo molti mesi di accese polemiche giornalistiche, politiche e sociali.

 

Sul sito ufficiale del Comune di Otranto, digitando fra delibere e determine documentazione inerente Torre Sant’Andrea, si trova traccia compatibile solo di una procedura avviata e conclusa due anni fa, riguardante “gara per l’affidamento di concessione demaniale marittima con finalità turistico-ricreativa in area sita in località Sant’Andrea nel comune di Otranto ad uso chiosco-bar da adibire a punto ristoro”.

Data la giornata festiva, non ci è stato possibile compiere ulteriori verifiche.

Ma se così fosse, e anche se così non fosse, qualunque sia la destinazione d’uso, della struttura ora spuntata, non si potevano prevedere un punto meno impattante e una architettura più rispettosa della natura dei luoghi?

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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