DANIELE VITALE RACCONTA PERCHE’ E’ FINITO PER TRE GIORNI IN CARCERE, E SPIEGA: ”Sono un coltivatore di canapa autorizzato, non sono un criminale“

| 14 settembre 2021 | 2 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Daniele Vitale ci manda il seguente comunicato_____

 

Daniele Vitale di Salento Hemp: da agricoltore di canapa a criminale. Le parole di un uomo libero
L’agricoltore di canapa Daniele Vitale di Salento Hemp Valle della Cupa replica alle diffamazioni mosse nei suoi confronti

 

“Maxi coltivazione di marijuana nell’azienda agricola, per un 37enne si aprono le porte del carcere”

“Estesa piantagione di marijuana scoperta a Novoli: trovati 17 chili già confezionati”

“Nell’azienda agricola di Novoli anche la marijuana: arrestato il titolare”

“Coltiva, essicca e confeziona marijuana. Scatta l’arresto per un 37enne imprenditore agricolo”

“Carabinieri in un’azienda agricola, trovati piantagione di marijuana e 17 chili di “erba”

Sono questi i titoli che un uomo che ha speso gli ultimi sei anni della sua vita lavorando, si ritrova a leggere, trattato dai media alla stregua di un criminale.

Non sono un agricoltore, come molti giornali hanno “volutamente o meno”, lasciato intendere ai propri lettori. Non coltivo cavoli e cipolle, arance o frutta esotica. Sono un agricoltore regolarmente iscritto come coltivatore di canapa. L’errore di tutti, dai giornali a chi ha deciso di portarmi in caserma, parte proprio da questa specifica. Io non ho allestito un campo di canapa, cannabis marjuana, erba o come la si preferisce chiamare, in un terreno adibito ai pomodori.

Io coltivo canapa: lo faccio di mestiere.

Proprio per questa ragione, e per restare nella Legge, in cui credo fermamente, acquisto solo semi certificati, ogni mia pianta è etichettata, assolutamente legale. Io coltivo la canapa, la raccolgo, la faccio analizzare e la rivendo come CBD, ci realizzo farine per alimenti, cosmetici e olii, ma anche fibre, per tessuti o materiali edili.

Come tutti gli esseri viventi, anche la canapa, nonostante parta da un seme certificato e autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, può mutare. E può farlo a causa di diversi fattori. Come il clima. Il caldo torrido di quest’ultima estate poteva variare la percentuale di Thc presente all’interno delle infiorescenze e lo ha fatto.

Il lavoro di sei mesi è andato in fumo. Ma questo non è sufficiente a distruggere un uomo: quando succede ci si rimbocca le maniche e si ricomincia. Ma come reagire alla comunicazione avida di titoloni, alla ricerca spasmodica di un apprezzamento, un commento, un like in più? Sicuramente, titolare un articolo scrivendo “Trovata cannabis nel campo di un coltivatore di cannabis” non avrebbe fatto troppo scalpore!

Come spiegare alla propria famiglia che quel criminale, di cui si racconta sul giornale, non ha nulla a che fare con il padre che ogni giorno lavora con passione al suo progetto di agricoltura biologica e organica, capace di rimettere in moto una nuova economia circolare? Non si può, per farlo, probabilmente si dovrà ricorrere alle opportune sedi, nelle quali si stabilirà dove termina il diritto di cronaca e quando comincia il diritto alla verità.

Secondo la Legge 242 del 2016:

“I meccanismi di controllo dettati dalla norma fanno salvi i criteri europei e nazionali di prelievo e campionamento, individuando un ambito di tolleranza, esente da responsabilità, tra il tenore di 0,2 e 0,6 di tetraidrocannabinolo (THC).Il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa impiantate possono essere disposti dall’autorità giudiziaria solo qualora, a seguito di un accertamento effettuato risulti che il contenuto di THC nella coltivazione è superiore allo 0,6 per cento. Anche in tal caso è esclusa la responsabilità dell’agricoltore.”

Anche in caso di superamento dello 0,6 per cento del contenuto di THC è esclusa la responsabilità penale dell’agricoltore.

Questo stralcio che conclude i dettami della normativa 242, credo che sintetizzi la voragine di emozioni che da coltivatore di canapa mi sono ritrovato a vivere. Una Legge che esclude la mia responsabilità penale da un lato, e una realtà che invece mi accusa di reati inverosimili.

Oltre a essere un coltivatore di canapa autorizzato, sono referente di FederCanapa e dall’inizio della mia attività collaboro con l’unico centro di trasformazione presente in Italia.

Sono anche segretario della neo-nata associazione “Ornella Muti Hemp Club”.

Assieme a Ornella Muti e Naike Rivelli, presidente e vicepresidente, e Paolo Lo Tuso di Grow Yard, intendiamo promuovere la coltivazione di canapa legale, e soprattutto essere un supporto e insieme un ponte fra medici, pazienti e prescrizioni mediche, allestendo una sede fisica con sala terapia, per consentire a tutti coloro i quali hanno trovato nella canapa un alleato nella lotta a svariate malattie degenerative, di eseguire i trattamenti.

Al momento vorrei ringraziare in primis la mia famiglia, l’Associazione “Ornella Muti Hemp Club”, gli amici, gli estimatori e i clienti che in questi tre giorni non mi hanno fatto mancare l’affetto e il sostegno.

Vorrei poi ringraziare la Giustizia, che ha dimostrato ancora una volta di prevalere sui giochi di potere e politica, restando fedele alla Legge.

Vorrei ringraziare anche gli uomini in divisa che hanno cercato di rendere questi tre giorni meno infernali.

Spero che ciò che è successo a me sia da monito per gli altri agricoltori: il rispetto delle norme resta fondamentale per continuare a coltivare il sogno di una società orientata verso la green economy e a quanto pare, anche per essere liberi di farlo.

Category: Cronaca, Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Comments (2)

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  1. Giuseppe D'Elia ha detto:

    Grande Daniele onarato della tua amicizia e del tuo operato da sempre in perfetta regola e legalità. Speriamo che tu sia arrivato al punto che qualcuno capisca veramente chi tu sia.Auguroni di tutto e buona vita.

  2. Pinuccio ha detto:

    ottimo articolo, testimonianza interessantissima, grazie, e al protagonista solidarietà e l’augurio di ogni bene

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