IL ROMANZO “E poi venne sera” DI ANGELO DONNO, NEL BUCO NERO DELLA STORIOGRAFIA UFFICIALE SULLA SITUAZIONE DEL SUD DOPO L’UNITA’ D’ITALIA. DIBATTITO A MELENDUGNO VENERDI’ 1 OTTOBRE

| 29 settembre 2021 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Era il 1961, avevo 9 anni e, a scuola, la Scuola elementare Alcide De Gasperi di via Broni, a Piacenza, fervevano i preparativi per i cento anni dell’Unità d’Italia. Lì, come del resto in tutte le scuole della Repubblica, agli scolari erano spiegate, nei minimi particolari, le imprese di Garibaldi, dei Mille, la sagacia di Cavour, la triste figura dell’esule Mazzini e l’eroismo dei patrioti e dei carbonari.

Il nostro maestro, ricordo, era nativo di Messina. Non una parola sul Sud in genere, quindi, se non le lodi per i siciliani che ‘spontaneamente’ si erano uniti a Garibaldi per liberare la Sicilia e far nascere l’Italia… Del Sud si accennava qualcosa, ma esclusivamente per una serie di vicende legate a ribellioni di briganti, sedate subito dai bersaglieri che riportavano pace e onore in quelle terre di miseria…

Che volete, sono venuto su con queste idee, ce le avevano insegnate a scuola, i vincitori fanno e disfanno la storia, per anni il Sud è stato, per me, la terra dei Briganti e di una monarchia incapace e fannullona.

Succedeva così anche per gli indiani, che i telefilm e i film che ci riempivano di entusiasmo, presentavano come selvaggi sanguinari, meno male che poi arrivano i nostri, ovvero la cavalleria con le divise blu, a risolvere tutto.

Per non parlare degli eroici Marines che erano i migliori soldati al mondo…

Poi… abbiamo cominciato a intravedere altre verità, altre realtà. A studiare una Storia ancora non scritta sui libri di testo, ma che abbiamo incisa attorno a noi, nella realtà della nostra gente che, ancora, deve affrancarsi di quella forzata sottomissione ai ‘piemontesi’ e ai bersaglieri che adesso ci piacciono per la loro fanfara, ma solo per quello…

L’Unità d’Italia, col tempo, non si è fatta, se non in occasione degli incontri di cartello dei mondiali e degli europei, delle Olimpiadi e di qualche altra rara occasione. C’è ancora, nonostante i paludati discorsi di tante personalità, un solco profondo tra Nord e Sud. E c’è una interpretazione della realtà storica che tarda ad arrivare.

 

Questo preambolo, per spiegare perché mi sia particolarmente piaciuto il libro di Angelo Donno (nella foto), che si presenta venerdì 1 ottobre, alle ore 18.30, presso la sala consiliare del Comune di Melendugno, iniziativa a cura dell’assessorato alla cultura del Comune di Melendugno che rientra nella rassegna Blu Festival.

Il libro, edito da Besa, ha per titolo “E poi venne sera” e ho il piacere di parlarne assieme  all’autore e all’assessore alla cultura Giusi Doria.

 

Donno mescola abilmente le istanze politiche, viste dalla parte dei perdenti, questa volta, con l’ambientazione di una vicenda d’amore che si svolge  nella provincia di Terra d’Otranto, estremo lembo di quello che era stato il Regno delle Due Sicilie, due anni dopo l’unificazione e quindi dopo la nascita del Regno d’Italia.

Il Meridione vive in una condizione di oppressione e sottomissione ai piemontesi, che inviano nelle province il loro esercito, la cosiddetta Guardia Nazionale, per imporre obbedienza al re Vittorio Emanuele II e fronteggiare la rivolta di una parte di popolazione che non accetta i nuovi regnanti. È questo il quadro temporale in cui si colloca il nuovo romanzo storico di Angelo Donno, che ha per protagonista il giovane Giulio Longo, cresciuto dal padre a pane e carboneria e destinato a diventare punto di riferimento della lotta partigiana contro i piemontesi. Strenuo difensore dei diritti della sua terra e della sua gente, Giulio è simbolo e voce di una popolazione che visse in maniera drammatica l’Unità d’Italia.

 

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