TONINO ‘VINCENT’ CAPUTO, “poeta povero e sincero“, SABATO 21 A SANARICA SERATA IN MEMORIAM

| 21 maggio 2022 | 1 Comment

 

di Roberto Molle  ______

Quel “Vincent” frapposto tra Tonino e Caputo gli conferiva un respiro maudit che forse gli serviva a smarcarsi dall’essere confuso con l’altro Tonino Caputo (noto pittore leccese scomparso nell’agosto del 2021). Per me era semplicemente Tonino (a destra nella foto, insieme all’autore dell’articolo, ndr), il poeta di Sanarica.

L’avevo conosciuto poco più di dieci anni fa, un’amica comune ci aveva coinvolti in un progetto poetico e la sera della prima presentazione, lei mi telefonò chiedendomi se potessi passare da Sanarica e dare uno strappo fino a Maglie a un amico che non aveva mezzi per spostarsi.

Incontrai Tonino in un bar, da subito mi colpì per quell’aria un po’ dimessa e lo sguardo pieno di un’umanità disarmante. Prendemmo qualcosa, io un caffè lui un chinotto e già solo per quello mi stette simpatico (ma chi beve più una bevanda così dannatamente retrò?), ma fino a quel punto era solo una persona interessante; fu quando lo ascoltai declamare le sue poesie nella piccola libreria Einaudi di Giuliana Coppola che Tonino mi conquistò del tutto. Versi semplici scevri da ogni possibile manierismo, parole alleggerite da una dizione per niente perfetta ma che si facevano profonde grazie a una voce rotonda e ricca di pathos.

Qualche tempo dopo mi capitarono in mano un paio di suoi libri. Il primo: “Viaggio d’Inverno”, una sorta di mémoire di un suo viaggio attraverso l’Europa a visitare alcuni campi di concentramento nazisti. Tutto il resoconto di Tonino è pervaso da una sofferenza che affiora a ogni passaggio, ogni foto e riflessione.

Il secondo è un libro di poesie dal titolo “Muse”, bellissimo. Una silloge nella quale sono riversate aspettative e delusioni, lucide riflessioni miste a uno stato di rassegnazione che si stacca dai fogli del libro e affronta il lettore in viso, alitando un respiro che si porta in grembo tracce di quel ‘male di vivere’ diventato oramai luogo comune che come tutti i luoghi comuni rivela, in fondo, delle verità.

Il livello è alto, l’idea corre a Salvatore Toma. Nei versi di Tonino Caputo ci sono tracce evidenti di un collegamento col poeta di Maglie. Passaggi lancinanti, confessioni disarmanti e un afflato che fa galleggiare le parole, tenendole sospese.

 

Ci siamo ritrovati più volte ai reading, ed era sempre un piacere parlare con Tonino. Lui, con il sigaro in bocca, la borsa a tracolla, le sue idee anticlericali e le sue poesie che amava chiamare muse.

In più di un’occasione l’ho invitato a ‘Canto alla luna’, lui ringraziava e chiosava con una frase che un po’ faceva tristezza ma anche tanta tenerezza: “Robbè, mi piacerebbe venire ma non ho la macchina… non c’è nessuno che può passare a prendermi?”. Qualche volta qualcuno è passato a prenderlo, altre volte no.

 

Una volta sono andato a trovarlo a Sanarica dove viveva. In una stanza aveva allestito una mostra fotografica permanente con le immagini che aveva immortalato in quel viaggio che, vien da pensare, non lo avessero più abbandonato. Tutto in quella casa appariva mesto… ma anche dannatamente vero.

Tonino era come la sua poesia: povero e sincero. Ogni verso travasato dalla propria esistenza, ogni dolore smontato e rimontato per capire le cause della sofferenza. Poi un mettersi da parte, quando la consapevolezza delle falsità e delle ipocrisie del mondo stritolano le sensibilità più fragili. Lui, poeta con le ferite della vita continuamente aperte, ha continuato a filtrarle attraverso le parole, ma non bastava più oramai. Problemi di salute e un diniego lucido nel raccogliere qualche mano tesa lo hanno portato a lasciarsi morire (questo penso). E penso anche a quanti si sciacquano la bocca con la parola poesia, persi dietro a palchi immaginari e schiavi di un narcisismo che proprio alla poesia fa male.

 

Tonino Caputo se n’è andato il 6 gennaio di quest’anno un po’ come fece Salvatore Toma; e se ci fosse ancora Maria Corti, forse s’inventerebbe un’altra storiella su un altro poeta morto suicida, poi magari Einaudi pubblicherebbe le poesie di Tonino e la storia si ripeterebbe come nella più banale delle sinossi.

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Sabato 21 maggio omaggeremo Tonino Caputo con parole, poesie (le sue) e musica.

 

Un poeta dei nostri tempi”, presso la chiesa di San Salvatore in via Vittorio Emanuele. Sabato 21 maggio ore 20.00 Sanarica (Le).

Interverranno in poesia: Vito Antonio Conte, Roberto Molle, Assunta Capraro, Marco Laggetta, Fernando Bevilacqua, Mimmo Ciccarese, Gianluigi Lazzari, Dino Licci, Domenico Caputo.

Interverranno in musica: Mino Cavallino, Valentina Mazzotta, Sara Fracasso, Rocco Giangreco, Luigi Panico.

È previsto l’interventi di Giovanni Giancreco (storico dell’arte).

 

 

 

 

Category: Costume e società

Comments (1)

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  1. Gianluigi Lazzari ha detto:

    Bellissimo.
    Bravo Roberto

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