NOTE D’ARTE / MOSTRA COLLETTIVA NELLA EX CHIESA DI SAN FRANCESCO DELLA SCARPA A LECCE DA SABATO 4

| 26 maggio 2022 | 0 Comments

di Raffaele Polo ______

Interessante e variegata esposizione, dai molti significati, la mostra Deflections,  è ideata e curata da Giacomo Zaza nell’ ex Chiesa di San Francesco della Scarpa di Lecce,  in via Benedetto Cairoli, 15. Si inaugura sabato 4 giugno 2022, patrocinata dalla Provincia di Lecce e dal Polo Biblio-Museale Catromediano.

 

Come afferma il curatore Giacomo Zaza: “Deflections presenta l’opera di cinque artisti contemporanei impegnati in pratiche intermediali riflessive capaci di intervenire nei processi socio-culturali. Queste cinque pratiche si muovono, quasi fossero una forma di vita in evoluzione, seguendo molteplici direttive, tra diversi espedienti tecnici (dal disegno al video, dalla scrittura poetica all’oggettuale), verso momenti discontinui di esercizio critico e immaginazione politica – producendo un mutamento della nostra esperienza e del contesto (tanto iconografico quanto architettonico) dell’ex Chiesa di San Francesco della Scarpa a Lecce.

Da Paola Mancinelli (Taranto, 1974), Antonio Della Guardia (Salerno, 1990) e dall’artista svedese Lina Selander (Stockholm, 1973), all’iraniana Shadi Harouni (Hamedan, IR, 1985) e l’artista cubana Glenda León (La Habana, 1976), l’arte contemporanea rigenera l’alterità e la ricchezza sensibile del mondo mettendo in campo delle ‘deviazioni’ visive che attuano cambiamenti e abbandonano le vie ordinarie del nostro sguardo e del nostro pensiero. Produce una gamma mista di spazio e tempo mutevoli, non filtrati da quei linguaggi mediali che aspirano a garantire una percezione immediata.

I cinque artisti restituiscono a modo loro gli ambiti multiformi e impregiudicati della realtà. A ogni artista corrisponde una “deviazione” cognitiva e visiva.  Ciascuna deviazione ci allontana dai campi abituali – che oggigiorno possiedono un elevato tasso di mediatizzazione schematizzante – e ci avvicinano a immagini nate dall’esplorazione, dal racconto, dalla negoziazione. Immagini che possiedono nuove implicazioni culturali”.

 

Le cinque esperienze in mostra aprono continui momenti di contatto con orizzonti riflessivi.

Sempre Zaza precisa: “Seguendo il percorso della mostra nell’ex Chiesa di San Francesco della Scarpa, ci troviamo subito di fronte alle opere di Shadi Harouni, i cui temi sono immersi nella storia dell’Iran. Harouni agisce all’interno di determinati contesti per rivelarne alcuni inaggirabili (la perdita, la repressione, la guarigione, l’identità). Racconti intrisi di sarcasmo e di riflessioni sulle frustrazioni degli scenari globali di un dissidente curdo fanno da sottofondo sonoro alle riprese video di una mucca che si muove liberamente nella vecchia casa del dissidente in Kurdistan (in The Owl’s Made a Nest in the Ruins of the Heart, 2021). Oppure l’arazzo con la scritta Xanî – “casa” – (ricamata in caratteri curdi) nell’opera Xanî  Xanî Xanî come vessillo di un concetto fondamentale (la casa ma anche il luogo in cui si nasce e si vive, la comunità), implicitamente politico e sociale, all’interno del fasto barocco e decorativo della chiesa di Lecce. In Harouni vi è sempre un mostrare senza veli: anche la tomba del Sufi del Kermanshah – una tomba che in Iran era stata volutamente nascosta –  ritorna alla memoria. Un esercizio simile è svolto dall’importante installazione di Lina Selander The Weight of Images dove un tavolo poggiato su uno specchio diventa una sorta di schermo che restituisce le immagini di un video sottostante il piano: il video mostra immagini lentissime, alcune delle quali tratte da album fotografici, ma con riferimenti frammentati e altalenanti all’olocausto degli ebrei.

L’arte fornisce una libera sperimentazione del guardare in assenza di scopi determinati e limitanti. Per Antonio Della Guardia questo contributo all’osservare il mondo corrisponde a un vedere più lontano, un prospettare secondo direttici che abilitino “mediazioni” per vedere diversamente: Per un Prossimo Reale. Le sue opere a Lecce prendono spunto dagli studi del medico William Horatio Bates (1860-1931), autore di un metodo di rieducazione della vista senza l’uso di occhiali. Questo metodo ispira l’artista a un largo ventaglio di esperimenti performativi che coinvolgono lo spettatore.  Si tratta di presenze scultoree e installative che possono essere agite: dispositivi che sollecitano l’esercizio di uno sguardo immaginifico. Uno sguardo che attraversa lentamente il tempo e lo spazio. Un altro esempio di attraversamento tra input visivi e mentali è l’opera di Paola Mancinelli La nostalgia del nome, nata dall’interesse umano di misurare il mondo. E, dato che l’attraversamento comporta sempre il confronto con l’ignoto, “l’incommensurabile”, Mancinelli propone un lungo listello dorato (una cornice) su cui è posata una lunga fila di ditali colmi di argilla, tranne l’ultimo, vuoto, segno dell’incertezza e dell’inconoscibile.

Mentre in Glenda León l’incertezza si nasconde dietro immagini che possono sembrare consuete, invero sono allusive e portatrici di nuovi significati. Nel video Dirigir las nubes una mappa evanescente è la metafora di un discorso poetico per il corpo e la mente. La mappa del mondo sembra definirsi nella lenta conformazione delle nuvole per poi restare in movimento. Un ulteriore esercizio di contemplazione è il video Hablando con Dios che affronta la tecnologia come fenomeno contemporaneo e la desacralizzazione di ciò che è canone. Glenda León lascia che osserviamo l’ambiente di una chiesa cattolica: qui vediamo ragazzi e ragazze assorte con la testa chinata verso un bagliore. Tale scena potrebbe suggerire una conversazione intima con un Essere Superiore, un’esaltazione della Fede, e invece riprende delle persone assorte nei loro telefoni cellulari. Il video è metafora dell’estraniamento nella vita di oggi, una vita dove si raggiunge la conoscenza assoluta e l’ebbrezza di essere onnipresenti attraverso il web”.

 

La mostra si avvale della collaborazione della Galleria Tiziana Di Caro di Napoli.

 

Category: Cultura, Eventi

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