I REFLUI DEPURATI VANNO RECUPERATI

| 25 Luglio 2022 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Il Forum Ambiente e Salute ci manda per conoscenza la seguente lettera inviata alle competenti autorità______

Il  recupero di biogas  dai fanghi di depurazione  dell’impianto di Lecce :  una sperimentazione che  non  deve però  mascherare e far dimenticare   la più grave criticità non solo di tale impianto: lo sversamento in mare  di alcuni milioni di mc/anno di reflui depurati, il cui recupero è vitale per la sopravvivenza del sistema idrico salentino.

Nel Salento invece   anche gli   impianti di recupero dei reflui depurati  sono vanificati  dalla contestuale realizzazione  di condotte di scarico in alto mare  di gran parte degli stessi! E’ il caso di Gallipoli : si  neutralizza   così quasi del tutto la finalità di riutilizzarli per scopi irrigui,  che allo stato  avviene solo in modo insignificante. Invece  i reflui depurati  e le acque bianche , completamente e per tutto l’anno ,  vanno recuperati e riutilizzati:  stoccati in ex cave-laghetti per scopi irrigui,  o sversati in apposite aree per rimpinguare   l’ormai  smunta falda, limitando così anche la sua salinizzazione . Lo  stessa criticità  di  dispersione in mare dei reflui si  profila  per altri  impianti di depurazione  (Taranto,  Porto Cesareo, e non solo). Sulla costa adriatica lo scenario non è migliore, da Lecce  fino ai comuni  del Capo di Leuca, dove si attende l’attivazione dell’acquedotto rurale di Tricase.

Si susseguono dichiarazioni e proposte   autorevoli   (associazioni di categoria, ordini  professionali, esperti, amminisratori, etc) circa la criticità idrica  in atto , le sue cause,  i limiti  degli interventi inadeguati   per  contrastarla, le misure utili  per superarla ( per ultimo il dissalatore proposto per Cerano).  Ma nessuna  denunzia e condanna  di  tale scandalo:  “investire”  milioni di euro per  disperdere in mare i reflui già depurati, invece di realizzare e rendere pienamente operative  le opere necessarie per  il loro pieno riutilizzo!.

La  criticità idrica, ormai da decenni strutturale e progressiva per la Puglia e il Salento in particolare, accentuata dalla desertificazione del territorio, dal  disseccamento di milioni di ulivi, dai processi climalteranti,dalla cementificazione dei suoli, etc  avrebbe richiesto ormai  da anni  interventi finalizzati al  risparmio, recupero e riutilizzo dei reflui  depurati  e delle acque bianche. In Puglia avviene solo  all’1%….! Solo interventi di immagine,  che coprono la perdurante  dissipazione  della risorsa idrica.

I progetti    C.I.S. e P.N.R.R.  ignorano tale criticità come quella della desertificazione  e quindi la priorità di immediate  misure  alternative. Eppure, insieme alla rinaturalizzazione  del territorio  ( piantumazione di boschi, frutteti, etc-),  la tutela della risorsa idrica è la priorità infrastrutturale del territorio su cui intervenire  immediatamente.

 A tal fine si richiamano  di  seguito alcune strategie  o soluzioni virtuose per perseguire e forse  conseguire -con un approccio  articolato  e sistemico-  almeno in parte tale obiettivo

Azzerare  ogni nuovo  intervento e progetto di scarico a mare dei reflui depurati e delle acque bianche  e   programmare ,  in prospettiva ravvicinata,  la chiusura di ogni impianto  esistente; ogni depuratore va  ristrutturato  solo  in funzione del completo  riuso o stoccaggio dei reflui;

– –realizzare campi di  sversamento per  la totalità dei reflui  e  delle acque bianche  depurate –ripristinando  dove possibile, zone umide già  nel passato esistenti-  per  il conseguente ripascimento della falda;

-costruire acquedotti rurali ed attivare quelli  inutiizzati  , dando seguito ad uno dei programmi reiterati  dal pres. Emiliano

-utilizzare   cave abbandonate quali bacini di stoccaggio dei reflui  attuando su larga scala  la  fitodepurazione;

-censire i pozzi artesiani , sanzionare gli abusivi, limitare l’autorizzazione di altri e predisporre  limiti di emungimento per tutti, adeguatamente controllati;

-attivare il progetto di  captare le  sorgenti sottomarine  di acqua dolce  (risorgive , citri) significativamente  presenti  nel golfo di Taranto, ideato  già  nella fine del XX sec.; lo stesso vale per i  preziosi  corsi d’acqua superficiali;

-prescrivere la realizzazione di cisterne di raccolta di acqua piovana,  almeno  per i nuovi edifici condominiali e  soprattutto per quelli che beneficiano del Piano casa regionale quindi  dell’ampliamento significativo delle  cubature esistenti; pratica già attivata localmente ma   isolatamente in alcune regioni .

Sollecitiamo che  tali interventi siano al centro della vostra azione politica e delle vostre scelte tecniche.

Distinti saluti

 FORUM AMBIENTE E SALUTE LECCE

AMBIENTE  SANO  VEGLIE

Antonio GRECO    Giovanni SECLI’   Dario CICCARESE  ______

L’APPROFONDIMENTO nel nostro articolo del 29 giugno scorso

INCOMBE LA SICCITA’, MA COME COMBATTERLA?

Category: Cronaca, Politica, Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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