LA RIFLESSIONE / QUEL COMUNE SENSO DEL DECORO CHE ABBIAMO SMARRITO

| 8 Febbraio 2026 | 0 Comments

di Emanuela Boccassini ____________

Ultimamente, dovunque mi giri nel mondo internettiano, sono stata assalita dalla polemica su alcune cantanti che attirano più per il loro look – spesso quasi senza veli – che per le loro doti canore. Questo accanimento mi ha fatto riflettere a lungo e mi è venuta in mente una parola in particolare: decoro.

Oggi sembra una sconosciuta, come se si fosse persa nei meandri dei termini obsoleti o fosse diventata sinonimo di censura o moralismo. Così, forse un po’ troppo in fretta, l’abbiamo eliminata dal vocabolario quotidiano. In realtà il decoro non è un divieto, è una forma di intelligenza del contesto. Non è “copriti”. È “scegli in base al luogo, al momento, al senso delle cose”.

Il problema non è il corpo.
Il problema è quando il corpo diventa strumento di visibilità obbligatoria, quando il mostrare sostituisce il significare. Se tutto è esposto, niente è prezioso. Il mistero non è essere bigotti, ma profondità. Il vedo-non-vedo non è repressione, è, a mio avviso, eleganza.

Qui entra in gioco un’altra parola che abbiamo perso per strada: limite.
Il limite non è una gabbia, è una cornice. Senza cornice, un quadro, per esempio, non si vede.
Senza limite, la libertà diventa confusione. E la confusione, a lungo andare, stanca.

Molto di quello che oggi passa per anticonformismo è in realtà iper-conformismo: tutti diversi nello stesso modo, tutti rincorrono al medesimo tipo di attenzione. Perché è l’attenzione a cui tutti anelano, nel bene o nel male. Del resto Oscar Wilde diceva “non importa se bene o male, l’importante è che se ne parli!”
È ribellione in serie. Trasgressione di massa.

E allora la domanda che rimbalza sui social – ma come siamo finiti così? – non è nostalgia improduttiva. È una richiesta di senso. Dove abbiamo sbagliato? Forse quando abbiamo smesso di insegnare che la libertà è scegliere, non fare tutto ciò che ci passa per la testa; che il successo ha valore solo se non calpesta la dignità; che l’immagine senza contenuto è rumore fastidioso.

La famiglia, il rispetto, la misura non sono vecchi valori, sono valori che invecchiano bene e che dovrebbero essere sempre presenti.

Non si tratta di tornare indietro. Si tratta di andare avanti con criterio.
Moderni sì. Ma non vuoti. Liberi sì. Ma non allo sbando.

Non stiamo andando alla deriva perché il mondo cambia.
Stiamo andando alla deriva quando smettiamo di chiederci quale direzione stiamo prendendo. Tenere vivi il limite, il decoro, il rispetto e il valore non è essere contro il presente. È voler costruire un futuro che non faccia vergognare il passato.

Category: Costume e società, Cultura

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