A FASANO NUOVI CASI DI ABBATTIMENTI SCRITERIATI DI ULIVI, ANCHE MONUMENTALI. LA DENUNCIA DI “Ulivivo”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Ulivivo, comitato di cittadini e associazioni in difesa degli Ulivi della Puglia, ci manda il seguente comunicato _____________
DEVASTAZIONE NELLA PIANA DEGLI ULIVI MONUMENTALI:
SCEMPIO AMBIENTALE NEL CUORE DELLA PUGLIA
L’Azienda Pantaleo di Fasano punta sul superintensivo e avvia gli espianti di 397 ulivi plurisecolari in perfetto stato di salute
FASANO (BR), 9 OTTOBRE 2026 – Grave ferita nel cuore della Puglia. Giovedì primo ottobre
scorso, in località Contrada Monte Pizzuto (Fasano), l’Azienda Pantaleo ha avviato l’abbattimento
dei primi 20 ulivi di 397 ulivi totali. Si tratta di esemplari plurisecolari e monumentali, di cui 141
tutelati ai sensi della L.R. 14/2007. Alberi giganti, monumenti della nostra storia, abbattuti
nonostante fossero in perfetto stato vegetativo. L’intervento è motivato dal riscontro della positività a Xylella, ma si tratta di uno scempio contro il paesaggio.
Una ferita identitaria visibile ad occhio nudo. Come dimostrano le immagini del video, le
piante abbattute erano vive, verdi e rigogliose, senza nessun segno di disseccamento. Intorno a loro, la piana degli ulivi secolari che si estende per chilometri e chilometri, incastonata come un diamante fra le colline della Valle d’Itria e il Parco Naturale Regionale delle Dune Costiere.
La legge non obbliga ad abbattere. L’oliveto si trova in una zona dichiarata “infetta” da oltre 5
anni: qui non esiste nessun obbligo di abbattimento. La verità è un’altra: l’eliminazione di questi
monumenti della natura è avvenuta unicamente per volontà dell’azienda proprietaria,
approfittando del Decreto Legge n. 27/2019 (cosiddetto Decreto Centinaio) convertito nella Legge 44/2019. Questa normativa permette ai proprietari i cui terreni ricadono in zona infetta (province di Lecce, Brindisi e parte di Taranto e Bari) la possibilità di procedere all’estirpazione degli olivi – anche plurisecolari e monumentali – con una semplice comunicazione alla Regione e “in deroga a ogni disposizione vigente, comprese quelle di natura vincolistica” (incluse VIA e VAS). Una liberalizzazione pericolosa che rischia di ripetersi e distruggere la nostra meravigliosa piana degli ulivi monumentali se non si ferma questa norma scellerata.
Il paradosso del biologico superintensivo. Sul proprio sito, Pantaleo dichiara “la volontà di
avviare una produzione agricola rigorosamente biologica nel rispetto del lavoro dei nostri avi”. Parole al vento: subito dopo, la proprietà cancella la storia “dei nostri avi” per fare spazio a monotoni filari di ulivo superintensivo. Un’azienda che si dichiara “biologica” sceglie la via della meccanizzazione selvaggia, distruggendo gli alberi plurisecolari e con un modello agricolo fortemente impattante sulla biodiversità del suolo, sull’intero ecosistema e sulle risorse idriche delle nostre falde acquifere. È questa l’agricoltura sostenibile?
Il nodo dei finanziamenti pubblici e il superintensivo. L’allarme è alto anche sull’impiego dei
fondi pubblici: infatti, dietro questa radicale trasformazione del territorio c’è l’accesso ai
finanziamenti per i nuovi impianti superintensivi, quegli stessi che il Ministero dell’ambiente nel
2019 ha bollato come SAD, cioè sussidi ambientalmente dannosi. Poiché l’azienda Pantaleo ha
impianti superintensivi (come dimostrano le immagini), ci chiediamo se l’azienda abbia valutato il conseguente impatto sul territorio e sull’ambiente. Inoltre, considerando che solo nel 2022 la
Regione Puglia ha concesso all’azienda in questione oltre 1.300.000 euro di fondi pubblici, ci
domandiamo se questi finanziamenti sono stati utilizzati per gli impianti superintensivi. Quali e
quante altre sovvenzioni pubbliche ha ricevuto l’azienda per impiantare il superintensivo e abbattere gli alberi di ulivo plurisecolari ereditati “dai nostri avi”?
Ombre e misteri: spuntano i roghi. Accanto agli olivi abbattuti dalle ruspe e dalle motoseghe,
sono comparsi alcuni alberi misteriosamente incendiati. Chiediamo che venga fatta immediata luce su questi episodi: chi ha appiccato il fuoco? E perché? È fondamentale sapere se l’Azienda ha denunciato l’accaduto e se le autorità stanno indagando per evitare che questi roghi accelerino la cancellazione del nostro patrimonio olivicolo.
IL NOSTRO APPELLO: NON RESTATE IN SILENZIO!
Alla Procura della Repubblica: chiediamo di fare immediata chiarezza. La Xylella non può
essere il passe-par tout per sviluppare modelli di business industriale che distruggono il Paesaggio, la Biodiversità e l’Ambiente, in violazione dell’art. 9 della Costituzione Italiana.
Ai media e ai giornalisti: chiediamo di rompere il muro del silenzio e raccontare questo scempio
del territorio che rischia di allargarsi paurosamente e di passare inosservato.
A tutti i cittadini: condividete il video
https://www.facebook.com/UliVivoStopEradicazioni
Facciamolo diventare virale e sia da monito a chi pensa
che si possa distruggere impunemente la Terra lasciata dai nostri padri e dalle nostre madri!
Comitato Ulivivo
Comitato agricoltori e cittadini della Conca Barese
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