IN QUESTA BELLA INTERVISTA A leccecronaca.it MANUELA CONGIU, “orientatrice del benessere”, CI PARLA DEL SUO RAPPORTO CON LE PIANTE: “Provano emozioni, ci parlano. Sono loro che mi chiamano, raccolgo quelle che sono felici”

di Cristina Pipoli __________
Manuela Janabella Congiu, educatrice e “orientatrice del benessere”, come si definisce sulla sua pagina Facebook, dove descrive i trattamenti che adopera e da cui è possibile contattarla
https://www.facebook.com/people/Manuela-Janabella-Congiu/61569917849020/
usa in particolare la fitoterapia, cioè la pratica che si serve di piante e derivati vegetali per prevenire e curare.
Le abbiamo rivolto per questo alcune domande, volutamente provocatorie.
Lei, non si è sottratta al confronto, anzi, ha risposto con dovizia di particolari nel nostro dialogo, che per tante ragioni non mancherà di interessare i lettori di leccecronaca.it
D- Guardiamoci in faccia: lei parla di purezza, ma la terra è diventata una discarica a cielo aperto. Io stessa ho dovuto gettare la spugna davanti a territori violentati dalla chimica, rifugiandomi in luoghi come la Sardegna per trovare un briciolo di decenza agricola. Mi dica, con quale onestà intellettuale si può ancora parlare di “erbe” quando il suolo è impregnato di petrolio e veleni? Esistono ancora luoghi che non siano un insulto alla vita, o stiamo solo raccogliendo immondizia?
R- “Le sue domande sono molto particolari proverò a rispondere nel modo migliore. Non mi sognerei mai di raccogliere erbe officinali in zone che possono sembrare inquinate di una qualsiasi cosa. Tenga presente una cosa molto importante cioè che se quelle restano in quel territorio le piante per curarsi bisogna valutare rischi e benefici d’altronde come tutte le medicine commerciali hanno un bugiardino con scritto danni e benefici. Detto questo bisogna ricordare che io sono una sciamana/mistica taumaturgica, quindi non lavoro le erbe come un biologo o un erborista. Bisogna ragionare tutto il valore aggiunto attraverso il dialogo sciamanico con la pianta e tutto l’apporto energetico”.
D- La memoria di una comunità è un legame di sangue e terra, ma oggi quel sangue è corrotto. Per secoli i pastori si sono curati con ciò che nasceva spontaneo, ma oggi quelle radici affondano in un DNA alterato dagli idrocarburi. È una mutazione mostruosa, un tradimento invisibile. Cosa resta dell’identità di un popolo quando la “Madre Terra” smette di nutrire e comincia ad avvelenare i suoi figli?
R- “Mi sono appassionata alla fitoterapia e all’erboristeria quando avevo intorno ai 15 anni ed è da allora che le studio e le uso. Quasi tutte le erbe sono officinali nelle quantità giuste e usando l’erba adeguata sia al problema che alla persona. Per esempio io faccio degli unguenti curativi per la pelle ho cominciato con i miei bambini erano piccoli e i miei figli rispondono per i problemi alla pelle a piante diverse perché ogni persona risponde meglio a certe piante”.
D- Scendiamo nel fango della realtà, allora. Mi elenchi questo arsenale di sopravvivenza. Quali erbe osa ancora usare e per quale assurdo motivo, in questo mondo che cade a pezzi, dovrebbero servirci a qualcosa?
R- “Le erbe le uso quasi tutte a parte quelle tossiche e velenose. Una cosa molto carina che ho notato e che capita spesso che la pianta a cui rispondono di più è la pianta che gli piace di più o per estetica o perché gli piace il colore dei fiori o perché gli piace l’odore. E con me se dentro di noi sapessimo già qual è la pianta che ci farà bene a parità di caratteristiche curative. Di mio anche perché gli rispondo molto bene sono parecchie affezionata all’uso dell aglio, che è veramente una pianta che cura un sacco di cose, adoro l’equiseto e per esempio mettendo insieme queste due piante si può ottenere, facendole bollire insieme, un decotto con cui pulire le ferite se si sta in luoghi in cui non esistono disinfettanti in medicina come mi è capitato spesso in alcuni ecovillaggi di curare infezioni con questo decotto perché non c erano farmaci commerciali né la possibilità di procurarne.”
D- Se la natura è davvero lo specchio della nostra società deforme, le piante che esplodono di vita sopra le discariche industriali sono il nostro ritratto: rigogliose fuori, ma nutrite di rifiuti. Cosa vede lei in quel verde innaturale? La vita che vince o l’orrore che si maschera?
R- “Io raccolgo le erbe solo quando sono certa che i luoghi siano puri il più possibile quindi raccolgo in luoghi molto marginali quindi montagne lontane da inquinamento e se devo raccogliere in pianura o erbe della zona costiera vado in spiaggia e zone selvagge che per fortuna qui in Sardegna ancora se ne trovano così come ne trovavo in Emilia Romagna, altri luoghi in cui mi capita di raccogliere sono i luoghi sacri che mi devono chiamare ho diversi luoghi a cui sono devota in cui vado a raccogliere”.
D- Mi risponda seriamente: con quale spudorato coraggio parliamo di cura quando sappiamo che quelle radici hanno bevuto il petrolio di un sistema che ha svenduto la salute dei nostri figli ai giganti dell’energia? Non sente l’odore dello sciacallaggio? Non è forse, questa, una “erboristeria della morte” mascherata da misticismo per anime ingenue?
R- “Sicuramente l’inquinamento delle acque e della terra stanno distruggendo un patrimonio ricchissimo di medicine naturali a km 0 e anche a spese zero tenendo presente che ci vuole comunque attenzione nella raccolta e nella lavorazione le cose vanno fatte bene, in maniera igienica. L’essiccazione deve essere corretta per ogni pianta, la raccolta purtroppo in questo periodo che è diventata di moda sta facendo un po di scempio infatti io insegno sempre i miei allievi alle mie allieve che quando raccogliamo le piante, e passiamo nei campi, non si deve notare che abbiamo raccolto. Metto molto spesso foto nei miei canali di come il posto prima che ci passi e di come e dopo che ci sono passate e ho raccolto e non si deve notare, bisogna lasciare erbe per le altre persone, bisogna lasciare erbe per gli insetti, bisogna lasciare le erbe perché possano fare i fiori e perché possano fare i frutti perché noi l’anno prossimo possiamo ritrovarle perché se raccogliamo tutto poi l’anno dopo rischiamo di non trovare più quell’erba in quel campo anche quando si raccolgono le radici. Le piante non devono semplicemente crescere in un ambiente che non è inquinato a livello chimico. Ma deve essere anche in un luogo con una certa vibrazione geomagnetica e le piante intese come spirito il genius loci devono essere, come dire? Felici che noi andiamo a raccogliere lì, felici di essere raccolte per curare le persone, le piante provano emozioni e comunicano tra di loro questo ormai è stato scoperto dagli scienziati. Io canticchio quando raccolgo le erbe, al loro spirito piace tanto. Se noi inquiniamo ovunque non avremo più luoghi dove trovare questi alleati naturali”.
Category: Costume e società, Cultura


























