L’ANIMA PROFANATA: L’ECOLOGIA FRANCESCANA CONTRO IL SACRIFICIO DEL CREATO

di Cristina Pipoli _______________
Il problema ecologico non è un diversivo per riempire i vuoti di silenzio, è un’agonia che si è fatta fatale. Mentre i palazzi del potere si crogiolano in sofismi inutili e scrivono leggi che sono solo carta straccia, l’acqua marcisce, l’aria diventa veleno e la terra viene dissacrata. Il mondo dovrebbe essere uno specchio di purezza, invece è un ammasso di sporcizia, fuori e dentro di noi. Manca una coscienza, manca una vera scuola di ecologia che insegni il coraggio della protezione invece del calcolo del profitto. E caro Direttore, forse questo pezzo le sembra troppo duro?
Mi taglierà qualche riga?
Perché io inizio seriamente a chiedermi da che parte sta il giornalismo.
Il giornalismo o è unghie che scavano nella verità o è solo servilismo stampato per rassicurare i potenti mentre il mondo affonda.
I Padri della Chiesa, quegli antichi dottori, ci insegna Fusaro, non avevano paura di sfidare le controversie politiche e religiose, lo avevano capito secoli fa: il Creato non ci appartiene, ne siamo solo i custodi temporanei.
Oggi l’ecologia francescana, seguendo il solco profetico tracciato da Monsignor Ermenegildo Fusaro, grida contro la natura profanata e il massacro sistematico degli animali. Gli animali hanno un’anima, un soffio vitale che noi calpestiamo con un’arroganza cieca.
Chi li uccide per sport o per profitto sta distruggendo un pezzo della nostra stessa umanità.
Quando la smetterete di cacciare?
O di considerare il bosco come un poligono di tiro o una risorsa da saccheggiare.
Se vedete un animale per strada, ferito o abbandonato, raccoglietelo e curatelo. È un atto di resistenza contro la barbarie di un mondo che corre e non si volta a guardare chi soffre.
L’esposizione ai rifiuti non è solo degrado estetico da nascondere sotto il tappeto delle belle città turistiche, è un serbatoio di infezioni, un nido di malattie che aspettano solo di esplodere tra le nostre case. Guardiamo in faccia la realtà: chi inquina le falde acquifere, chi trasforma i campi in cimiteri di scorie, sta avvelenando il sangue della terra. Pensate a chi ha reso aree del sud come la Basilicata, la Puglia, la Campagna simboli di un disastro che non ha nomi, ma ha padroni ben precisi! Ma il veleno corre ovunque. Siamo un Paese ricoperto di amianto, una polvere assassina che continua a divorare polmoni nel silenzio di chi dovrebbe bonificare e invece rimanda e qui invece si parla del Nord come il Piemonte. Siamo la terra dove l’uranio impoverito e i rifiuti radioattivi vengono spostati come pedine di un gioco sporco tra le regioni, pensiamo alla Sardegna. E non dimentichiamo le campagne veneziane, care a Mons. Fusaro, oggi assediate dai veleni invisibili dei pesticidi che uccidono la terra per un pugno di profitto in più, trasformando il giardino di Dio in una fabbrica chimica a cielo aperto.
La distruzione della terra ci minaccia tutti da vicino. Non è un pericolo lontano, è qui, nel cibo che mangiamo e nell’aria che entra nei polmoni dei nostri figli. Insegnanti, cittadini, sentinelle: non restate a guardare.
Chi tace è complice. Segnalate chi avvelena i suoli, chi inquina i corsi d’acqua, chi abbatte gli alberi come se fossero semplici pali di legno senza rendersi conto che sono i polmoni di questo pianeta morente. Esortate chiunque all’ordine e alla pulizia radicale delle città e delle campagne. Un mondo sporco è il riflesso speculare di un’anima che sta marcendo. Denunciate, gridate, fate paura a questa politica che dorme in letti di seta mentre la gente comune beve veleno. La natura non perdona, non fa sconti e il tempo delle scuse è scaduto da un pezzo.
Non aspettatevi preghiere di perdono. La natura non è il vostro confessionale e non assolve chi l’ha venduta per trenta denari.
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