DOPO LE VIOLENZE DI TORINO DI SABATO SCORSO, IL GOVERNO HA VARATO NUOVE MISURE DI ORDINE PUBBLICO E SICUREZZA

(Rdl) ____________ FONTE: governo italiano __________
Il Consiglio dei Ministri si è riunito giovedì 5 febbraio 2026, alle ore 16.31 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni. Ecco il provvedimento principale adottato, per decreto legge, quindi di immediata efficacia, sulle tematiche dell’ordine pubbico, come riassunto dal comunicato stampa diffuso oggi (nella foto, i Ministri Piantedosi, Interno e Nordio, Giustizia, in conferenza stampa ___________
1. Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (decreto-legge)
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, del Ministro della giustizia Carlo Nordio, del Ministro della difesa Guido Crosetto, del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani e del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale.
L’intervento normativo mira, innanzitutto, a contrastare i crescenti fenomeni di violenza giovanile e l’uso di armi proprie o improprie. In ambito di sicurezza urbana e tutela dell’ordine pubblico, si potenziano i poteri di prevenzione e controllo per le manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e si introducono norme per la sicurezza stradale e ferroviaria.
– Coltelli e altri strumenti atti a offendere
Viene ampliato il catalogo degli strumenti atti a offendere per i quali è vietato il porto senza giustificato motivo, includendo quelli con lama affilata o appuntita superiore a otto centimetri e inasprendo le sanzioni, che passano da natura contravvenzionale a delitto punito con la reclusione fino a tre anni. Si estende inoltre il divieto di porto alle armi per cui non è ammessa licenza, come coltelli a scatto, a farfalla, strumenti con lama superiore a cinque centimetri muniti di blocco o apribili con una sola mano, oggetti camuffati o occultati.
Viene introdotto il divieto di vendita ai minori, anche tramite piattaforme elettroniche, di strumenti da punta e taglio (armi improprie) che possono occasionalmente servire all’offesa della persona. In caso di violazione del divieto, sono previste sanzioni pecuniarie aggravate in caso di reiterazione.
Inoltre, si prevede una sanzione amministrativa pecuniaria, da 200 a 1.000 euro, a carico di chi esercita la responsabilità genitoriale sul minore autore di reati legati al porto abusivo di armi o di strumenti atti ad offendere. La sanzione è applicata dal Prefetto.
– Perquisizione in loco e cosiddetto “fermo preventivo”
Gli agenti di pubblica sicurezza possono procedere all’immediata perquisizione sul posto per accertare il possesso di armi, esplosivi o strumenti di effrazione.
Inoltre, si prevede che, nel corso di specifiche operazioni di polizia svolte nell’ambito dei servizi di ordine е sicurezza pubblica disposti in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, in presenza di un pericolo attuale per l’ordine е la sicurezza pubblica, gli ufficiali е gli agenti di polizia possono accompagnare nei propri uffici persone rispetto alle quali, in relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di elementi di fatto (il possesso di armi od oggetti atti ad offendere o di armi per cui non è ammessa licenza; l’utilizzo di mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona; il lancio o l’utilizzo illegittimo di fuochi artificiali, petardi o strumenti per l’emissione di fumo o di gas contenenti principi attivi urticanti, o di oggetti contundenti o, comunque, atti a offendere), о dalla rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza sulle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni, sussista un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione, e trattenerle per il tempo strettamente necessario ai fini del compimento dei conseguenti accertamenti di polizia е comunque non oltre le 12 ore. Dell’ora in cui è stato compiuto l’accompagnamento e delle condizioni per le quali è avvenuto è data immediata notizia al pubblico ministero il quale, se riconosce che queste non ricorrono, ordina il rilascio della persona accompagnata. Al pubblico ministero è data altresì immediata notizia del rilascio della persona accompagnata e dell’ora in cui è avvenuto.
– Arresto in flagranza differita
L’arresto in flagranza differita, che consente di procedere entro le 48 ore dal fatto sulla base di documentazione video-fotografica certa, viene esteso dal decreto-legge a nuove fattispecie per garantire una risposta penale efficace anche senza intervento immediato sul posto. La misura si applica al danneggiamento aggravato in occasione di manifestazioni pubbliche, alla fuga pericolosa di chi non si ferma all’alt delle forze di polizia e ai reati di lesioni, violenza o resistenza commessi ai danni di docenti, dirigenti scolastici e addetti alla rete ferroviaria nell’esercizio delle loro funzioni oltre che, come già avviene, ai danni delle forze dell’ordine o del personale sanitario.
– Zone a vigilanza rafforzata
Il Prefetto può individuare zone urbane colpite da gravi e ripetuti episodi di criminalità. In queste aree è disposto l’allontanamento (Daspo urbano) di soggetti denunciati negli ultimi cinque anni per specifici delitti, se tengono condotte che minacciano la sicurezza o la fruizione degli spazi pubblici. Tali aree hanno una durata massima di 6 mesi, rinnovabili fino a 18. Il Daspo urbano viene esteso alle aree interne e pertinenze di stazioni ferroviarie, aeroporti, porti e mezzi di trasporto pubblico locale per chi assume comportamenti violenti, minacciosi o molesti. Il divieto di accesso alle aree sopra citate si applica anche ai minori (sopra i 14 anni) che siano stati denunciati o condannati negli ultimi cinque anni per reati commessi durante manifestazioni pubbliche o per reati inerenti all’ordine pubblico e alle armi.
– Manifestazioni pubbliche
Si inaspriscono le sanzioni per l’omesso preavviso delle manifestazioni al Questore e si introduce una specifica sanzione penale per l’utilizzo di caschi protettivi o altri mezzi che rendano difficoltoso il riconoscimento dei partecipanti durante le pubbliche riunioni. Per tali condotte è previsto l’arresto in flagranza, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza e la trasparenza durante le manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico.
– Divieto giudiziario di partecipazione
In caso di condanna per reati gravi (terrorismo, strage, omicidio, devastazione e saccheggio commessi durante assembramenti), il giudice può disporre il divieto di partecipare a pubbliche riunioni per un periodo da 1 a 3 anni (o pari alla pena se superiore a 3 anni). Può essere previsto l’obbligo di firma presso la polizia durante lo svolgimento di tali riunioni.
– Registro degli indagati e cause di giustificazione
Il decreto-legge introduce una rilevante novità nelle indagini che coinvolgono l’uso legittimo delle armi o altre cause di giustificazione (legittima difesa, adempimento di un dovere, stato di necessità). Qualora appaia evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una di queste cause, il pubblico ministero non iscrive il soggetto nel registro delle notizie di reato, ma effettua un’annotazione preliminare in un modello separato. Il soggetto gode comunque dei diritti e delle garanzie dell’indagato. Il p.m. ha 120 giorni per svolgere gli accertamenti necessari (più 30 giorni per l’eventuale richiesta di archiviazione) e l’iscrizione nel registro degli indagati scatta obbligatoriamente solo se si deve procedere a un incidente probatorio. Inoltre, è garantita la tutela legale per il personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con l’anticipazione delle spese di difesa per i fatti compiuti in presenza di cause di giustificazione.





























FERMO PREVENTIVO E TUTELA DEGLI AGENTI.
Permetteteci di entrare nel dibattito, siamo diventati esperti.
Da circa un mese la DIGOS di Lecce sta notificando un decreto di archiviazione, a numerosi NO TAP, relativo ad alcune gravi denunce presentate per i comportamenti tenuti dalle forse dell’ordine sui cantieri TAP.
Ma andiamo per ordine, a fine dicembre 2025, il Dott.Guglielmo Cataldi, prima di andare in pensione, decide di archiviare una serie di denunce a carico delle forze dell’ordine da parte dei NO TAP.
Dai fatti sono passati solo(?) 8 anni e vari processi a carico dei NO TAP.
A quali fatti ci riferiamo?
Il pomeriggio del 9 dicembre 2017, 52 persone sono fermate e portate in questura.
A queste 52 persone, alcune ammanettate, vengono sequestrati i telefoni, un paio di apri bottiglie, cappelli con visiera rigida, e altri oggetti personali.
I fermati vengono accusati di aver violato la zona rossa , che aveva sollevato numerose polemiche, istituita per dare a TAP la possibilità di lavorare indisturbata.
Il fermo dura una decina di ore, e molti dei fermati dichiarano di aver subito angherie e atti di violenza gratuita, effettivamente qualcuno finisce al pronto soccorso.
Il giorno dopo il sequestro di telefoni e dei pericolosi oggetti personali non viene convalidato.
Passano gli anni, si susseguono le udienze, e cadono per inconsistenza tutte le accuse a carico dei 52, tra cui la violazione della famigerata “zona rossa”.
A portare a processo i 52 fermati del 9 dicembre 2017 è il Dott.Guglielmo Cataldi, che con professionalità e caparbietà, d’avanti al Giudice Pietro Baffa, fa sfilare come testimoni quelle forse dell’ordine che i NO TAP accusano di violenze ingiustificate.
È questo il punto, da un lato il Dott.Cataldi chiama a testimoniare le forse dell’ordine, dall’altro archivia le denunce, lasciando il fascicolo a carico di IGNOTI.
Dopo 8 anni le denunce contro le forse dell’ordine sono a carico di IGNOTI anche se questi ignoti hanno testimoniato, con poca efficacia, contro chi li ha denunciati.
In Salento , da anni, le forse dell’ordine non hanno bisogno di tutele legali aggiuntive perché in ogni caso ai processi non ci arrivano e a dire il vero non vengono neanche indagate.
Per quanto riguarda il “fermo preventivo” del nuovo del “DL sicurezza”, fermare 52 persone per 10 ore sequestrandoli telefoni e oggetti personali, senza che abbiano commesso reati, ci sembra un buon esempio di quello a cui si vuole arrivare.
La giustizia nel tacco D’Italia è veramente avanti, almeno di 8 anni.
A tutto questo noi ci opponiamo!
L’udienza di opposizione all’archiviazione è fissata per il 12 giugno.
Collettivo NO TAP