LA SCOMPARSA DELLE STELLE

| 18 Febbraio 2026 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo _____________

«E quindi uscimmo a riveder le stelle».

Finisce così l’opera più importante della letteratura italiana. Sette secoli dopo da quando fu scritta, questo non è più possibile in maniera pressoché totale, uniforme, salvo rare, pochissime eccezioni.

Come è noto, ormai da alcuni decenni, nei cieli dell’Italia specie nelle nostre città – Roma, Milano, Torino, Napoli e quelle dell’intera pianura padana – non ci sono più le stelle, cioè, per dirla in maniera più corretta, esse non sono più visibili a occhio nudo. Nei casi più favorevoli, a fatica se ne possono scorgere due o tre.

Nel nostro Salento, pure su tutta la Puglia, la situazione è analoga, come ognuno può agevolmente constatare di persona, e come documentano le mappe dell’inquinamento luminoso.

E già…

Come è altrettanto noto, la causa del triste fenomeno è l’inquinamento luminoso, vale a dire l’ alterazione della naturale luminosità notturna causata da luce artificiale dispersa o diretta verso l’alto, oltre le aree necessarie, nelle nostre case, nelle nostre strade, nelle insegne pubblicitarie e negli impianti industriali, commerciali e sportivi. Alterazione poi amplificata ed estesa dallo smog , la nebbia scura mescolata a fumo e altri inquinanti chimici presente in maniera più o meno rilevante nei nostri cieli, certo pure quelli del nostro Salento, penisola che comincia con la centrale Enel di Cerano e, passando per Galatina della Colacem, finisce con ex Ilva di Taranto.

Un problema per cui – a differenza di inquinamento di altro tipo – nemmeno si ha più consapevolezza: quindi poco e punto si fa per contrastarlo. Anzi, progressivamente lo si aggrava, come è venuto per esempio con l’uso imposto da regolamenti assurdi con l’introduzione delle lampadine al led ad alta intensità in sostituzione di quelle vecchio, ma più salutare, tipo.

Che cosa abbiamo perso, a causa dell’inquinamento luminoso?

Abbiamo perso il buio. Quindi la capacità del corpo umano di attivare il ritmo naturale del sonno con ritmi regolari, con conseguenze pericolose per la salute, come pure la corretta gestione del ciclo delle stagioni.

Un fenomeno che – ben inteso – non intacca solo gli esseri umani, ma coinvolge con conseguenze anche peggiori, animali e piante: sempre più di frequente, gli uccelli sbagliano la rotta delle loro migrazioni, le tartarughine appena uscite dalle uova non trovano il mare, gli alberi incontrano difficoltà nella fotosintesi.

Ma direi che c’è anche altro, c’è ben altro.

Abbiamo perso la poesia della contemplazione del cielo stellato, con la Via Lattea, le costellazioni, le stelle e i pianeti. Con essa, abbiamo perso la contemplazione dei Miti collegati che ne so? all’ Orsa Maggiore, al Grande Carro, a Orione invernale, al Triangolo estivo.

Un essere umano senza il Mito è un essere umano disabile, portatore di handicap.

Tre secoli fa Immanuel Kant voleva: “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”

Oggi noi facciamo fatica a stabilire leggi morali, anche solo per noi stessi, e sopra di noi non abbiamo più il cielo stellato.

Appena mezzo secolo fa, con la splendida metafora della scomparsa delle lucciole, Pier Paolo Pasolini denunciava il degrado introdotto dall’industrializzazione, dall’omologazione, dal consumismo.

Oggi noi denunciamo la scomparsa delle stelle.

Perché? E che fare?

Perchè niente, perchè altro non possiamo fare. Ma evocarne la memoria, per conservarla, questo sì, possiamo farlo, pure in questo mondo impazzito:

Qui ormai tutti vanno avanti e indietro senza nemmeno sapere dove andare, dalla mattina alla sera, come formiche impazzite, inseguendo lavoro e profitto. Però questo possesso è soltanto una misera e falsa illusione. Ma gli esseri umani non sono stati creati per vivere come formiche. Devono avere il tempo per fermarsi a parlare con i loro simili. Devono avere il tempo di sollevare la testa, per guardare il cielo. Devono poter vivere in contatto con la loro Grande Madre della Naura.

NOI SIAMO FIGLI DELLE STELLE e per questo dobbiamo conservarne il legame che ci unisce quale simbolo del Divino e speranza di Salvezza.

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Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

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