IL PRANZO DELLA DOMENICA / SAPORI MEDITERRANEI A MAGLIANO A CASA DI SALVATORE LUPERTO

di Raffele Polo _____________ Siamo a Magliano, Salvatore Luperto ci attende fuori dalla sua abitazione e ci accompagna, da perfetto Cicerone, a visitare il ‘suo’ mondo:
«Da sempre appassionato di arte e letteratura italiana, vivo a Magliano in una casa sita nel nucleo più antico del paese. La struttura si è evoluta nel tempo, con ambienti che variano dal XVIII secolo fino alle aggiunte del Novecento. Il cuore esterno è un folto agrumeto, solcato da un vialetto a basoli e impreziosito da una pergola di bouganville dai fiori rossi. Qui, tra le chiome verdi, arance, mandarini e limoni attendono di essere colti. Sebbene non abbia animali domestici, il giardino è abitato dai gatti dei vicini, che si sentono di casa e scelgono i luoghi più confortevoli per correre o crogiolarsi al sole».
Entriamo in casa e ci aggiriamo nelle stanze che, mano a mano, Salvatore ci illustra:
«Amo aggirarmi tra le stanze e posare lo sguardo sui dipinti e gli oggetti d’arredo. È una scoperta continua di dettagli che rivelano la maestria dell’autore e particolari che sfuggono a uno sguardo d’insieme. Ogni opera evoca circostanze passate ed emozioni vivide, in un coinvolgimento profondo che nasce dal mio vissuto e dalla percezione estetica».
Finalmente, eccoci arrivati all’aspetto più piacevole e di immediata soddisfazione: il pranzo della domenica.
«Il mio “invito a pranzo” inizia sotto il segno della cucina mediterranea, di cui apprezzo la semplicità. Una semplicità che ricerco attivamente, evitando soffritti e fritture ogni volta che la ricetta lo consente. Prediligo l’olio extravergine d’oliva gustato a crudo, che acquisto da una cooperativa sociale legata alla mia storia familiare: un tempo, proprio lì, conferivamo le olive del nostro uliveto, prima che il triste avvento della Xylella lo annientasse.
Il mio è un cibo genuino, esaltato dalla qualità della materia prima e da cotture rispettose effettuate a vapore, a pressione o in semplici padelle antiaderenti. Le mie minestre nascono da ingredienti base come pasta, legumi e verdure, spesso accompagnate da pane di grano talvolta tostato per bruschette con pomodoro e olio. Se il mio piatto preferito sono le linguine con vongole e cozze, per il dessert scelgo la tradizione: pastiera napoletana, cassata siciliana o un gelato al cioccolato fondente e pistacchio. Non consumo superalcolici, ma accompagno volentieri il pasto con un buon bicchiere di vino. In definitiva, amo ogni cibo preparato con cura e speziato con equilibrio, affinché il gusto dei singoli ingredienti non venga mai annullato. Credo infatti che l’armonia, pur senza disdegnare gli eccessi, sia il fondamento di ogni nostra passione».
«Ma tu vivi per l’arte o il tuo è un semplice hobby?»
«Il legame con le opere d’arte delle della mia collezione, che contemplo ogni volta che ne sono attratto si stratifica nel tempo: al valore artistico del manufatto si aggiunge quello affettivo della memoria. Come suggerisce Proust nella Recherche, l’opera diventa un anello di collegamento sensoriale con il passato. Ammirare una scultura di Gaetano Martinez, un dipinto di Gioacchino Toma o un collage di Mirella Bentivoglio o di Lamberto Pignotti non significa solo osservarne il contenuto, ma rivivere l’entusiasmo del momento in cui furono scelti anni prima. Nel silenzio domestico, la tecnica e le sfumature si lasciano scoprire, trasformando l’oggetto in uno specchio del mio animo. L’arte, invecchiando con noi, si sottrae alla tirannia del tempo: non si dissolve, ma si rinnova costantemente in noi, passeggeri consapevoli di viaggiare nel “treno tempo” che corre velocemente verso il capolinea.
Questa passione per l’universo artistico si traduce concretamente nella mia attività di critico d’arte. Recentemente ho curato la direzione artistica del Museo Cavoti di Galatina, focalizzato sull’arte tra fine Ottocento e metà Novecento. Sono cofondatore del MACMa di Matino, Museo d’arte contemporanea di Poesia Visiva, con opere dei protagonisti assoluti di questo fenomeno letterario-artistico. Da cinque anni, inoltre, dirigo la Galleria ARTPOETRY a Lecce. Qui porto avanti due percorsi di ricerca: lo studio del linguaggio verbo-visivo, attraverso autori che connettono scrittura e immagine, e una linea dedicata alla valorizzazione degli artisti pugliesi».
Salvatore Luperto, perfetto padrone di casa, ci ha raccontato tanto, tutto di sé. E lo abbiamo ascoltato con piacere. Così come abbiamo gradito i suoi ottimi piatti, soprattutto la pastiera napoletana, veramente squisita…
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Category: Costume e società, Cultura






























