INCONTRO, RITRATTO E INTERVISTA CON VALERIO MELCORE, UOMO DA TANTI VOLTI, TRA COMUNICAZIONE, ARTE E TATAMI

di Cristina Pipoli _____________
Così come bisognerebbe fare ogni volta che si prepara un’intervista mirata, abbiamo approfondito a lungo il vissuto della persona a cui avremmo posto le nostre domande. E così abbiamo fatto con Valerio Melcore, incassando prima un secco “no”, trasformatosi poi in una divertita disponibilità: “Su, vediamo come te la cavi, vediamo come mi incaselli”.
Cominciamo col dire che tentare di “incasellarlo” è un’impresa: questo signore sfugge a qualsiasi etichetta unidimensionale. È una figura eclettica e profondamente radicata nel panorama leccese. Creativo e artista a tutto campo, la sua espressione spazia con disinvoltura tra i ruoli di grafico, pittore, scultore, fotografo e vignettista. Ma la sua poliedricità non si ferma all’arte. Direttore Editoriale di LecceCronaca.it e memoria storica del fervente clima politico salentino degli anni ’70, Melcore è parallelamente Maestro 5° Dan e Coordinatore Tecnico Regionale per la Puglia di Aikido.
In questo ritratto, esploriamo i fili conduttori di una vita vissuta con intensità, in perfetto equilibrio tra estro creativo, rigore marziale, impegno civile e informazione. La sua formazione, segnata dagli studi al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Lecce, ha lasciato un’impronta indelebile, facendone un creativo che utilizza l’arte come prolungamento naturale della propria voce critica e giornalistica.
Sulle pagine del suo giornale, Melcore non usa solo la tastiera, ma anche la matita (o la tavoletta grafica). È un prolifico autore di vignette satiriche con le quali commenta, spesso con tagliente ironia, la politica locale e nazionale. Che si tratti di pungere sulle elezioni regionali in Puglia, di ironizzare sulle cariche accademiche di ex ministri, o di difendere mostre d’arte osteggiate dalla critica, la sua satira visiva diventa uno strumento per fare informazione “di pancia” e arrivare dritto alla coscienza del lettore.
L’arte concettuale come megafono sociale.
Nelle sue opere più concettuali, Melcore unisce sapientemente filosofia, estetica e attivismo. Non fa arte per il puro compiacimento estetico, ma per lanciare messaggi forti e inequivocabili. Alcuni esempi emblematici del suo lavoro includono:
Eros e Thanatos: Una rielaborazione del mito greco di Amore e Morte, calato nella stretta attualità. Realizzato durante il periodo più duro della pandemia, il progetto riflette sullo scontro ancestrale tra le pulsioni vitali e la paura della fine.
Metafisica del Sesso: Un’opera legata a una lettura giovanile dell’omonimo libro di Julius Evola, in cui l’amore – anche quello fisico – viene esplorato come strumento per avvicinarsi alla divinità e all’estasi mistica.
La Mercificazione della Donna e del Territorio: Una delle sue creazioni più discusse, in cui ha affrontato il delicato tema della rinuncia alla bellezza (sia della donna che del paesaggio) in favore dell’adorazione del “dio Denaro”. Le opere sono state realizzate in occasione del controverso sventramento della marina di Melendugno per la costruzione del gasdotto TAP.
Dal palcoscenico all’impresa per dare voce al territorio. Per Melcore, l’arte è anche narrazione viva. Non si è limitato alle arti figurative, ma ha abbracciato con successo anche la produzione teatrale. Insieme alla compagnia Scena Muta, è stato produttore dello spettacolo “La Dea Trans”, un’opera coraggiosa scritta dal Direttore Responsabile di Leccecronaca.it, Giuseppe Puppo. Lo spettacolo è dedicato alla memoria di Carlotta Paiano, figura iconica e complessa degli anni Ottanta leccesi. Una scelta che dimostra la sua volontà, anche in ambito artistico, di dare voce alle storie marginali e controverse del suo territorio.
L’Imprenditore della Comunicazione.
Prima ancora che le piattaforme digitali definissero le regole del gioco, Melcore ha saputo coniugare la sua creatività con l’imprenditoria. Lavorare come grafico pubblicitario e creativo nel campo della comunicazione significa saper leggere la società, intercettare i bisogni del pubblico e tradurre concetti complessi in messaggi visivi immediati ed efficaci. Questa attitudine alla comunicazione visiva è sicuramente la stessa matrice che ha poi alimentato la sua carriera editoriale e giornalistica.
La Formazione di Bottega: L’Incisione e la Scultura:Il dato forse più affascinante è la sua formazione “sul campo”, vissuta nei laboratori di grandi maestri, un approccio che richiama le vere botteghe d’arte: L’Acquaforte con il Prof. Pietro Fanigliulo: Lo studio dell’incisione e dell’acquaforte richiede una pazienza certosina, rigore chimico e una precisione assoluta del tratto. È una tecnica che non ammette errori e che insegna a dosare luci e ombre incidendo la materia.
La Materia con lo scultore Franco Natale: L’approccio alla scultura attraverso materiali così diversi, la nobiltà dura del marmo, la duttilità dei metalli e la modernità chimica delle resine, dimostra una volontà di esplorare lo spazio tridimensionale a 360 gradi, capendo come “piegare” la materia alla propria visione artistica.
La Pittura con il Professore Mariano all’Accademia di Belle Arti a Lecce e i trucchi appresi nel laboratorio del pittore e restauratore Antonello Nisi.
Nella fotografia ha seguito per un anno le lezioni del professor Pierluigi Bolognini, quando frequentava l’Accademia, che sono state propedeutiche al suo percorso formativo, poi deve tanto al suo amico, il professore Maurizio Madaro, esperto nella arte della fotografia e della cinematografia.
Infine non bisogna dimenticare la sua passione e il suo rigore per la fotografia artistica, glamour e natura, che spesso attraverso il foro ritocco diventano vere e proprie opere d’arte.
Un Artista Poliedrico a Tutto Tondo.
Essere contemporaneamente pittore, scultore e grafico significa possedere un vocabolario visivo vastissimo. Melcore non si è limitato a una sola forma espressiva, ma ha costruito un bagaglio tecnico che gli ha permesso di poter spaziare ed esplorare tanti territori diversi.
L’ INTERVISTA
Cristina Pipoli:Maestro Melcore, benvenuto. Tra le sue mille anime, partirei proprio da quella marziale. Ogni anno, a settembre, i suoi corsi di Aikido a Lecce ripartono con grande partecipazione. Dopo decenni di pratica, cosa rappresenta oggi per lei questa disciplina e cosa cerca di trasmettere alle nuove generazioni che si affacciano in palestra?
Valerio Melcore: Buongiorno e grazie a voi. Guardi, l’Aikido non è solo uno sport o un sistema di autodifesa, è un vero e proprio percorso di formazione interiore. Dopo tanti anni sul tatami, quello che cerco di trasmettere ai miei allievi non è solo la tecnica, ma il controllo, il rispetto per l’avversario e la ricerca dell’equilibrio. Viviamo in un’epoca di grande frammentazione e stress; l’Aikido insegna a canalizzare l’energia, anche quella negativa o conflittuale, trasformandola in qualcosa di costruttivo. È una disciplina che forma il carattere prima ancora che il fisico.
Cristina Pipoli:A proposito di conflitto ed energia, lei ha un passato di forte impegno politico. In un suo noto intervento ha ricordato i suoi “Anni di Piombo” e l’esperienza giovanile nel F.A.S. (Fronte Anticomunista Studentesco) proprio qui a Lecce, a partire dal Liceo Artistico, luogo per eccellenza della sua formazione creativa. Poi è stato Segretario provinciale e Dirigente Nazionale in quello che era il Fronte della Gioventù guidato da Gianfranco Fini. Quanto ha influito quel periodo di militanza, di amicizie forti ma anche di scontri duri, nell’uomo, nell’artista e nel giornalista di oggi?
Valerio Melcore: Ha influito moltissimo. Quella era una comunità fisica e virtuale in cui abbiamo costruito la nostra identità e la nostra educazione sentimentale. Non davamo nulla per scontato e mettevamo costantemente sotto la lente d’ingrandimento della critica tutto ciò che la società e la scuola ci propinavano. Erano anni difficili, a volte violenti, in cui si rischiava grosso per le proprie idee. Crescere in quel decennio mi ha insegnato a non abbassare mai la testa di fronte al conformismo e ad analizzare la realtà con spirito critico, una lezione fondamentale per chiunque voglia fare informazione seria oggi.
Cristina Pipoli: E proprio da quegli anni, dalla necessità di fare politica con pochissimi mezzi contro avversari molto organizzati, nasce in lei l’urgenza della comunicazione. È corretto dire che il suo futuro lavoro di imprenditore, grafico ed editore è nato quasi per necessità?
Valerio Melcore: Assolutamente sì. La necessità è stata la mia prima, vera maestra. Avevamo un bisogno vitale di far sentire la nostra voce, ma non potevamo permetterci le grandi tipografie. Così, ho dovuto aguzzare l’ingegno e studiare i sistemi di stampa per pura sopravvivenza politica: realizzavamo manifesti scritti a mano, disegnavo vignette, stampavamo in proprio i giornaletti scolastici e imparavamo tecniche manuali come la stampa con le mascherine. Quella creatività, nata per sopperire alla mancanza di mezzi, mi ha fornito le basi tecniche su cui ho poi costruito la mia professione nel campo della comunicazione.
Cristina Pipoli: Una sopravvivenza che non era solo ideologica, ma anche fisica. In quegli anni di piazze aspre lei, che aveva un fisico esile, sentì il bisogno di imparare a difendersi. È così che si è avvicinato alle arti marziali? E cosa rappresenta oggi per lei l’Aikido, che continua a insegnare con grande seguito a Lecce?
Valerio Melcore: Sì, mi sono avvicinato alle arti marziali proprio per un bisogno primario di autodifesa. Quando il confronto fisico è un rischio quotidiano e non puoi affidarti alla forza bruta, ti serve la tecnica. Poi, però, è successo qualcosa di più profondo. Ho incontrato l’Aikido, che non è solo un sistema di difesa, è un percorso di formazione interiore. Oggi, quello che cerco di trasmettere ai miei allievi non è solo la tecnica, ma il controllo, il rispetto per l’avversario e la ricerca dell’equilibrio. Viviamo in un’epoca di grande frammentazione e stress; l’Aikido insegna a canalizzare l’energia, anche quella negativa o conflittuale, trasformandola in qualcosa di costruttivo. Forma il carattere prima ancora che il fisico. Ti insegna a gestire i conflitti, e non potrebbe essere diversamente dato che Ai Ki Do vuol dire la Via Dell’Armonia dello Spirito.
Cristina Pipoli: C’è un altro tassello fondamentale nella sua vita: l’Arte. A quella creatività “di strada” per stampare volantini, ha affiancato un rigore tecnico straordinario, formandosi come grafico artistico, pittore e scultore. Penso al laboratorio del Prof. Fanigliulo e a quello dello scultore Franco Natale. Che impatto ha avuto questa formazione materica?
Valerio Melcore: È stato il passaggio fondamentale dal gesto istintivo alla padronanza tecnica. Nei laboratori impari il rispetto per i materiali, i tempi di lavorazione, la pazienza. Con il professore Pietro Fanigliulo ho studiato l’incisione e l’acquaforte, una tecnica che non perdona l’errore e richiede un controllo assoluto. Nel laboratorio del professore Franco Natale, invece, mi sono approcciato alla scultura lavorando il marmo, i metalli e le resine. Imparare a plasmare la materia solida o chimica ti dà un vocabolario espressivo immenso. L’imprenditore creativo che sono diventato, capace di organizzare eventi e sviluppare campagne visive, affonda le sue radici proprio in quella capacità di “sporcarsi le mani” e dominare la materia in bottega. Ti permette di scegliere di volta in volta il medium più adatto per il suo messaggio, dal foglio inciso, alla tela dipinta, fino all’opera plastica.
Cristina Pipoli: Tutto questo bagaglio eterogeneo oggi confluisce nel suo ruolo di Direttore Editoriale. Come vede lo stato del giornalismo locale nell’era dei social media e dell’informazione “mordi e fuggi”?
Valerio Melcore: È una sfida complessa. Il digitale ha democratizzato l’informazione, ma ha anche abbassato drasticamente l’attenzione e, spesso, la qualità della verifica delle fonti. Come testata, il nostro obiettivo è quello di mantenere viva un’informazione radicata sul territorio salentino, offrendo spunti di riflessione, recuperando la memoria storica e dando voce a chi spesso non ce l’ha. Cerchiamo di fare da argine alla superficialità, mantenendo una bussola editoriale chiara e indipendente. Il merito di questo va soprattutto ascritto al nostro Direttore Responsabile Giuseppe Puppo.
Cristina Pipoli:Se dovesse trovare un filo conduttore tra l’estro dell’artista a tutto campo, l’adrenalina della militanza giovanile, la concentrazione rigorosa dell’Aikido e l’impegno quotidiano alla guida di una testata giornalistica, quale sarebbe?
Valerio Melcore: Direi la “presenza” e la volontà di non subire gli eventi. In politica, sul tatami, davanti a un blocco di marmo o nel giornalismo devi essere presente a te stesso, lucido. Quando sei costretto a inventarti una pressa per stampare o a schivare un colpo perché sei fisicamente più debole, impari a trasformare lo svantaggio in un’opportunità. Sono tutti strumenti diversi, ma servono allo stesso scopo: non omologarsi, mantenere la propria indipendenza di giudizio e difendere la verità con ogni mezzo a disposizione. Non puoi permetterti distrazioni. Nel combattimento, così come nell’analisi di una notizia, nella creazione di un’opera o nella difesa di un ideale, devi avere la lucidità di leggere la situazione in tempo reale e la prontezza di agire di conseguenza.
Cristina Pipoli: Una lezione davvero preziosa. Grazie infinite, Valerio Melcore, per aver condiviso con noi la sua storia.
Category: Costume e società, Cultura






























