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RISTORANTE -PIZZERIA “La Corte dei Simonari “

| 13 maggio 2013 | 0 Comments

Ieri, domenica, insieme alla famiglia siamo andati a fare foto nella campagna gallipolina, quasi per caso ci siamo imbattuti in uno dei pochi cartelli che la Provincia ha lasciato sulle strade, abbiamo mangiato divinamente e pagato poco più di venti euro a persona. Ci è sembrato doveroso segnalare questo posto ai nostri amici che ci seguono su Leccecronaca.

E’ un ristorante-pizzeria “La Corte dei Simonari ” si trova a Sannicola nel cuore della piccola frazione di San Simone, un tempo appartenente al vicinissimo comune di Gallipoli, ai piedi di una stupenda torre fortificata, in un’antica dimora.

E’ stata restaurata con estrema cura per mantenere le caratteristiche originali in ambito architettonico e in quello dell’arredamento, grazie al ” tocco magico” dell’Architetto Maura Gemma di Cellino San Marco (Br).

Ad accogliervi troverete lo Chef e proprietario Massimo Leo che vi farà accomodare nella sala da pranzo curata nei minimi dettagli la cui capienza  è di 70 coperti .

“I succulenti piatti, le carni pregiate, il pesce sempre freschissimo, i nobili vini, la selezione di grappe e distillati e il giusto sottofondo musicale… vi faranno trascorrere delle indimenticabili serate e assaporare il piacere della buona tavola tipicamente salentina”. Questo è quello che ci ha assicurato lo chef.

Ciò che invece possiamo testimoniare è, che  sulla bellissima terrazza all’aperto, lontani dallo smog e dai rumori delle auto, abbiamo gustato le  leccornie del locale circondati da stupendi fiori dalle mille colorazioni.
Ci è poi stato raccontato che nella piazzetta antistante spesso organizziamo serate di musica popolare dove ” la pizzica” fa rivivere l’emozione dei balli allegri e spensierati che si usavano nelle corti di un tempo.

Grande Attenzione verso i più piccini,fino a 7 anni sono Ospiti Privilegiati.

La struttura accetta anche pulman turistici con menu concordati

 

 

Osteria Vineria “La Corte dei Simonari

Tel. 0833 232373 Cell. 338 54 71 188

73013 San Simone di Sannicola (LE) – Via Giusti, 22

 
 

“San Simone per la sua posizione, per la bellezza delle sue albe, per l’incanto dei suoi tramonti esercita a chi vi giunge un fascino irresistibile” (1)
Con queste parole il Sac. Gabriele Rizzo descrisse l’attuale Frazione di Sannicola : San Simone, che forse prese il nome da una nicchia in cui era dipinto l’omonimo Santo,ma della quale non si parla nella Visita Pastorale del 1714 del Vescovo di Gallipoli Mons. Filomarini , invece se ne fa già menzione nella Visita di Mons Antonio Perez de la Lastra nel 1684. Allora l’origine di questo villaggio potrebbe anche risalire al XII° o addirittura X° secolo quando a molte contrade fu attribuito il nome di un Santo, ma di cui non si hanno documenti certi. Risulta con certezza, dai registri parrocchiali, che nel 1883 contava ben 68 famiglie per un totale di 328 individui quasi tutti, sempre da quanto rilevato dal detto archivio, deceduti in seguito ad estremo deperimento, dopo aver compiuto gli ottanta anni. “Tale longevità”, come riporta G. Rizzo, “è da ascriversi non solo alla robustezza fisica della razza, ma anche ad un metodo di vita sano e, quasi, patriarcale, ma soprattutto alla salubrità dell’aria che rende ancora oggi (1951) San Simone luogo di cura indicato dai medici. Si parlò, in un certo tempo, di costruire, nelle immediate adiacenze della collina, un ospedale con annessa casa di salute.” (2) Fino al X° e XI° sec. l’area oggi occupata da San Simone, Sannicola e Crocefisso è stata spopolata così che i Monaci Basiliani fondarono in quel luogo i loro Eremi in seguito alle persecuzioni dell’imperatore d’Oriente Leone III° Isaurico. Notizie, queste, testimoniate dai “toponimi agiografici basiliani di San Simone, Sannicola e Crocefisso e la pergamena N°7 dell’agosto 1191 riportata a pag. 519 del c Syllabus Graecarum Membranarum del Trinchera ‘hortos duos vineales ad Rhodogallum sitos prope templum Dei Genitricis quae cognominatur Atoca’.
La più remota origine, quindi, va ricercata tra il X° e XII° sec nella storia degli Stabilimenti Basiliani.
Uno di essi è la Grancia di S. Maria de Atoca nella contrada Rodogallo.
In prossimità di quella grancia si andarono raggruppando le abitazioni di contadini con quell’agglomerato che poi, con altro toponimo di evidente sapore basiliano, fu chiamato San Simone.”(3)Che il villaggio sia abbastanza antico è dimostrato dalla presenza di una torre di difesa contro le invasioni dei Turchi, attacchi frequenti nel territorio di Gallipoli, nel corso dei sec.XVI° e XVII°.Tale torre è ubicata a pochi metri dalla cappella di San Simone sita in Piazza Mercato:luogo così denominato dall’appuntamento fieristico del 28 ottobre, oggi svolto a Sannicola: Comune capoluogo e centro che, nel corso dei decenni,ha goduto di uno sviluppo demografico più ampio.Della cappella si hanno notizie dai documenti dell’Archivio della Curia Vescovile di Gallipoli da cui si apprende che presso il luogo,in data 1684, ci sia stata la già menzionata Visita Pastorale di Mons. Antonio Perez de la Lastra (4), di cui parla don G. Rizzo nel suo opuscolo, riportando quanto segue:”D. Marco Aurelio Scorrano Presbitero di Galatone,della Diocesi di Nardò, possiede un beneficio di Diritto patronato laico, intitolato a San Simone, fondato da un tal don Antonio Scorrano,Arciprete di Galatone, nella sua cappella sotto lo stesso titolo, sita nel feudo di questa città (Gallipoli) in un luogo detto Simone, e propriamente nel suo fondo, come risulta da strumento,per Notar Francesco Musardo di Galatone in data 21 novembre 1664”(5).La chiesetta è stata adibita ad ambiente scolastico negli anni Trenta del XX° sec.;negli anni Settanta sulla piazzetta antistante il Parroco don Grazio Cagnazzo effettuava la benedizione delle Palme per poi far procedere tutti in corteo verso la parrocchia: San Biagio . Poiché,poi, la cappella è diventata luogo sempre meno curato, il parroco, in accordo con le autorità civili ed ecclesiastiche, ne ha fatto murare la porta di ingresso e sconsacrare l’area.

 

Nonostante i vari tentativi , come documentati nell’archivio parrocchiale, è rimasta sempre abbandonata.
Nel settembre del 2007 in occasione della Visita Pastorale S.E.Domenico Caliandro ha conferito l’incarico per la ristrutturazione all’Associazione Rodogallo di Sannicola ;
cosi’ il 13 Dicembre dello stesso anno è stato abbattuto il muro che ne impediva

 

l’ingresso e a breve inizieranno i lavori. 
Parte cosi’ la “nobile gara” fra tutti i cittadini residenti e non, che ne vogliono far parte , affinchè i lavori possano procedere alacramente.
Il vicinissimo ristorante ” La corte dei Simonari ” ha già organizzato due tornei di Burrago e il ricavato pari a circa 1.600.00 € lo ha consegnato all’Associazione.

La torre, invece, oggi è denominata “castello”; dalla terrazza presenta “ feritoie con due posti di osservazione e di difesa a mò di passetto sporgente per il lancio di pietre, di acqua e di olio bollente. Nel lato di ponente si addossa al fabbricato un grazioso portico con archi acuti di epoca medioevale, che conferiscono alla costruzione un elegante aspetto di vero e proprio fortilizio guerresco”(6)

Trattasi di una struttura ubicata nell’attuale Via Giusti nei pressi dell’apprezzato locale gastronomico “LA CORTE DEI SIMONARI” inaugurato il 29 Dicembre 2007.
E’ di proprietà di Massimo Leo: uno chef che realizza pietanze gustose nelle quali molta attenzione dedica alla lavorazione dei piatti.


La sua gastronomia è profondamente legata alla cultura della zona perciò scandita dai piatti tipici della tradizione. Non prevede regole fisse, ma si basa su un accostamento di verdure, ortaggi e vari prodotti a strati sovrapposti, spolverati di formaggi e conditi con olio di oliva. Sono specialità che il giovane proprietario del locale ha arricchito di numerose e gustose varianti. Leo Massimo è originario del paese al quale è molto legato; lo stesso locale lo ha avviato per valorizzare il piccolo centro. 
Quotidianamente prepara un menù da asporto per i vecchietti o quanti impossibilitati a prepararsi un pranzo: è un modo per dire: ”io ci sono, cosa posso fare per voi?” emerge da questo il carattere del giovane cuoco che attende quanti, leggendo ciò, amano scoprire molti altri sapori: a costoro Massimo vuole trasmettere che la genuinità degli ingredienti e le tradizioni radicate sono punti fermi attorno a cui ruota la vita de “La Corte dei Simonari”.

 

Ma San Simone si estende in un’area più ampia ; infatti, a poca distanza dal Locale, dalla cappella e dal castello,vi è un trappeto ipogeo (frantoio scavato nella roccia) che risulta risalire al 1696, stando all’iscrizione incisa sul muro. Stessa data è riportata sul frontespizio di un’abitazione sita in Via Grumisi. La zona, allora, è stata abitata sin dai tempi antichi. Di sicuro è stata luogo di villeggiatura di aristocratiche famiglie gallipoline come Ravenna, Talamo, Rossi, Aragona, Zacheo, Pirelli, Frisulli …… 
Si tratta di famiglie uscite dalla loro città fortificata e seguite da coloni che formarono il primo villaggio col nome di Crocefisso in contrada Torre Sabea dove la famiglia gallipolina Micetti aveva edificato la cappella dedicata al SS Crocefisso.(7)
Intanto era sorto un altro agglomerato:Sant’Agata nei pressi della cappella omonima Santa in contrada “Canali”. Ma i due villaggi rimasero spopolati per le paludi che ancora oggi vi sono nella zona; si pensa fosse stata questa la causa che nel Seicento abbia portato gli abitanti a trasferirsi in contrada Prandico in un luogo salubre, fertilissimo e ricco di acqua.(8)

 

Il nuovo villaggio prese il nome di San Simone certamente per l’esistenza della cappella dedicata all’omonimo Santo, come già si è detto. Presto nell’area circostante furono molte le ville di campagna fatte costruire dalle famiglie gallipoline come sede di villeggiatura.Una di esse è villa Ravenna il cui interno è arricchito da fregi e disegni; non da trascurare palazzo Minerva,palazzo Talamo,…….che magnifici si presentano in tutta la loro bellezza, malgrado lo stato di abbandono in cui versano. Altri,invece sono stati ristrutturati, divenendo centro di agriturismo.Nei pressi di tali ville sorge San Simone che nel corso dei decenni ha visto l’aumento della popolazione tanto da avvertire la necessità di costruire una più ampia chiesa parrocchiale, la prima pietra della quale fu posta dal Delegato Vescovile D.Achille Maria Consiglio il 3 Dicembre 1911 su suolo donato dall’on. Giovanni Ravenna,la cui moglie,N.D. Caterina Melodia, murò la prima pietra. Era Pontefice Pio X, Vescovo della diocesi di Gallipoli Gaetano Muller, sindaco di Sannicola Avv. Luigi Stajano e Priore della comunità Rocco Leo. La chiesa è stata intitolata a San Biagio:uno dei quattordici Santi Ausiliari, cioè patroni in diverse malattie. Il Santo fu intercessore per la guarigione dalla difterite che causò la morte per soffocamento di molti bambini negli anni 1890/91. La Parrocchia fu istituita negli anni Venti e primo arciprete fu il tugliese don Giuseppe Imperiale.
A San Simone ci sono anche due Case Religiose: il Monastero delle Carmelitane Scalze e il Convento dei Frati Minori,oggi Oasi Francescana.
Il Monastero claustrale è stato fondato da Madre Carmela:Maddalena Caterina Aida Piccino, di Gallipoli , avendo ricevuto, nel 1912, la lettera dalla nobildonna francese,Maria Toussaint, la quale chiedeva preghiere, per ottenere, tramite l’intercessione di Teresa di Lisieux ,una tanto desiderata grazia e prometteva di devolvere le proprie sostanze per un’opera religiosa Suor Carmela le fece sapere che era suo desiderio erigere un Monastero, intitolandolo a Teresa di Lisieux, per ricordare il famoso miracolo concesso al Monastero di Gallipoli per sua intercessione. Pertanto, nel 1921,portandosi verso villa Ravenna,presso San Simone, per la edificazione del nuovo Monastero, avvenne che prima di giungervi, a poca distanza, avvertendo un intenso profumo di incenso, ebbe subito l’ispirazione di acquistare quel suolo per la costruzione del Monastero e non più la villa Ravenna.
Così il 10 maggio del 1923 fu deposta la prima pietra dell’erigendo Monastero e Madre Carmela, con la sua comunità, ne prese possesso il 29 maggio del 1931.
Nel chiuso di quelle mura claustrali, quotidianamente, il tempo si fa preghiera silenziosa e comunitaria, e la vita è esempio per i nostri tempi. L’altra casa religiosa di San Simone è l’Oasi Francescana fondata il 23 Novembre del 1913 abitata dai Frati Minori per circa ottanta anni.

L’ECONOMIA DELLA ZONA

Nell’immediato secondo dopoguerra la popolazione di San Simone si aggirava intorno ai 1200 abitanti ; aveva avvertito forte il sentimento del patriottismo come dimostrato dal Monumento ai Caduti ,oggi (2008) gli abitanti di San Simone sono 896, come risulta dall’archivio parrocchiale. La popolazione è diminuita dagli anni ’60 per l’emigrazione e ciò ha portato a un mutamento economico, infatti se l’economia , nella prima metà del XX° sec., era prevalentemente basata sull’attività agricola (si produceva grano, biada, legumi, vino, olio e fichi), oggi vede una prevalenza di ortaggi, olio e vino; soprattutto i vigneti offrono un prodotto di ottima qualità e gli ulivi secolari stupiscono per le loro forme e la squisitezza dell’olio.
I piatti della zona sono molto apprezzati e favoriscono una ghiotta produzione di pietanze presentate da centri gastronomici di raffinata attività come l’osteria-vineria
“LA CORTE DEI SIMONARI “
che presenta piatti di orecchiette, simbolo della gastronomia locale, maccheroncini al ferretto e,per usare il dialetto salentino, di sagne’ ncannulate e pizzarieddhi 
Non mancano le cime di rapa, gli ortaggi e i legumi infatti i ciceri e trìa ,piatto di tradizione contadina, sono simbolo della gastronomia della zona e sono serviti dal nostro locale che, nel suo menu, offre zuppe di crostacei, frutti di mare e tanti piatti leggeri e freschi,ma il locale va raggiunto per essere apprezzato.
A testimoniare la salubrità dell’aria nella zona vive una fauna che non va trascurata:si pensi al barbagianni, la gazza, il passero, il pipistrello e il tordo di cui Orazio, nel libro I° epistola 15 dice :”nihil melius turdo”.

Prof. Piera Tarantino

 

 

Category: Costume e società

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