CAMPO PANAREO UN PROBLEMA PER LA COMUNITA’ LOCALE

| 20 settembre 2014 | 0 Comments

v.m.
Campo Panareo è indubbiamente un problema per la comunità locale. 

E’ ancora vivo nella memoria della gente del Salento, l’assassinio di un uomo ed il ferimento grave del figlio avvenuto a Trepuzzi quest’estate.
I fatti per come li ricordiamo,  si svolsero in questo modo.

A tarda serata a Trepuzzi, un uomo  entra in un bar,  uno sguardo, un paio di parole di troppo, qualche spinta, uno schiaffo. Gli slavi sono in gruppo, il trepuzzino è solo e viene malmenato.
L’uomo  esce dal bar, ma non è una persona qualsiasi, si tratta di un malavitoso del posto da poco uscito di galera, ma questo i suoi aggressori non lo sanno. 

L’uomo torna nella sua auto si  arma di una pistola rientra nel bar e fa fuoco contro i tre slavi, un uomo di 45 anni e i figli di 22 e 17, che evidentemente avevano continuato a bere in tutta tranquillità, senza rendersi conto del pericolo che incombeva su di loro.
Risultato un morto, un giovane rom ferito gravemente, il fratello salvo per miracolo, l’italiano è ritornato in galera, una comunità sotto schoc.
Ci limitiamo a raccontare questo fatto drammatico, ma tanti sono gli episodi che si potrebbero narrare, di cui i Rom si rendono protagonisti, molti dei quali spesso la stampa non viene a conoscenza.

Del resto che se quella sera in quel bar invece di un malvivente, fosse stato malmenato una persona normale nessuno di noi avrebbe saputo nulla.


Quello che vi racconto ora è uno di quei fatti che perovvi motivi non sarebbe mai venuto a conoscenza della stampa.
Questo confidenza mi è stata fatta non molto tempo fa da un mio amico di infanzia, l’ho incontrato all’uscita dalla palestra, lui stava passeggiando con il cane, non ci si vedeva da tanto. 

Dopo un caloroso abbraccio, e qualche  rimpianto per quando avevamo qualche anno in meno, le battaglie di un tempo, e come era cambiato nel tempo l’impegno dei giovani.

Mi ha raccontato in maniera accorata ci che era capitato qualche settimana prima al figlio.

Ve lo racconto perchè mi ha fatto sorridere e riflettere allo stesso tempo.
Maurizio è stato un grande attivista, di quello che una volta era il Partito Comunista Italiano, ma adesso era il cuore del padre a parlare, e non il cuore generoso di chi faceva politica negli anni ’70.

Il figlio ventenne fa parte di un’associazione  che si occupano di integrare queste comunità straniere, per cui era tra gli organizzatori di  una partita di calcio tra ragazzi salentini e ragazzi slavi del Campo Panareo, tesa appunto a farli interagire con gli  italiani.

L’amico aveva accompagnato il figlio, un pò per vederlo giocare e magari tifare, un pò, perchè impensierito di quanto aveva sentito dire della comunità Rom che si è stanziata a Lecce, ma il figlio lo aveva rassicurato, ” sono bravi ragazzi, discriminati perchè rom, tutte dicerie frutto dei preconcetti…”.
Le parole del figlio lo avevano rassicurato ma, sin dall’inizio della partita, mi ha confessato, si era capito, che più che giocare a pallone i ragazzi slavi cercavano il pretesto per la rissa.

Lui aveva redarguito il figlio, poi si era lasciato andare a qualche commento pesante degno di un leghista doc.

Mi son messo a ridere, l’hopreso un pò in giro, e poi riguardo al figlio, l’ho rassicurato dicendogli che non era importante il risultato delle proprie battaglie ma lo spirito con le quali le si combatte, se suo figlio lo aveva fatto in buona fede poteva esserne fiero.
D’altro canto quante battaglie avevamo combattuto noi in gioventù, con risultati più che deludenti, e qualche volta devastanti. Ma se a vent’anni  si è autorizzati a farle le cazzate, quando quell’età la si è più che doppiata non ci è più concesso, perchè altrimenti pecchiamo di dabbeddagine.


Non so cosa farà il figlio di Maurizio in futuro, probabilmente con l’ingenuità e la grande generosità che accompagna i ventenni, si butterà in altre avventure, sarà poi la vita a insegnargli che prima di donare a chi ci è lontani, perchè sono dall’altro capo del mondo, o perchè distanti culturalmente , bisognerebbe prestare le proprie attenzioni, prima alla propria famiglia, poi a propri vicini, poi ai propri concittadini.

Certamente disponibilità e accoglienza ci devono essere anche anche verso le tante persone che pur venendo da lontano il destino ci fa incontrare, ci mette a fianco.

Ma utilizzando sempre il metro del buon senso, senza cercarle a tutti i costi, in nome di una fasulla ideologia.
All’amico che ci ha inviato il comunicato stampa che qui di seguito pubblichiamo, diciamo che siamo d’accordo con  ciò che scrive, in merito alla sicurezza stradale, ma per quanto riguarda, il rispetto esso si conquista, per avere rispetto bisogna intanto essere rispettosi di chi ci ospita.

Diverso è il discorso degli alloggi. Quanti decidono di venire a vivere nel Salento non devono avere la pretesa che posano vivere sulle spalle della comunità ospitante, le risorse dei cittadini leccesi vanno investite prima sulle esigenze dei leccesi che vivono nella miseria, dei leccesi che non hanno un tetto sulla testa, e poi degli altri.

Voler privilegiare chi fa parte di una comunità straniera a danno di quella locale non ci sembra  giusto.
E dato che le risorse sono limitate, prima si soddisfano i sacrosanti diritti dei leccesi, e poi, eventualmente degli altri.

Infine, ma non per ultimo, si fa notare che si possono integrare quelle comunità e quei cittadini che intendono farlo.
Non possiamo integrarli a tutti i costi e contro la loro volontà.

A voi sembra che i rom del campo Panareo vogliano rinunciare alla loro cultura, al loro modo di fare, al loro modo di operare?
Certo siamo al corrente che lo stato italiano incapace di affrontare questione come quello dell’accoglienza degli immigrati, delle comunità rom stanziali ecc., stanzia somme ingenti a favore di quelle associazioni italiane che si occupano di queste persone.
Peccato che lo stato,  si disinteressi degli italiani che vivono nella miseria più nera, e di conseguenza molte associazioni trovano conveniente occuparsi degli stranieri.

La cosa simpatica è quella che la maggior parte di queste associazioni che non è di matrice cattolica, quando gli vengono mosse delle obiezioni al loro operato citino a loro uso e consumo la religione cattolica.

A costoro ricordiamo questo passo del Vangelo.

Una mamma, chiede a Gesù una grazia per la propria figlia. S’intesse tra i due un dialogo:  e Gesù gli dice :«Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma essa replicò: «Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli». La preghiera di quella mamma si adorna di umiltà: la donna, non potendosi ritenere “figlia”, perché proveniente da un mondo pagano, si paragona ad un cagnolino sotto la tavola e allora, non le briciole le vengono date, ma la pienezza del dono: «Allora le disse: ‘Per questa tua parola: và!, il demonio è uscito da tua figlia’».

Quindi l’insegnamento è che prima bisogna dare il pane ai propri figli, aggiungiamo noi ai figli della propria terra, e poi agli altri, le briciole agli altri.
Naturalmente se una persona o una comunità si guadagnano l’affetto, il rispetto di coloro che li ospitano, allora, solo allora è giusto dare a piene mani.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. 

Campo Sosta “Panareo” a Lecce. Un’intera comunità merita più rispetto e sicurezza anche stradale. La SS ter un pericolo per i Rom e per chiunque transiti. Rifiuti a gogo anche speciali.
L’abbiamo ripetuto più volte che mai una comunità merita di essere ghettizzata e allontanata dal centro urbano solo perchè rappresenta un’etnia ed una cultura diversa da quella locale, ma  ancor più grave se questa scelta politico-amministrativa non è tesa neanche a mitigare gli effetti di questa marginalizzazione. Il Campo Sosta “Panareo” che da qualche anno ospita la comunità Rom, in prevalenza proveniente dall’ex Jugoslavia, è un esempio eclatante di questi indirizzi e opzioni che le scorse amministrazioni cittadine hanno compiuto senza un’attenta analisi del livello d’integrazione raggiunto da questi cittadini, molti dei quali nati e cresciuti sul nostro territorio nazionale, che hanno studiato e lavorato in questa terra scegliendola come propria stabile residenza. Nel corso degli anni molte associazioni tra cui lo Sportello dei Diritti hanno potuto verificare l’evolversi della situazione che al di là dei pochi prefabbricati concessi ad alcune famiglie, non è molto cambiata se si pensa che ancora permangono cronici problemi che si ripercuotono sulle condizioni di salute e di vita dei residenti. Non parliamo solo della carenza di alloggi, che dovrebbe essere risolta a breve con l’installazione di nuovi prefabbricati che ci auguriamo siano più dignitosi di quelli già presenti dove nuclei familiari numerosissimi sono costretti a vivere in pochi metri quadri, ma a quello della raccolta dei rifiuti come dimostrano alcune fotografie che ci sono state postate che riguarderebbero rifiuti speciali abbandonati da tempo e ad un problema annoso e forse mai affrontato: la strada SS ter nei pressi dell’intersezione con la stradina che porta all’area interessata è un pericolo pubblico per chiunque vi transiti e non solo per le decine e decine di residenti che per ovvie ragioni vi entrano ed escono. Ma ciò che fa più specie, è che nel corso degli anni su quella stessa strada sono stati effettuati numerosi lavori, alcuni tuttora in corso, per la messa in sicurezza di un’arteria strategica che congiunge Lecce con i comuni del Nord Salento e poi con il tarantino ed il brindisino. Non sfuggono all’occhio di ogni automobilista le numerose rotatorie che recentemente sono state poste nei tratti intermedi, mentre a molti sarà capitato di notare le brusche frenate e qualche incidente, alcuni gravi, proprio nei pressi dell’ingresso del Campo Sosta, senza che nulla sia stato fatto per mettere in sicurezza quel punto. Per Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, occorre intervenire subito, non solo per una bonifica dai rifiuti speciali che ci sono stati segnalati, ma anche per mettere in sicurezza la strada anche nel punto indicato e per consentire un ingresso più agevole nel campo ma anche e soprattutto per impedire pericoli per la viabilità che potrebbero essere certamente evitati.

 

 

Category: Costume e società

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