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IL POTERE POLITICO ANNULLA UN PROVVEDIMENTO DELLA MAGISTRATURA. UN MOSTRO GIURIDICO CONSENTIRA’ AL MOSTRO DELL’ ILVA DI CONTINUARE AD UCCIDERE. RIFONDAZIONE COMUNISTA PARLA DI UNO DEI MOMENTI PIU’ BUI DELLA NOSTRA STORIA. IL M5S DI UNA VERGOGNA OMICIDA. PEACELINK DI RAZZISMO AMBIENTALE

| 4 luglio 2015 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Avevamo la notizia, battuta dalle agenzie, nella tarda giornata di ieri sera: “Via libera da parte del Consiglio dei ministri ad un unico decreto che, a quanto si apprende da fonti ministeriali, contiene le misure per impedire il blocco dell’altoforno 2 dell’Ilva”.

Così più o meno tutti i “lanci”, ripresi dai telegiornali.

Non l’ abbiamo data. Non l’ abbiamo data, perché non l’ abbiamo capita.

Il problema, per ogni direttore di un giornale, succede, a volte, per tante ragioni, è quando non capisce la notizia, o non può verificarla.

Per quello di leccecrona.it , che fa della documentazione, dell’ approfondimento, della riflessione , per distinguersi dagli altri che urlano e buttano là, la sua ragione di essere, il suo tratto distintivo, in questi casi, il problema diventa una specie di dramma.

Come è possibile, mi chiedevo ieri sera, che un provvedimento del governo, cioè l’ organo politico, possa neanche interferire, annullare proprio, un provvedimento della magistratura, alla faccia di secoli di cultura, dal Montesquieu, in avanti, di tutti gli Stati di diritto moderni, della nostra carta costituzionale stessa, che, come è universalmente noto e accettato, si fondano sulla separazione dei poteri?

Neanche Stalin, neanche Hitler arrivarono a tanto. Neanche Francisco Franco, neanche Benito Mussolini, che aspettavano e rispettavano i provvedimenti della magistratura e almeno formalmente non interferirono mai.

Bene, perché, purtroppo, per quanto incomprensibile, la notizia è vera, c’è riuscito Matteo Renzi.

Dico subito che ancora adesso, a distanza di ventiquattro ore, non ho capito come ciò sia possibile. Però, almeno ci ho provato. Qaesivi et non inveni. Ma qualche elemento in più nel frattempo è spuntato fuori. Soprattutto ci sono decine di reazioni, e meno male.

Sarà possibile – è il servizio che mettiamo a disposizione dei nostri lettori, che vogliano farsi un’ idea della questione – confrontando il tutto, capirci qualcosa, su quest’ altro inquietante sviluppo, della vergognosa storia del mostro che continua ad avvelenare e ad uccidere un’ intera città, come avviene da decenni, grazie alle incapacità, alle complicità e alle connivenze della politica.

L’ ANTEFATTO

Lunedì 29 giugno il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Taranto, Martino Rosati, aveva rigettato la richiesta di facoltà d’uso dell’altoforno 2 dell’Ilva, posto sotto sequestro preventivo dal sostituto procuratore Antonella De Luca. Inoltre aveva confermato il no alla facoltà d’ uso. Lunedì 6 il termine per lo spegnimento definitivo.

Il provvedimento era stato adottato lo scorso 18 giugno nell’ambito dell’inchiesta sull’incidente costato la vita al 35enne operaio Alessandro Morricella, per cui ci sono dieci indagati per il reato di omicidio colposo.

L’ azienda si sarebbe potuta rivolgere al tribunale del Riesame, ma intanto il provvedimento era confermato.

Per l’ Ilva significava la crisi definitiva. L’ altoforno 2 dismesso, quelli 1 e 5 fermi per lavori, restava solamente il 4, ma è opinione corrente fra gli esperti del settore che un’ azienda di tal genere non possa sopravvivere con un solo altoforno.

Insomma, là dove non hanno pensato, per negligenza, per incapacità, per vere e proprie complicità acclarate e collusioni, i politici, e dove non sono potute arrivare nemmeno gli scienziati, a volte pateticamente sedicenti tali, che, sia pur in maniera frammentaria e riduttiva, hanno comunque in qualche modo documentato le responsabilità dirette delle emissioni nocive nelle morti per tumore e nelle malformazioni genetiche dei bambini, ecco, per le morti dirette degli operai sul luogo di lavoro, ma certo per giustizia omnicomprensiva e globale, ci stava pensando la magistratura. Ancora una volta, i magistrati a fare la Storia in Italia.

Il mostro verso la chiusura sotto i colpi devastanti per lui, ma benefici per tutti, dei magistrati.

E invece…

IL DECRETO LEGGE DEL GOVERNO

Venerdì 3 luglio a Roma, a palazzo Chigi, consiglio dei ministri, “sotto la presidenza del Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi. Segretario il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Claudio De Vincenti”. Si inzia alle 11, si finisce alle 20.

I provvedimenti adottati sono stati divulgati solamente nella mattinata di sabato 4 attraverso un comunicato – stampa.

Apparentemente del decreto “salva Ilva”, fra le tante decisioni (anagrafe nazionale, banca dati, rifiuti, personale militare, trattati e quant’ altro) non c’è traccia.

Ci va un po’ di intuito e molto culo per andarlo a individuare. Bisogna leggersi tutta quanta la pappardella delle decine di provvedimenti ampiamente illustrati e documentati. E’ nascosto proprio alla fine, in coda pure alle leggi regionali, cioè le minuzie, ratificate, in un titoletto recante per oggetto “decreto legge sul trattamento rifiuti e continuità produttiva dei siti industriali”.

Ci siamo? Sì, ma la soddisfazione dura poco.

Nel testo del decreto – legge (che, come è noto, entra in vigore subito) si parla di “misure urgenti in materia di rifiuti e di autorizzazione ambientale integrata, nonché per l’ esercizio dell’ attività di impresa di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale”. Sì sì, riguarderà anche l’ Ilva, ovvio.

A parte la questione, che è poi la madre di tutte le questioni: se lo Stato considera l’ industria siderurgica “di interesse strategico”, perché non la tenne per sé, gestendola in proprio, come era prima, certo in migliori e più dignitose situazioni ambientali, come avvenuto in altre Nazioni, e la vendette invece, che dico, vendette? E la regalò ai banditi dei Riva? O meglio, sappiamo pure la risposta: perché Riva pagò tutti i partiti, tutti i sindacati, tutti gli organi di stampa, finanche i preti pagò, con i margini di enorme profitto che l’ affare gli assicurava, in spregio delle condizioni di salute dei lavoratori e di tutti quanti i cittadini di Taranto.

La storia del più gigantesco scandalo politico – affaristico del mondo intero oramai è nota.

Sono note pure le ragioni – sempre le stesse – del mantenimento negli ultimi anni del misfatto, a causa delle collusioni delle amministrazioni locali, regionali e centrali, buon ultimo il governo Renzi, al suo ottavo provvedimento a favore dell’ Ilva. Ma mai come ‘stavolta in aperto contrasto, anzi, a totale negazione effettiva, di un atto della magistratura, l’ unico potere dello Stato che sta cercando in qualche modo di rispondere alle esigenze della popolazione.

Perché c’è un’ unica soluzione: la chiusura dell’ Ilva, con, a seguire, la riconversione industriale, nella riscoperta per l’ economia locale delle vocazioni agricole, turistiche e commerciali.

Provate voi – a parte le vittime degli incidenti diretti sul lavoro degli operai- a vedervi sotto casa, quando piove, i fiumi di acqua rossa. Provate ad immaginare, come avviene a Taranto, di aprire le finestre ogni mattina e a vedervi accumulare in casa centimetri di polvere nera letale. Provate a sapere di fumare ogni giorno decine di pacchetti di sigarette. Provate a pensare cosa significhi avere morti per tumore fra parenti, conoscenti, amici e vicini di casa. Provate a considerare i bambini che nascono con le malformazioni genetiche.

Ecco, se riuscirete a concepire tutto questo, avrete un’ idea, sia pur approssimativa, di che cosa fa il mostro ai Tarantini.

E poi diventerete anche voi terroristi e sovversivi, e anche voi spererete che qualcuno finalmente, i magistrati, se non altri, spenga per sempre il mostro.

E invece…

AHIME’ NON SI CAPISCE UN CAZZO DI NIENTE

Sarà anche che così si fa e così fan tutti, perché le leggi le fan i potenti e le fan per loro esclusivo tornaconto, comunque per poterle volgere sempre a loro favore, sarà che sono io che sono tonto, e comunque non addetto ai lavori, comunque sia, nel leggere il decreto in questione, mi sono sentito come nel celebre passo manzoniano si sentì il povero Renzo Tramaglino quando andò a parlare con l’ avvocato Azzeccagarbugli.

E’ tutto un trionfo di barocchismi datati, di articoli e commi numerati che annullano e sostituiscono alti articoli e commi altrettanto datati e numerati

I lettori perdoneranno la mia ignoranza.

Forse il punto centrale sta solamente alla fine, nell’ articolo 3, al comma 1, che così recita, al netto di date e numeri “l’ esercizio dell’ attività di impresa degli stabilimenti di interesse strategico nazionale non è impedito da un provvedimento di sequestro (come già previsto …omissis… della sequela di numeri e date) quando lo stesso si riferisca ad ipotesi di reato inerenti la sicurezza dei lavoratori”.

Ecco, il punto è questo: il governo, in spregio a tutto quello che abbiamo ricordato ed evidenziato da semplici cittadini medio – mediocri, dice che il provvedimento della magistratura non conta nulla. Inaudito. Inconcepibile. Rimango esterrefatto.

A dirla tutta, non manca nemmeno la presa per il culo. Perché questo decreto del governo, viene evidenziato in maniera esplicita, è stato adottato “al fine di garantire il necessario bilanciamento tra le esigenze di continuità produttiva, di salvaguardia dell’ occupazione, della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute e dell’ ambiente salubre, nonché delle finalità di giustizia”, giuro che sta scritto proprio così, per quanto possa sembrare paradossale…

Per il governo l’ altoforno 2 può continuare a funzionare in nome “della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute e dell’ ambiente salubre”.

Non c’è niente altro di rilevante. Seguono le firme MATTARELLA RENZI GALLETTI GUIDI ORLANDI.

Lasciamo stare gli ultimi quattro.

Ma rimane uno sconforto nello sconforto: come ha potuto il presidente della Repubblica, invocato e salutato al momento della sua elezione, voluta da Matteo Renzi, giova ricordarlo, come esperto giurista e finissimo garante della Costituzione, firmare sta robaccia qua?

LE REAZIONI

In redazione sono arrivati tre comunicati.

Il primo della federazione di Taranto di Rifondazione comunista.

Eccone il testo:

PRC

Il decreto che dispone il dissequestro dell’AFO2 è l’ennesima pezza che il governo prova a mettere a una situazione ormai in avanzato stato di decomposizione.

Ci si deve domandare cosa sia cambiato in Ilva a distanza di più di due anni dal commissariamento dell’azienda. La risposta non può che essere impietosa: poco, o nulla. Siamo stati facili profeti nel dire che senza una trasformazione radicale non solo sul piano tecnologico, ma anche nell’organizzazione del lavoro lo stabilimento avrebbe continuato a languire in uno stato semi-comatoso. Oggi abbiamo la dimostrazione definitiva del fatto che, assieme alla mancata adozione delle prescrizioni AIA (comunque insufficienti a garantire un adeguato stato di sicurezza per lavoratori e cittadini di Taranto), nulla è stato fatto per modificare le dinamiche che nel tempo hanno prodotto il disastro ambientale e sanitario. Le prime evidenze emerse dall’inchiesta sulla morte dell’operaio Morricella raccontano di un’organizzazione del lavoro improntata ancora al perseguimento della massima produttività, in spregio ai più elementari criteri di sicurezza. Cosa ha fatto fino ad oggi la gestione commissariale per sottrarre potere ai quadri aziendali già responsabili delle pratiche lesive della sicurezza dei lavoratori e del territorio? Cosa ha fatto il governo per promuovere una nuova impostazione nel modo di gestire l’azienda? Nulla. Le dinamiche di potere create nel corso dell’era Riva, basate sul dominio quasi feudale di singole personalità, è ancora intatto.

In questo momento drammatico per le sorti di migliaia di lavoratori e di un’intera comunità, affermiamo con chiarezza che, continuando così, la sorte dello stabilimento è segnata. Se non ci sarà al più presto un cambio di rotta radicale, Taranto e l’intero Paese vivranno a breve uno dei momenti più bui della loro storia recente.

Per evitare tutto ciò, è indispensabile una nuova agenda:

1. Nazionalizzazione dell’azienda. Va risolta la questione dell’assetto proprietario di Ilva, attraverso l’intervento dello Stato (o di una sua controllata) nel capitale dell’azienda, per garantire tutte le risorse finanziarie e gestionali necessarie al risanamento.

2. Piano industriale di riconversione della siderurgia italiana. Va utilizzato lo strumento della Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario (VIIAS) per esaminare entro quali limiti produttivi lo stabilimento di Taranto può operare senza arrecare danni significativi alla salute dei lavoratori e degli abitanti. La capacità produttiva “eccedente” (ritenuta “strategica” per la tenuta del nostro sistema produttivo) va ricollocata negli altri stabilimenti italiani esistenti opportunamente riconvertiti, o in nuove unità da realizzare secondo le più avanzate conoscenze tecniche (es. processo Corex/Finex).

3. Riduzione dell’orario di lavoro, a parità di salario. Gli eventuali esuberi strutturali vanno gestiti secondo il principio “lavorare meno, lavorare tutti”, conservando i livelli occupazionali e salariali, come già avviene in altri paesi europei (es. Svezia).

4. Partecipazione dei lavoratori. L’organizzazione del lavoro deve essere drasticamente rivista: l’unico modo per eliminare le dinamiche prevalse fino a questo momento è consentire ai lavoratori di partecipare al controllo delle attività produttive, dai singoli reparti al vertice aziendale. E’ un modello già ampiamente sperimentato in altre grandi realtà industriali europee con esiti positivi in termini di garanzie sulla sicurezza.

5. Un “Piano per Taranto”. Il territorio jonico, prostrato dalla crisi, ha urgente bisogno di un’alternativa economica che deve basarsi su progetti solidi e duraturi, in grado di sollecitare le forze sociali ed economiche locali. L’opera di bonifica, ancora agli albori, può rappresentare un’opportunità, a patto che si promuovano iniziative legate al territorio. L’ambito della cultura deve in ogni caso costituire un’asse strategico fondamentale. Va dato seguito al decreto del 5 gennaio, con adeguati finanziamenti e la creazione di una “cabina di regia” che comprenda le forze vive del territorio, per elaborare una programmazione di ampio respiro, che consenta ai tanti gruppi che oggi operano su base prevalentemente volontaristica di valorizzare i propri sforzi.

Ci rendiamo conto che l’attuale governo non può rappresentare il destinatario di questa agenda. Renzi e i suoi continuano a lavorare per svendere la base produttiva del paese ai principali concorrenti esteri, mentre sembrano del tutto indifferenti alla sorte di intere parti di territorio nazionale ormai quasi del tutto alla deriva.

Ci rivolgiamo pertanto a chi, singoli o gruppi organizzati, non si rassegna a credere che il destino di Taranto sia ormai segnato. In questo momento quanto mai difficile vanno messe da parte tutte le pregiudiziali che hanno diviso fino ad oggi i sostenitori dell’alternativa, e va avviata una stagione di costruzione condivisa.

Rifondazione Comunista è disposta a portare il suo contributo in questo senso in tutte le sedi.

Il futuro di Taranto dipende da noi.

***

Il secondo dell’europarlamentare tarantina del M5S Rosa D’ Amato:

M5S

Invece di fermare un mostro già di per sé destinato alla chiusura, Renzi preferisce stoppare e aggirare la magistratura. Un pugno in faccia, quello del governo, ai lavoratori e ai cittadini di Taranto e del suo territorio. E un oltraggio alla memoria di Alessandro Morricella.

Le cause che hanno provocato l’incidente in cui è morto Morricella non sono ancora note. In sostanza, l’incidente potrebbe accadere di nuovo. Per questo, i giudici avevano disposto lo stop all’altoforno. Una decisione sacrosanta e volta alla tutela degli operai.

E Renzi che fa? Pur di portare avanti il suo spot elettorale di salvatore dell’Ilva dà all’azienda di riaprire l’altoforno della morte a patto che presenti ‘in termini stringenti’ un piano per l’adozione di misure aggiuntive sulla sicurezza del lavoro. Nessuna certezza sui tempi, in sostanza, pur sapendo bene che anche un giorno in più di attività dell’altoforno senza che sia stata adottata un’adeguata contromisura potrebbe costare la vita di un operaio. Una vergogna omicida.

***

Il terzo del presidente dell’ associazione ambientalista Peacelink Antonello Marescotti:

PEACELINK

Non appena sarà disponibile il testo del nuovo decreto, che priva gravemente la magistratura dei poteri di tutela che le sono propri, PeaceLink lo invierà ai competenti organi europei perché l’Italia sia deferita alla Corte di Giustizia dell’Ue.

Contemporaneamente prepareremo un dossier aggiornato per Amnesty International in cui vogliamo documentare come il governo italiano stia ripetutamente calpestando a Taranto i diritti umani.

Nel luglio del 2004 a Genova, nel quartiere di Cornigliano, accadde un grave incidente nell’altoforno dell’Ilva di Genova. Provocò una grave fuoriuscita di ghisa, un incendio, una dozzina di feriti e una profonda impressione in fabbrica.

I lavoratori scesero in sciopero e il sindaco di Genova chiese lo smantellamento dell’area a caldo e la contemporanea riallocazione dei lavoratori.

A Taranto invece il governo decreta con legislazione d’urgenza non il fermo dell’altoforno, ma il fermo della magistratura. Tale legislazione d’urgenza mira non ad applicare il principio di precauzione ma a far proseguire il pericolo. Siamo di fronte ad un mondo rovesciato. Siamo di fronte ad un inquietante caso di razzismo ambientale, che prevede la prosecuzione a tutti i costi a Taranto di quelle attività pericolose che sono state rifiutate a Genova.

***

Sul web in queste ore è tutto un fiorire organizzativo, nei gruppi e nei personaggi di riferimento tarantini. Si discute di come si possa reagire a tutto questo che abbiamo cercato di delineare e di ricostruire.

La rabbia è tanta. Per esempio, sempre Rosa D’ Amato, sulla sua pagine Facebook ha scritto:

“BASTAAAAA! SIETE DEI CRIMINALI, GOVERNO ILLEGITTIMO, CRIMINALE ed ASSASSINO!”.

Comunque non finisce qui. Attendiamo sviluppi, sia per quanto riguarda la sorte dell ‘Ilva, sia, a margine, per l’ assurdo pasticcio istituzionale.

Due questioni ugualmente importanti. Si tratta di sapere se siamo condannati a morire di progresso, e se viviamo ancora in uno Stato di diritto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Cronaca

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