INCREDIBILE. LA DEA MINERVA RITORNA ALLA LUCE: UN MONITO PER CHI VORREBBE DISTRUGGERE I ‘SUOI’ ULIVI? SIMBOLOGIA A PARTE, DI SICURO E’ LA CONFERMA: FU PROPRIO CASTRO IL PRIMO APPRODO DI ENEA IN ITALIA. UNA SCOPERTA ECCEZIONALE, CON IMPORTANTISSIME RIPERCUSSIONI PER LA STORIA, MA PURE PER LE PROSPETTIVE TURISTICHE FUTURE DEL NOSTRO SALENTO

| 4 luglio 2015 | 1 Comment

(Rdl)______Eccezionale scoperta archeologica. Nel corso di scavi condotti in collaborazione con la soprintendenza dei Beni archeologici, l’Università del Salento e il Comune di Castro nel centro del paese, tre metri sottoterra è stata ritrovata una statua raffigurante il busto di una statua di donna, dal raffinato drappeggio, di proporzioni doppie rispetto a quelle naturali.

La statua è priva della testa e di altri dettagli anatomici, ma riporta eccezionali tracce di rosso porpora. Le scoperte però proseguono: gli archeologi hanno rinvenuto anche la falange di un dito, e un braccio, pertanto c’è la fondata speranza di poter trovare anche gli altri elementi mancanti. Se si riuscisse a ricomporla, la statua risulterebbe alta almeno quattro metri.

Si tratta con tutta probabilità della dea Minerva, dea romana della lealtà, delle grandi virtù, della “guerra giusta”, della strategia, delle tessitura e la protettrice degli artigiani, trasfigurazione della dea greca Atena: ciò conferma l’ esistenza in loco di un tempio dedicato alla dea. Sempre con sufficiente margine di approssimazione, l’ opera è databile IV secolo avanti Cristo.

Il sindaco di Castro, Alfonso Capraro, ha già dichiarato che conta di esporla al pubblico già il prossimo inverno.

A dare ancora maggiore valore alla scoperta di oggi, la presumibile conferma che è proprio Castro il luogo dell’ approdo di Enea in Italia, secondo la mitologia e soprattutto la poesia di Virgilio.

Secondo quanto si legge nell’ Eneide, al libro III, ai versi 530, 532, nel racconto di Enea, il suo primo approdo in Italia è così descritto:

Crebrescunt optatae aurae portusque patescit

iam propior, templumque adparet in arce Minervae.

Vela legunt socii et proras ad litora torquent

vale a dire: “Si gonfiano i venti tanto desiderati e già il porto si rivela vicino, appare il tempio sulla rocca di Minerva. I compagni legano le vele e volgono le prue verso la spiaggia”.

Molti documenti dell’ antichità attestano che quel porto descritto da Virgilio al riparo, curvato ad arco fra le rocce battute dai venti e dai flutti, sia quello dell’ antico presidio ( “castrum”) dei Messapi, circondato da alte mura, più volte distrutte e ricostruite, comunque con tracce evidenti ancora oggi.

Ne parla la più antica carta geografica propriamente detta del mondo antico, la tavola peutingeriana, copia del XIII secolo di un antico documento di epoca romana risalente al IV secolo d. C.

Ancora prima, nel I secolo a. C. l’ erudito Marco Terenzio Varrone aveva attestato in un passo rimasto delle sue opere che Enea era sbarcato in Italia “in castrum Minervae nobilissimum”, in un nobilissimo luogo fortificato per la dea Minerva.

Il professor Franco D’ Andria, docente di Archeologia all’Università del Salento e direttore dell’Istituto dei beni archeologico e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche, aveva anche descritto anche i resti di un tempio alla dea Minerva alto sette metri precedentemente rilevati dai suoi archeologi.

Il ritrovamento di oggi è dunque la prova decisiva, che dovrebbe assegnare a Castro in maniera definitiva questo “primato” conteso da altre località, sia pugliesi, sia di altre regioni, importanti per tanti motivi, non solamente culturali propriamente detti, ma pure turistici e commerciali.

Sono in molti a sostenere che si tratti di una scoperta destinata a cambiare la Storia dell’ intero Salento.

L’ artista Tania Pagliara ci vede  poi un risvolto simbolico di stringente attualità: “Atena svela il suo tempio ed il suo busto a Castro, mentre gli umani distruggono le sue sacre creature: gli ulivi”.

Infatti, è utile ricordare che gli ulivi erano piante sacre nella Grecia classica, ed erano considerate protette dalla dea Atena, alla quale erano dedicate. Come detto, nella mitologia romana la dea Minerva era la trasposizione della dea Atena. Insomma, che sia riapparsa proprio ora sulle nostre terre assume un valore simbolico, una specie di monito sacro a chi gli ulivi vorrebbe distruggere, con la “scusa” della Xylella.

 

 

Category: Cronaca

Comments (1)

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  1. Nadia Amico ha detto:

    Spettacolareeeeeeeee

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