MALEDETTI POP – UP, STATE UCCIDENDO I SITI INTERNET

| 8 dicembre 2015 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Avrei voluto sbagliarmi. E invece…Avrei voluto che quanto avevo notato e mi aveva fatto riflettere con amarezza, fosse stato riferibile alle mie scarse capacità tecniche, o alle bizze del mio computer: avrei voluto che si fosse trattato di un fatto personale, insomma. E invece no, oramai ne sono sicuro, dopo impari, ripetute, accanite lotte per mettere la password sulla casella di posta, o per trovare un link per una ricerca.

Da un po’ di giorni a questa parte certi siti sul web, peraltro di informazione, o intrattenimento (e oramai gran parte dell’ informazione e dell’ intrattenimento passa attraverso internet) sono rallentati, nella migliore delle ipotesi, se non bloccati, addirittura, comunque inficiati, resi difficilmente utilizzabili, da una pubblicità sempre più invadente e invalidante.

Menti raffinatissime hanno predisposto meccanismi per cui sei costretto a subire le inserzioni, in luogo di quello che volevi vedere, non solo, ma a volte addirittura le inserzioni stesse annullano e sostituiscono i contenuti, oltre a rendere difficilmente utilizzabili i siti stessi, con i loro riquadri sovrapposti ai contenuti praticamente ineludibili, i filmati che si accendono automaticamente, le astuzie meschine per far aprire i propri messaggi, anziché quanto desiderato.

In molti casi bloccano proprio il funzionamento, costringendo a rifare il collegamento, qualche volta bloccano proprio l’ intero sistema, con tutti i file che si trovano aperti.

Pop-up, banner e quant’altro come diamine si chiamano simili marchingegni infernali e coercitivi hanno già cominciato ad attaccare, limitare, restringere e costringere quello spazio di libertà assoluta che avrebbe dovuto rimanere internet per sempre, per sottometterlo invece al servizio del consumismo, dell’ omologazione, della globalizzazione, e quindi del potere.

Che cosa avrebbe detto Pier Paolo Pasolini della pubblicità dei tempi nostri?

Ritornano oggi ancora con più forza di allora, dopo quaranta anni, le lucide polemiche – come non ricordare quella contro i jeans blasfemi? – e le straordinarie profezie che seppe delineare allora, quando di televisione ce n’ era una sola, pure in bianco e nero, esisteva solamente “Carosello”, i giornali mettevano inserzioni misurate, e tutto il resto che ci tormenta adesso non esisteva proprio?

Tanto però gli era bastato per intravvedere nella pubblicità uno strumento del tentativo allora in atto dell’ omologazione, della civiltà dei consumi, come egli le chiamava, mancandogli il termine contemporaneo di omologazione, di dominio, distruzione e asservimento, delle identità e delle differenze.

Il consumismo, così scriveva “è la tendenza, tipica delle economie caratterizzate da un alto livello di benessere, e rafforzata dalle tecniche pubblicitarie, a un uso accelerato di beni anche non necessari, i quali vengono proposti e assunti come simbolo di prestigio sociale“.

Ora, già Epicuro duemilatrecento anni fa parlava dei bisogni indotti che generano infelicità, d’ accordo.

E, sia chiaro, non c’è l’ abbiamo con quella pubblicità corretta e utile che dà informazioni commerciali, quale comunicazione, e che, in varie forme, serve da motore dinamico, soprattutto in momenti di crisi come questo.

Non voglio mica darmi la zappa sui piedi, ci mancherebbe altro: per esempio, la pubblicità è per leccecronaca.it come per altri organi di informazione che hanno rinunciato a contributi pubblici, cioè partitici, è la principale, se non l’ unica, fonte di introiti con cui potersi reggere in piedi.

Fra parentesi, mai e poi mai ci adegueremo alla pubblicità coercitiva e selvaggia che ha preso piede negli ultimi tempi e lasciamo ad altri simile accettazione, che si ritorce contro i loro lettori, i quali sapranno presto ben come regolarsi.

Ce l’ abbiamo con quella pubblicità che ha finito di essere un contorno, un’ appendice, uno strumento, per i mezzi di comunicazione di massa su cui appare, e ne ha invece assunto il controllo, a tal punto, da limitarne la natura stessa, deteriorarla e diventarne protagonista.

Questo nemmeno Pier Paolo Pasolini avrebbe potuto prevederlo.

Eppure, ci siamo già.

Prendiamo le televisioni.

Oramai è pressoché impossibile guardare, non vedere, guardare, un film, massacrato da interruzioni prolungate e insistite.

Ma c’è di peggio. La pubblicità, sempre più becera e ripetitiva, ha invaso anche gli spazi dell’ informazione e i programmi per bambini, sacri fino a poco tempo fa. Infine, lo schermo stesso viene adoperato per lanciare altre inserzioni.

Tutto ciò – si badi bene – pur in presenza di leggi, che un qualche limite pur ponevano, per arginare l’ invadenza, ma che non si sa che fine abbiano fatto.

Ma il peggio deve ancora venire, e purtroppo sta arrivando già, e già arrivato, su internet, dove non ci sono leggi e dove non c’è difesa.

Per fare un solo esempio di mezzo già limitato e inficiato dalla pubblicità tecnicamente devastante, il popolarissimo e per tanti versi utilissimo “Facebook”, di cui sta svanendo la magia, proprio a causa dell’ invasione aliena. Per qualche milione di dollari in più, rispetto a quelli che già ha, Mark Zuckerberg sta distruggendo il giocattolino che egli stesso aveva creato, per assecondare l’ avidità egoistica sua e dei suoi soci.

Il rispetto degli utenti dovrebbe essere un imperativo categorico per un sito come questo e invece di rispetto ce n’è sempre meno.

Poi, le aziende inserzioniste ci mettono del loro, a rendere invivibile il sistema. Anche qui, un solo esempio per tutti: Sky, che massacra i poveri utenti con i suoi diabolici marchingegni, per cercare nuovi abbonamenti.

Il villaggio globale preconizzato e spiegato da Marshal McLuhan si sta trasformando in un allevamento di polli in batteria e lo spazio di libertà espressiva e creatrice di internet teorizzato dal suo allievo Derrick de Kerckhove, in una prigione globalizzata.

 

 

Category: Cronaca

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