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XYLELLA: UNA RICERCA INCOMPIUTA SOSTIENE CHE SIA LA CAUSA DEL DISSECCAMENTO, MA LA SCIENZA NO

| 31 marzo 2016 | 4 Comments

di Eleonora Ciminiello_____A pochi giorni dalla pubblicazione del Piano Regionale, necessario ad affrontare il problema del Disseccamento Rapido degli Olivi, appare un articolo dell’European Food Safety Authority (EFSA) che informa della presenza di un documento che altro non è se non il risultato di un contratto fra EFSA e l’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Centro Nazionale delle Ricerche di Bari.

Come ogni cosa che riguarda Xylella Fastidiosa tutto si genera nel 2013, come è riportato nello stesso report pubblicato da EFSA, quando l’Ente avrebbe ricevuto il mandato da parte della Commissione Europea DG SANCO n. 2013-0321, per reperire maggiori informazioni riguardo il batterio ritrovato in Puglia.

Nel particolare, andando a cercare in cosa consta il mandato del DG SANCO, si nota come esso consista in una lettera, inviata dalla commissione l’11 novembre 2013, all’interno della quale l’Autorità richiede ad EFSA di produrre una lista delle piante ospiti di Xylella conosciute, di identificare le possibili modalità di introduzione e diffusione di Xylella e le misure per prevenirle, ed infine la valutazione dei suoi effetti sul territorio.

A tale richiesta EFSA replica con due lettere: la prima di avvenuta ricezione, la seconda per informare il DG SANCO che la sua richiesta sarebbe stata sottoposta all’incontro plenario che si sarebbe svolto fra il 20 e il 23 novembre dello stesso 2013. Con ogni probabilità è proprio durante questo incontro che emerge la necessità di affidare ad un gruppo di ricercatori il compito di dare delle risposte al DG SANCO della Commissione Europea.

La cosa un po’ strana è che dal novembre 2013 al luglio 2014 tutto tace. La trasparenza del portale EFSA ci conduce a luglio 2014 quando viene lanciata una gara d’appalto per l’aggiudicazione di un progetto pilota su Xylella Fastidiosa per ridurre le incertezze sulla valutazione del rischio.

Secondo quanto riportato sul portale EFSA il bando viene lanciato a luglio 2014, la scadenza per la presentazione della domanda è prevista per il 24 luglio, ma viene pubblicato il 3 novembre 2014. Un’incongruenza? Un errore di battitura? Non lo sappiamo, certo è che se fosse stato pubblicato a novembre 2014 ed aveva scadenza a luglio 2014 non potevano partecipare in molti, se non chi fosse realmente a conoscenza dell’esistenza del bando.

È il dipartimento IPSP-CNR di Bari ad aggiudicarsi la gara. A comunicarlo è EFSA stessa il 13 agosto 2014. Il bando prevede un finanziamento di 60.000€ che il dipartimento del CNR di Bari dovrà spartire con il DiSSPA di Bari e il CRSFA – Basile Caramia.

Fra gli attori coinvolti nella ricerca ritroviamo a dirigere la ricerca Maria Saponari, indagata dalla procura di Lecce, assieme ai principali membri dello staff che compaiono sul portale ufficiale dell’IPSP-CNR, ovvero Vito Nicola Savino e Donato Boscia.

La ricerca, da quanto si può leggere sul portale EFSA doveva chiudersi nel 2016, ma nella giornata di ieri si è negoziato sulla possibilità di portarla avanti: oggi si legge che il progetto si chiuderà a marzo 2017.

Attraverso tale studio, i ricercatori del CNR di Bari vorrebbero dimostrare che alcune varietà di Olivo, prima fra tutte la Cellina di Nardò, disseccherebbero più di altre. Puntando ancora sulla resistenza di alcune specie, pensano forse di far spazio agli interessi mai sopiti di sostituzione dei monumentali di Puglia con ulivi brevettati proprio dall’Università di Bari, e rinominati Lecciana? Il denaro varrà più della scienza?

Lo studio, proposto come la risposta certa ed incontrovertibile della patogenicità di xylella fastidiosa per gli ulivi, in realtà risulta essere non una pubblicazione scientifica, bensì uno studio, come tanti, uno studio non sottoposto al vaglio della comunità scientifica, ma semplicemente consegnato ad un committente che aveva pagato per eseguirlo.

Fra l’altro è uno studio assolutamente incompleto: nell’arco di 12 mesi non si stabilisce la patogenicità di un batterio su una specie vegetale, al massimo ci si può fare un’idea. Ed allora se dei luminari hanno portato avanti questa ricerca, perché l’hanno presentata, in accordo con EFSA, come la scoperta del secolo? Non sapevano gli illustrissimi che per definire una ricerca come una pubblicazione rigorosa era necessaria l’approvazione della comunità scientifica? Non conoscono l’iter del rigore scientifico? Immaginiamo di sì. Ed allora ci chiediamo, perché? Per confondere le idee ai contadini salentini? Per mostrare che in fondo, restano scienziati degni di nota? Per mostrare che “qualcosa” è stato fatto?Perché? Non lo sappiamo, ma la nostra domanda diviene più pressante soprattutto in virtù del fatto che nonostante, questa ricerca sia sbandierata come una prova che xylella sia la causa del disseccamento degli ulivi, la realtà dei fatti è che i test di patogenicità non sono stati pubblicati, né valutati da nessuno, né approvati: NON ESISTONO.

Vorremmo inoltre chiedere ad EFSA se i focolai oggetto di applicazione della decisione UE sono stati debellati? E, come mai sino ad oggi EFSA non ha portato avanti progetti sull’efficacia della strategia proposta sino ad oggi? A nostro avviso, non facendolo dimostra di aver perso anni impedendo nei fatti ad altre linee di ricerca alternative di avere dignità nel dibattito, una dignità che questi ricercatori potranno ottenere da pubblicazioni referenziate, lontane dai finanziamenti “a senso unico” promossi da EFSA.

Sarebbe curioso però capire se durante gli studi per comprendere la causa del disseccamento lo staff di ricerca abbia eseguito delle analisi chimiche sugli ulivi sottoposti a test, e se le medesime analisi chimiche siano state eseguite sui terreni in campo e sulla terra utilizzata in serra. Sarebbe curioso sapere se le serre erano coibentate ed ermetiche, sarebbe interessante sapere se le operazioni sono state filmate.

Sarebbe quindi importante avere la certezza che fra tutte le possibili cause sia solo xylella quella effettiva. 

Intanto, forse perché anche EFSA, pur non essendo un organismo scientifico, si è resa conto che quello studio così com’è stato presentato non ha alcun valore probatorio, il progetto è stato prolungato.

Così come intanto, per cercare di capire come fermare il potenziale insetto vettore al medesimo dipartimento IPSP-CNR di Bari, EFSA ha accordato, con contratto RC/EFSA/ALPHA/2015/01, altri 298.650,00€, che si aggiungono ai 6 milioni ed 850mila euro finanziati dalla Commissione Europea per la scoperta delle specie resistenti.

Nel frattempo, EFSA il 7 marzo e l’11 marzo 2016 ha richiesto l’opinione scientifica di esperti sul tema della xylella fastidiosa: gli incontri si dovranno tenere il primo entro il 31 marzo, il secondo entro il 30 giugno.

Potrà questo documento incompiuto essere considerato rilevante? E se sì, in quale forma?

E i giorni passano, ed il necessario per stabilire cause e concause del disseccamento non sono state prese ancora in esame da nessuno. A chi servirà tutto questo?

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Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica, reportage

Comments (4)

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  1. Cristian Casili, consigliere regionale M5S - tramite redazione ha detto:

    Che il batterio fosse presente nel Salento e svolgesse un ruolo all’interno del complesso del disseccamento dell’Ulivo lo sappiamo da molto tempo.
    Tant’è che da mesi siamo chiamati a rispettare e subire le inutili e dannose misure di lotta obbligatoria imposte dall’UE al netto degli abbattimenti dei Piani Silletti scongiurati dai decreti della magistratura leccese.
    Che siano poi gli stessi indagati a svolgere le indagini questo mi lascia alquanto perplesso.
    Nel pieno rispetto del lavoro fatto dai ricercatori mi sembra più che evidente che gli stessi possano essere emotivamente condizionati delle indagini in corso.

    Questi testi di patogenicità non hanno cambiato molto rispetto a quanto già non si sapesse sul batterio se non includere il Leccino all’interno delle cultivar che si infettano anche se più lentamente ed escludere invece piante come Leccio, agrumi e viti che sono risultate immuni a seguito dell’ inoculazione del batterio.
    A questo proposito, ora che abbiamo queste informazioni su Leccio, agrumi e viti ci chiediamo perché non si pensi di dare subito e finalmente respiro ad un settore vivaistico che è stato messo in ginocchio per il blocco di queste specie che si collocano all’interno di un settore agricolo che vale milioni di euro.

    Aspettiamo di vedere come sono stati validati i dati dei test di patogenicità e, se vogliamo seriamente comprendere il fenomeno del disseccamento dell’Ulivo, smettiamola con le contrapposizioni tra ‘tifoserie’ e diamo un senso all’olivo e all’olivicoltura salentina che di questo passo senza reddito è destinata comunque a morire.
    Il resto sono tutte chiacchiere da bar perché con il batterio si dovrà convivere senza se e senza ma.
    Sia chiara una cosa: l’eradicazione del batterio è oggi impossibile e questo lo sanno bene tutti i ricercatori impegnati nella predisposizione dell’imminente piano degli interventi.

  2. Daniela Donno, senarice M5S- tramite redazione ha detto:

    Il Report commissionato dall’Efsa mostra tutti i suoi limiti. L’implementazione della ricerca sul caso Xylella fastidiosa con risultanze, dati e ulteriori ricerche scientifiche provenienti anche dalla comunità internazionale è una strada obbligata per provare a delineare un quadro preciso, ma in questo documento non è stata perseguita.
    Lo abbiamo chiesto fin dall’ inizio e ribadiamo la necessità di aprire lo studio sul disseccamento rapido degli ulivi a contributi più ampi sotto il profilo della sperimentazione e della ricerca.
    Richieste cadute nel vuoto, avvalorate dalla magistratura pugliese e che non ci stanchiamo ancora una volta di rinnovare.
    È utile un allargamento del confronto con ricercatori che abbiano diverse competenze, che affrontino la questione con un approccio metodologico utile a valutare sia le singole cause e concause, sia l’intera fenomenologia della fitopatia.
    Questo Report è denso di ombre inquietanti. Intanto è stato redatto da un ristretto gruppo di lavoro locale ed è carente dei necessari contributi della comunità scientifica internazionale, che per noi sono imprescindibili.
    Inoltre, tra gli autori figurano Maria Saponari, Donato Boscia e Vito Savino: nomi noti alla Procura di Lecce perché indagati per diffusione della malattia delle piante, violazione delle disposizioni in materia ambientale, falso materiale e ideologico, getto pericoloso di cose e distruzione di bellezze naturali. Delle ipotesi di reato che gravano come macigni, pur volendo essere assolutamente garantisti nei confronti degli indagati.
    Al ministro Martina ho già chiesto di valutare la sussistenza di elementi di conflitto e di inidoneità tra gli incarichi ricoperti dal personale di ricerca e l’indagine in corso con una interrogazione del 16 febbraio. Un progetto, dunque, che già da tempi non sospetti non ci convinceva fino in fondo, e che oggi più che mai mostra delle evidenti falle.

  3. Lupi Salentini Per L'Ambiente ha detto:

    E’ molto grave che un Istituto Europeo
    si esprima senza
    “dimostrazioni scientifiche ”
    perche’ pur presupponendo
    che xylella come batterio esista e che sia
    l’unico responsabile a
    provocare pochi danni
    alle produzioni olivicole
    visto che inciderebbe solo sulla quantita’ del raccolto
    E non Certo sulla qualita’ dell’Olio prodotto
    Non si comprende
    l’Accanimento contro Foresta degli Ulivi…
    che comporterebbe deforestazione come espresso…
    Cosa Molto Piu’ Grave
    ed Impattante su Popolazioni e sullo stesso Clima e Ambiente !
    Mettendo a rischio una produzione d’Eccellenza come Olio Extravergine
    base della dieta Mediterranea Tanto Elogiata e Decantata
    per sue peculiarita’ Nutrizionali e Organolettiche e legate a longevita’
    della Popolazione !

  4. uccio ha detto:

    Signora lei ha colto nel segno. Gli studiosi al pari di altri professionisti rispondono a chi lo paga.

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