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DIARIO DEL FESTIVAL DEL CINEMA EUROPEO DI LECCE / DALL’ OCCHIO AL CUORE / ELIO GERMANO, L’ANTI-REALITY DEL CINEMA CAMALEONTICO

| 21 aprile 2016 | 0 Comments

di Annibale Gagliani______

Che dire di Elio Germano? Innanzitutto per chi non lo conoscesse parliamo di un camaleontico attore, romano doc e che di certo non ha il fisico di Alain Deloin. Badate bene a queste tre presupposizioni, poichè sono angolari.

A soli 36 anni, portati come un rugantino, ha già conquistato Cannes con l’interpretazione “umana” di “La nostra vita”, evento rarissimo per un italiano che si avventura nella patria dei guasconi anti-bidet.

E poi ancora il David di Donatello a Taormina e l’Ulivo d’oro al Festival Europeo di Lecce questa settimana, riconoscimenti strameritati e umilmente messi in saccoccia.

Lo guardi e pensi di aver a che fare con un guy british dal capello rossiccio e dagli occhi magnetici, ma se poi lo ascolti ti rendi conto di quanto sia bravo sto ragazzo.

È romano vi ho detto, con inflessione dialettale annessa e rap di strada nel tempo libero menato per il sodalizio “Bestie Rare”. E poi? Arriva il momento in cui si trasforma vestendo i panni dell’attore: uno dei pochi che riesce a mimetizzarsi nelle venature più profonde della maschera con estrema facilità.

Il suo profilo si presta ad una versalità fuori dal comune per il panorama italiano e ciò rappresenta la nota di merito più indiscutibile.

Passa dal pazzoide omicida di “Nessuna qualità agli eroi”, al latin lover sofferto di “Il giovane favoloso” fino ad arrivare all’eroe indomito che aleggia nel sottoproletariato di “La nostra vita”.

Davveo un bel messaggio ha dato all’incipriato pubblico della città barocca: prima di prendersi l’applauso dei paganti del Multisala Massimo è andato a trovare fraternalmente i detenuti della Casa  circondariale leccese.

Non ha fatto mancare il suo docile abbraccio a coloro che hanno commesso errori madornali durante il cammino, ma che sono pur sempre esseri umani, e ciò rappresenta una regola da rispettare indistintamente. Il diritto alla decenza non si dovrebbe negare a nessuno. È uguale per i bancheri, per i contadini o per chi vive sbarrato h 24.

Don’t forget it!

In serata poi, braccato dall’esperta cinematografica Laura Delli Colli, Germano ha evidenziato il valore della gavetta, ponendosi come un vero e proprio prodotto di spettacolo “anti-reality”.

Lui ha lustrato il suo percorso con fiori di pesco e cicatrici fiere grazie a figure spaventosamente didattiche come Scola, Monicelli, i fratelli Vanzina e Ozpetek. Avrà sicuramente avuto fortuna a formarsi con tali modelli, ma per tutto il resto il merito è suo.

Un plauso a quelle maniche sempre alzate e allo spirito perennemente attivo che traspare dalle acerbe rughe. Impegno sociale, stile acqua, salame e sapone, e soprattutto lavoro duro: la storia di un ragazzetto nastrato con l’oro e l’alloro.

L’anti-reality del Cinema italiano è una delle apparizioni più leali di codesto Festival, che volteggia nel microcosmo lupiae con molti dubbi e rarefatta eccitazione.

 

Category: Costume e società, Cultura, Eventi

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