UN APPENDINO PRONTO PER SISTEMARE IL RINNOVAMENTO, I RAGGI DELLE CINQUE STELLE DA ROMA PER LA LIBERAZIONE DALLE CASTE DEI PRIVILEGIATI E DEGLI AFFARISTI. A SALVINI IL COMPITO DI LIBERARSI DAL BERLUSCONISMO E DI AVVIARE CONVERGENZE PARALLELE

| 6 Giugno 2016 | 6 Comments

di Giuseppe Puppo______

Possiamo cantarcela e suonarcela in tutti i modi, ma di questa tornata amministrativa, però  sicuramente, per tante ragioni, dal profondo significato politico, al netto delle cento città e dei mille comuni, la notizia all’ attenzione nazionale, con straordinaria eco mediatica all’ estero, l’ attesa, il focus dei risultati e commenti, è Roma, la capitale.

I risultati dicono che la candidata del M5s Virginia Raggi è oltre il 35%, quello del Pd quasi al 25% e se la giocheranno al ballottaggio, da cui rimane fuori, proprio a Roma, città tradizionalmente di destra, proprio il centro – destra: non so in quale sub protocollo del “nazareno” bis o tris stesse scritto, ma Silvio Berlusconi la sua missione, ondeggiando a fare confusione dall’ inquisito Bertolaso, all’ insipido Marchini, l’ ha compiuta.

Dicono, i numeri, che sempre il M5S raddoppia i voti a Roma rispetto agli ultimi, pur ottimi, risultati politici disponibili del 2013, e li quadruplica addirittura a Torino, e in entrambe le metropoli diventa il primo partito; del resto, anche se in misura minore, cresce ovunque.

Forza Italia è ridotta un po’ dappertutto a partito residuale del 5%, tranne che nella culla del berlusconismo, Milano, dove arriva al 20%, unica eccezione, ad un trend che appare consolidato e irreversibile, come pure consolidato e, almeno al momento irreversibile, è la crescita generalizzata della Lega.

Vistoso calo generalizzato e grande sofferenza diffusa per il Pd.

Ma, dicevo, è Roma caput Italiae e caput mundi: mentre scrivo sto dando un’ occhiata ai siti delle televisioni mondiali e tutte, un vero e proprio spettacolo, grandi quotidiani internazionali compresi, parlano solamente dell’ exploit di Virginia Raggi, in russo, in cinese e in tutte le lingue del mondo.

Ora, intendiamoci, fra quindici giorni, ai ballottaggi, tutti ripartono da zero e tutto può ancora succedere, con varianti vecchie, come l’ astensionismo, e nuove, come la sempre più diffusa tendenza anarchica e ribelle, sempre meno orientabile e influenzabile, dell’ elettorato, di quelli che, e giustamente, comunque a votare ci vanno.

Rimangono però i numeri, e i relativi significati oggettivi di questo primo turno.

Quello che mi pare più significativo, è che il Movimento 5 Stelle si sta allontanando dal guado in cui per un po’ è rimasto, fermo a metà, dalla riva della protesta, all’ approdo della proposta.

Parole ribelli che stanno diventando sempre più credibili, si fanno proposta concreta e sfondano nell’ attenzione generale, cui offre una seria, composta, garbata e, sia pur nella semplicità, articolata alternativa ai privilegi, alle inadempienze, agli affari e agli affarismi delle varie caste dei privilegiati del sistema.

I raggi di Roma oggi questo scenario illuminano.

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A me però il risultato più eclatante pare quello di Torino, dove, come detto, il M5S supera il Pd per numero di voti, e una perfetta sconosciuta, ma compente, quanto modesta e appassionata cittadina imprestata alla politica, nello spirito del suo Movimento, Chiara Appendino, costringe Piero Fassino ad un ballottaggio ugualmente tutto da giocare all’ ultimo voto, pronta a far sistemare con sé una vera e propria rivoluzione.

Forse perché ci ho vissuto trent’ anni, ma qualcosa di Torino la so. So che il Pci prima e il Pd poi a Torino detengono da settanta anni un vero e proprio sistema di potere paramafioso, che controlla istituzioni, banche, assicurazioni, logge massoniche, affari, finanza, industria grande e piccola, sanità, cultura, informazione, volontariato, tutto insomma, proprio tutto.

Ecco perché il risultato di ieri è sorprendente, e sorprendente è dire poco.

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Infine, uno sguardo al futuro, perché dobbiamo imparare a essere lungimiranti, lungi miranti, quelli che guardano lontano. Più che al presente, bisogna pensare al domani, e anzi al dopodomani.

Al di là dei risultati dei ballottaggi del 19 giugno, la vera partita, la madre di tutte le battaglie, si giocherà a ottobre: se vinceranno i sì, ci terremo Matteo Renzi per un ventennio, e tutto tornerà come prima, peggio di prima; se vinceranno i no, se ne andranno a casa, e si aprirà una fase nuova di opportunità concrete per tutti i cittadini, passando da a quel punto necessarie elezioni politiche anticipate.

Sia nello scenario immediato, sia in quello più prossimo, sia in quello ipotetico e più lontano, il ruolo della Lega e di quelli con Salvini è fondamentale.

Non si tratta di fare accordi, né sopra banco, né sottobanco; tanto meno alleanze. Si tratta di ritrovarsi sui contenuti e di combattere insieme, marciando distinti, separati, ma su convergenze parallele, le piccole battaglie dei ballottaggi prima, la madre di tutte le battaglie poi, infine di operare sui fatti nell’ ipotetico scenario futuribile di un nuovo Stato e di nuove, vere, reali opportunità per tutti i cittadini, che aspettano giustizia sociale, reddito di cittadinanza, opportunità di lavoro, fine di sprechi e privilegi.

Intanto – e i prossimi mesi saranno illuminanti – Matteo Salvini è chiamato a liberarsi definitivamente dal berlusconismo, una volta e per tutte, se ne sarà capace, e qui si gioca la credibilità, perché oramai ne è diventato del tutto incompatibile.

Poi, a capire che centro – destra, destra, sinistra, oramai non significano più niente. Lo scontro in atto è solo fra “vecchia politica partitocratica/ comitati di affari/ lobby/ alta finanza internazionale” da una parte, e “percezione di una nuova modalità /tentativi di superamento delle oligarchie / sovranità popolare / partecipazione organica dei cittadini” dall’ altra, e ciò non solamente in Italia, ma un po’ dappertutto in Europa.

Poi, nei fatti, ad appoggiare la rivoluzione a Cinque Stelle già in atto e dare un apporto che in tante occasioni potrà essere decisivo.

Ha cominciato bene. Più di tanti politici, l’ ultimo, pochi mesi addietro, il goffissimo tentativo di Michele Emiliano in Puglia, ha capito che con il M5S non si fanno alleanze, o accordi. Ci si confronta, si partecipa, pur nella differenza di sensibilità e di riferimenti culturali, come sulle trivelle, sulle energie alternative, sull’ euro, sul debito e sulle manovre dell’ alta finanza internazionale.  Poi, ha smesso di chiamarli “grillini”, e di partecipare al coro stonato delle accuse infondate, delle litanie false e bugiarde, che gli altri continuano a proferire. Infine, aveva già detto prima, che al ballottaggio da cui dovesse rimanere fuori, appoggerà il candidato del Movimento.

Vedremo già nei prossimi giorni, più che altro nei prossimi mesi, dove queste convergenze parallele in atto ci porteranno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

Comments (6)

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  1. redazione ha detto:

    Oggi martedì 7 giugno, Matteo Salvini a “Radio 24”:

    “Ho tanti difetti, ma non cambio idea ogni 15-20 giorni. A Roma voterei per la Raggi e lo stesso discorso vale per Torino.
    Non sono proprietario dei voti di nessuno e non farò appelli al voto ma se qualcuno mi chiede un consiglio, gli dico cambiare.
    Cambiare chi ha mal gestito Roma e Torino. E dunque non votare mai per uno del Pd e mettere alla prova i 5Stelle. Gli darei il mio voto sia a Roma che a Torino”.

  2. redazione ha detto:

    Oggi mercoledì 8 giugno, Alessandra Mussolini al “Messaggero”:

    “..E perché dovrei essere depressa? Perché non sono stata eletta al consiglio comunale? Mica dovevo andare al Campidoglio, anche se ero capolista di Forza Italia.
    La mia missione, per volere di Berlusconi, era un’altra. Impedire l’accesso della Meloni al ballottaggio. E siccome siamo riusciti a tenerla fuori, altro che depressa: io sono contenta. Anche se le elezioni, per Forza Italia e per Marchini, potevano andare meglio… Quando ci sono le imprese scomode e difficili, Berlusconi chiama sempre me e io, che gli sono affezionata e fedele, non mi tiro indietro. Sono stata un samurai contro la Meloni. Ho fatto una kamikazzata e l’ obiettivo è stato colpito…L’ abbiamo rottamata…Berlusconi domenica notte mi ha telefonato e mi ha detto: Brava”

  3. Federica De Benedetto, Forza Italia ha detto:

    Non posso condividere l’analisi del voto di chi legge il risultato del centrodestra con ottimismo. Il risultato milanese non basta, infatti, a cantar vittoria.
    Tutto il nostro sostegno ai candidati impegnati nei ballottaggi, ai quali non faremo mancare adeguato supporto politico e di contenuti, ma chi parla oggi di successo è evidente abbia perso il contatto con la realtà.
    Invitiamo, infatti, coloro che si rallegrano per lo stato di salute della coalizione a partecipare ad uno dei nostri banchetti in piazza, per un salutare bagno di strada.

    A lavoro senza remore nei giorni che ci separano dal voto, dunque, ma poi dovremo pensare a ricostruire. E in tempo brevi, dal momento che abbiamo all’orizzonte la sfida complessa di Lecce 2017, alla quale non potremo arrivare improvvisando soluzioni poco credibili.
    Chiediamo gli Stati Generali del CentroDestra, quale occasione per riflettere con schiettezza e onestà sugli errori compiuti finora e sul patrimonio dal quale ripartire.
    Perché il popolo di centroDestra c’è ed è la maggioranza del Paese. Quello che manca è un programma che unisca la coalizione e che parli di sviluppo, economia e Nazione. Il tempo dei giri di parole è finito da un pezzo.

  4. redazione ha detto:

    ‘Stasera la reazione di Giorgia Meloni, affidata ai social network:

    Prima su Facebook: “Abbiamo sostenuto fin dal primo giorno che l’appoggio di Berlusconi a Marchini e a una coalizione senza alcuna possibilità di vittoria poteva spiegarsi solo con la volontà di ostacolare il centro destra e aiutare il PD di Renzi ad arrivare al ballottaggio. Chissà in cambio di quale cortesia”.

    E poi su Twitter: “Fa un certo effetto vedere una Mussolini vantarsi di una badogliata”

  5. redazione ha detto:

    Nota dell’ agenzia AGI di questa mattina______

    Anche per i vertici del Pd è ormai evidente che tra Lega e Movimento 5 stelle ci sia una saldatura per far perdere il Pd a Milano, Roma, Torino e Bologna. Prima l’endorsment di Salvini su Appendino e Raggi, poi le parole di Di Maio per il quale “bisogna punirli per quello che stanno facendo al Paese”.
    Da qui lo scontro tra Grillo e Orfini che non nasconde affatto il connubio di interessi tra pentastellati e centrodestra soprattutto nel capoluogo meneghino.
    Il presidente dem oltre a chiudere la polemica su Verdini (“Verdini no, non ha portato voti e ci ha fatto perdere in altre regioni”), attacca l’ex comico: “Fa schifo, pensa solo a far soldi”. E sia in M5s che nella Lega non si esclude affatto che arrivi un aiuto reciproco per inviare un messaggio al presidente del Consiglio il 19 giugno. Alimentando così i timori nel Pd, anche su Torino e Bologna. Renzi però è netto: A Milano – dice – “vincera’ Sala”, a Torino “sara’ premiata l’esperienze di Fassino” e comunque – osserva – “non vedo cosa c’entra l’esperienza amministrativa con il governo”.

    “Se il Pd perde a Roma e a Milano non mi dimetterei, assolutamente no”, ribadisce per poi affondare il colpo sulla minoranza dem: “Continua la guerriglia interna. Dopo i ballottaggi nel partito entriamo con il lanciafiamme. Problema sui territori? Può darsi”, aggiunge a Otto e mezzo. Renzi spiega che al momento non sono “previsti appuntamenti con il segretario al secondo turno” e rilancia sul referendum: “Se perdo cambio mestiere”.

    Ed è proprio alla partita di ottobre che guarda il fronte ‘anti-Renzi’. Il 21 giugno i senatori per il no si incontreranno a palazzo Madama e verranno invitati anche i bersaniani e i grillini per aprire la battaglia contro il presidente del Consiglio.
    FI, Lega e Fratelli d’Italia su questa partita sono compatti, già sono stati coinvolti i coordinatori provinciali dei partiti e si sta allargando il fronte anche al mondo delle associazioni contrarie al ddl Boschi. Si cercherà di costruire un asse anche con Sel per tenere a livello locale incontri pubblici insieme. Al Senato si vocifera che anche alcuni senatori di Ncd, di area meridionale, sarebbero pronti a costituire dei comitati per il No. Nessuna preoccupazione, però, sul fronte dei numeri, da parte del Pd: fonti parlamentari sottolineano che qualora gli esponenti di Ala si dovessero sfilare sarebbero disponibili altri di FI per tenere in vita il governo. Renzi comunque è convinto di vincere la scommessa e poco importa se una parte del Pd non apprezza, “saranno i cittadini a farlo”.

    C’è chi nel centrodestra rivela che si stia cercando già la disponibilità di un premier di transizione nella figura del presidente Grasso.
    “Non credo che si brucerà – ragiona il pentastellato Toninelli -. Sono certo però che metteranno su un esecutivo di un anno e mezzo per fare la legge elettorale. Ma noi non ci staremo, rispondere come a Bersani nel 2013”.
    Scenari che chiaramente vengono rispediti al mittente dai democratici. I timori che le forze anti-Renzi si possano compattare c’è, ma la convinzione è che gli elettori capiranno le differenze sul campo. “Con la Raggi – argomenta Renzi – salterebbero la riqualificazione delle periferie e le Olimpiadi”.

  6. Spartaco - tramite redazione ha detto:

    Il leader della Lega lo aveva detto: “se non arriviamo al ballottaggio appoggeremo la Raggi, il candidato del Movimento 5 Stelle”.
    In occasione della candidatura di Giorgia Meloni a sindaco di Roma, sostenuta da Fratelli d’Italia e La Lega, Matteo Salvini lo aveva preannunciato, oggi non solo lo conferma ma aggiunge, non solo a Roma ma in tutte le città dove la Lega non è al ballottaggio appoggeremo i candidati del M5S.
    A Roma Giorgia Meloni non è arrivata al ballottaggio ed è stata battuta dal candidato del PD, per pochi punti percentuale, solo perché tradita da Berlusconi che ha preferito appoggiare un signore con una storia di sinistra che ha preso meno della metà dei voti della leader di Fratelli d’Italia.

    Una campagna notevole quella fatta dalla Meloni, non solo perché è incinta, ma perché ha subito l’attacco e le menzogne che si sono concentrate su di lei, dalle televisioni e dai giornali che hanno pubblicato sondaggi falsi, sopratutto quelli della RAI, che quasi sia dovrebbe essere un servizio pubblico.
    I giornali e le televisioni, questo indubbio successo personale della Meloni lo stanno facendo passare sotto silenzio, riempiendo le trasmissioni di uomini e donne del PD, che discutono dei problemi interni a questo partito.

    Intanto Salvini ha fatto quello che tutti coloro che sono contro il sistema dei ladri speravano, appoggio incondizionato ai 5 Stelle senza chiedere nulla in cambio: Il PD ha governato ed amministrato male.
    Questa scelta sta preoccupando non poco il capo del Governo Matteo Renzi.

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