‘Più attenzione ai bambini adottati, o affidati’

| 9 Settembre 2016 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Il presidente dell’ associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie, Grazia Manni, ci scrive______

Buona scuola a tutti.

L’Anfaa augura a tutti i bambini e ragazzi buon inizio di anno scolastico.

Auspichiamo che la scuola sia sempre più attenta ai bisogni specifici di ogni bambino adottato o affidato.

Quest’anno scolastico è il primo di applicazione delle “Linee Guida su Scuola e Adozione” emanate dal Miur.

Proprio ieri abbiamo avuto un proficuo incontro con la dirigente Anna Lucia Graziuso e tutti gli insegnanti della scuola media di Lecce “Ascanio Grandi”, la prima nella provincia ad aver nominato il referente per le adozioni (nella persona della prof. ssa Cristina Di Napoli), come da Circolare Ministeriale.

Alcuni bambini adottivi, soprattutto se hanno un passato difficile, possono incontrare difficoltà di apprendimento che molto spesso hanno la loro origine in quella che è stata definita la “fatica di pensare”.

Pensiamo alle difficoltà dei nostri bambini che devono vivere il presente e tenere a bada il passato, che devono inserirsi in un contesto completamente nuovo, che desiderano e temono al tempo stesso di allacciare legami, che hanno paura di non essere accettati ed amati, che devono elaborare l’appartenenza a quella che diventerà la sua famiglia.

La famiglia però non basta, anche la scuola deve fare la sua parte.

Tutti i bambini -in particolare quelli con una storia problematica alle spalle, come i minori adottati, affidati, portatori di handicap o stranieri- dovranno capire che nell’ambiente scolastico troveranno qualcuno disposto ad ascoltarli, ad ascoltare non solo quello che sanno, ma anche quello che sentono, a valorizzare ogni diversità.

Ribadiamo la nostra disponibilità gratuita ad essere di stimolo, di approfondimento e di aiuto per tutte le scuole che volessero contattarci.

p. s.

Dite: “è faticoso frequentare i bambini”. Avete ragione! Poi aggiungete: “perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli”. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli. (Janus Korczak, pedagogo polacco morto a Treblinka insieme ai bambini ebrei dell’orfanotrofio che istituì e diresse nel ghetto di Varsavia)

 

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