SI ALZA IL GRIDO DI SAVE THE CHILDREN: IN PUGLIA I BAMBINI PIU’ POVERI D’ITALIA, IN SICILIA I MENO ISTRUITI. NEL BEL PAESE UN BAMBINO SU TRE E’ POVERO!

| 16 novembre 2016 | 1 Comment

(G.A.)______

La condizione dei minori in Italia è molto complicata, a stabilirlo è l’Atlante dell’infanzia di Save the Children. Un minore su tre è a rischio povertà ed esclusione sociale, senza contare che i bambini di quattro famiglie povere su dieci soffrono il freddo d’inverno per la mancanza di riscaldamento in casa. Bisogna osservare altresì che oltre cinque milioni e mezzo di bambini e ragazzi sotto i 15 anni vivono in aree di medio-alta pericolosità sismica e a rischio idrogeologico.

In Sicilia la piaga dell’abbandono scolastico è fortissima: un giovane su quattro tra i 18 e i 24 anni (circa il 24,3%) interrompe gli studi precocemente, prendendo solo la licenza media inferiore, a fronte di una media nazionale del 14,7%. Questa condizione di mancato sviluppo culturale mette la giovane generazione siciliana del ventunesimo secondo dinanzi a un destino quesi incontrovertibile.

Le stime che prendiamo in esame ci sono state fornite da Save the Children nel settimo Atlante dell’Infanzia a rischio intitolato “Bambini, Supereroi” e pubblicato per la prima volta da una casa editrice di spessore, nella fattispecie la Treccani. Fa sensazione come un alunno 15enne siculo su tre non raggiunge le competenze minime in matematica e in italiano, come  più di un bambino o ragazzo tra i 6 e i 17 anni su due non legge nemmeno un testo all’anno. Queste giovanissime risorse di un Bel Paese avaro di attenzione, sono esposte al pericolo povertà ed esclusione sociale anche a causa del titolo di studio dei rispettivi genitori, e questo accade almeno per sei minori italiani su dieci (la Sicilia è prima in questa speciale graduatoria, in basso all’articolo possiamo notare i risultati statistici di Save The Children).

In Puglia poi la percentuale dei bambini e dei ragazzi (fino al diciottesimo anno di età) che risulta in povertà relativa cresce, superando di molto la media italiana: il 32% rispetto al 20% nazionale, tralasciando enormi dubbi sull’operato sociale degli anni passati nella Regione. Analizzando l’indagine la povertà diffusa e i servizi mancanti – che spesso caricano tutta la spesa sulle spalle delle famiglie – hanno portato il Mezzogiorno d’Italia a percentuali che nella storia si toccarono un trentennio fa. I bambini pugliesi dai 6 ai 18 anni che non hanno visitato monumenti o siti archeologici sono più di quattro su cinque (addirittura il 84,4%); invece tra i soggetti presi in esame non sono andati a mostre o musei ben il 74,3% degli intervistati. Se prendiamo i dati dei minori in Comuni con dissesto o riequilibrio finanziario, possiamo constatare come la situazione sia molto grave: la media nazionale del 7,4% è superata da quella della provincia di Foggia nella quale i minori che vivono in comuni con dissesto o riequilibrio finanziario sono il 26%. Ma questo non è niente: incredibilmente nel tarantino la percentuale sale fino al 33,6%.

Un dato reale che deve far pensare seriamente il Consiglio Regionale, che non può più rispedire al mittente una richiesta lancinante che proviene da un territorio in crescita complessiva secondo i dati SVIMEZ, ma in serio pericolo se contiamo l’estremo valore del futuro dei suoi figli più piccoli. ______

LA RIFLESSIONE nell’ altro nostro articolo di oggi

http://www.leccecronaca.it/index.php/2016/11/16/il-terzo-e-quarto-mondo-in-italia-e-in-puglia-peggio-che-nelle-altre-regioni-bambini-a-rischio-poverta-ed-esclusione-nella-ricerca-presentata-oggi-dall-associazione-save-the-children/

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Category: Costume e società, Cronaca, Politica

Comments (1)

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  1. cesare de mitri ha detto:

    Se i soldi vengono spesi per i minori di altre nazioni è chiaro che non ci sono soldi da investire sui bambini italiani.
    Chi dice che bisogna aiutare tutti i bambini del mondo, mente sapendo di mentire. Le risorse sono limitate quindi la politica sceglie come e su chi investirli. il Governo Renzi ritiene che investire sui bambini poveri italiani e meno importante che investire sugli altri.

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