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LECCE BENE COMUNE SUL PIANO URBANISTICO

| 7 febbraio 2017 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. L’associazione Lecce Bene Comune ci manda il seguente comunicato______

Lecce Bene Comune, da sempre sensibile ai temi della partecipazione, trasparenza e legalità nelle decisioni politiche, ritiene sconveniente e scandalosa la gestione dell’affare Pug.

A distanza di oltre 26 anni dall’ultimo Prg, dopo oltre 10 anni di gestazione (era la consigliatura Poli bis), promesse di approvazione che risalgono al 2012, finte campagne di consultazione pubblica e varie proroghe, la buona novella è che la giunta comunale, ormai a fine mandato, ha recepito il Pug.

Sconcertati dal silenzio in cui sono caduti i partiti (da FI – che a dicembre aveva alzato un polverone – al PD), vogliamo stigmatizzare l’intera procedura sia nel metodo che nel merito.

Al di là dei tempi biblici richiesti e dei metodi poco trasparenti adottati durante l’iter, in cui la commissione urbanistica non ha avuto voce e la prima presentazione si è svolta a porte chiuse, ciò che sconforta sta nel merito del piano: a fronte delle trovate elettorali sventolate dall’ass. Martini come il fantomatico parco tra Torre Chianca e San Cataldo, il recupero di alcune masserie (ad opera di chi?), la trasformazione del centro storico in un grande pub o b&b diffuso, la trovata del protocollo Lecce per le ristrutturazioni (la versione casareccia del già protocollo Itaca) e la “foglia di fico” della rigenerazione urbana (come ha detto la Poli) si sa che mancheranno interventi su ciò di cui i cittadini hanno davvero bisogno: incentivi alla ristrutturazione e al restauro anziché nuovo cemento, dotazione di servizi e spazi ricreativi, polmoni verdi, parcheggi, abitazioni a basso canone, locali destinati all’associazionismo e distribuiti in tutti i quartieri, ecc…

Mentre l’assessore dice che si punta sul risanamento e che si sta solo “concedendo qualche spazio a ulteriori metrature”, ettari di terreno in periferia vengono convertiti d’uso e venduti ai palazzinari (sono una decina i comparti in vendita), in una città che possiede già ora 20.000 locali inutilizzati e quindi in esubero rispetto alle esigenze.

Lo stesso Martini afferma che il Pug ingiustamente criticato serve solo a “riammagliare delle situazioni e dare un senso alle varianti fatte in trent’anni di assenza del piano regolatore”, come dire che in trent’anni non c’è stata la minima programmazione urbanistica e che nemmeno in questo piano ve ne sarà traccia, dato che il comune ormai procede per varianti (almeno dieci quelle autorizzate durante le giunte perroniste e confluite nel Pug) concesse mica al cittadino qualunque.

Ma le frasi a effetto non possono nascondere i veri moventi del Pug: speculazione edilizia e consumo di suolo nell’interesse di pochi, travestita da esigenze di cassa (quella che prima hanno svuotato), quindi nascita di quartieri dormitorio (come quello sorto tra via De Mura e via Merine) disseminati da palazzine semivuote e collegati da stradoni inutili che si incrociano in rotatorie altrettanto inutili, ciò senza che il Comune si faccia carico delle necessarie opere di attrezzamento e urbanizzazione le quali, a norma di legge, vengono scaricate sulle imprese che a loro volta non le realizzano, generando il degrado in cui versa, ad esempio, il complesso Agave, ma anche contenziosi interminabili tra uffici comunali e ditte appaltatrici, tutti molto contenti di spendere decine di migliaia di euro in spese legali che alla fine pagheranno i cittadini con multe e tasse sempre più alte, senza che alla fine nessuno realizzi ciò che era di sua spettanza.

Dunque il progetto di città da circa vent’anni e per il futuro è questo: opere inutili e sprechi di ogni genere sovvenzionati da fondi pubblici e tasse che gravano su una città ormai non benestante, multe a raffica laddove le tasse e i fondi non bastino a coprire le spese per personale di uffici fantasma e mandati di pagamento superflui quanto faraonici, richieste di denaro fatte al governo di turno (ed esaudite proprio dal governo di Renzi, lo stesso che si complimentava col sindaco Perrone detto “Scavolini”) per coprire in piccola parte il disavanzo delle casse cittadine, quindi svendita di pezzi di città e di edifici storici a prezzi di favore col pretesto di coprire qualche angolino della voragine del bilancio, e infine, rassicurati dall’aver fatto tutto il possibile e con la coscienza a posto, nuove opere inutili e sprechi di ogni genere, una spirale che si avvita di giunta in giunta e che sta portando la città a desertificarsi e spopolarsi, a degradarsi esteticamente ma anche socialmente ed economicamente, sia per la fuga di tanti giovani e meno giovani che non possono realizzarsi, sia per l’esistenza misera ed emarginata di tanti che vogliono o devono restare.

Dalle dichiarazioni si evince che gli attuali amministratori devono avere molta fiducia negli introiti del soggiorno turistico, d’altronde il turista non saprà mai che il barocco e i bei palazzi sono ormai involucri senz’anima, che dietro quella residua e sfiorita bellezza c’è spesso solitudine, povertà e disuguaglianze laceranti.

Per tutti questi motivi è urgentissimo imprimere al governo della città una discontinuità netta col passato, premiando chi sa e vuole occuparsi della cosa pubblica in modo diverso.

Il problema di fondo dell’attuale politica, non importa di che segno, è la concezione personalistica del ruolo politico e di conseguenza la gestione privatistica di ciò che, essendo pubblico, dovrebbe invece essere comune, di tutti.

In una situazione così inquinata il minimo da fare per un’amministrazione di segno diverso o quantomeno per la Regione (che dovrà pronunciarsi) sarebbe azzerare questo scempio di piano urbanistico, ma non ci illudiamo che questo avvenga dati gli interessi trasversali che certamente esso contempla.

L’obiettivo di Lecce Bene Comune è proprio rovesciare i parametri distorti dell’attuale politica e metterne in pratica un’altra che tenga finalmente conto dei veri bisogni della collettività e del carattere comune di tutti i beni (come il suolo e gli edifici storici), i quali devono essere gestiti a beneficio di tutti, con criterio ed equità.

Ciò è fattibile proprio mettendo al centro i valori di partecipazione (istituendo i forum e le consulte presenti in statuto ma rimasti lettera morta), trasparenza (non devono esistere riunioni a porte chiuse, soprattutto sui temi sensibili) e ovviamente legalità (qualcuno ha detto case popolari?), quotidianamente calpestati e derisi.

Basta con arroganza, incompetenza e avidità imbellettate da slogan e facce lavate; chi governa da vent’anni parla come se non avesse mai governato o come se avesse già risolto gran parte dei problemi, ripetendo gli stessi ritornelli di 5 anni fa, che erano gli stessi di 10 anni fa e così via, mentre chi non governa più da vent’anni sta opportunamente zitto o si limita a balbettare perdendo anche quella credibilità che sta cercando di recuperare in extremis.

Lecce Bene Comune è pronta ad assumersi la responsabilità di amministrare la città: questo potrà avvenire con l’aiuto e la collaborazione di tutti i leccesi di buona volontà. Per questo ogni domenica teniamo delle assemblee pubbliche presso la sede di via Siracusa 110, a cui speriamo sempre più leccesi vorranno partecipare e dare il loro contributo morale e intellettuale per costruire insieme la Lecce del futuro.

Riprendiamoci Lecce e portiamola insieme nel XXI secolo, adesso!

 

 

 

Category: Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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