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TRENT’ ANNI FA MORIVA CLAUDIO VILLA

| 7 febbraio 2017 | 0 Comments

(e.v.)______

Per il temperamento fiero fu soprannominato ‘Il reuccio’ durante una puntata dello spettacolo Rosso e nero, condotta da Corrado. Fu odiato (specie dalle nuove generazioni per l’attaccamento al repertorio melodico, cantato con voce da mezzo-tenore) o amatissimo, idolatrato, venerato!

Sull’epitaffio della sua tomba appare la frase “Vita sei bella, morte fai schifo”.

Un uomo pieno di vita, con spiccata personalità vincente, Trasteverino di via della Lungara (la strada dove si trova i carcere romano di Regina Coeli), assai caro all’anima popolare della città (negli anni cinquanta abitò in via Angelo Tittoni, sempre a Trastevere), successivamente, non appena le finanze glielo permisero, acquistò un appartamento a Monteverde Nuovo, in via Folco Portinari. —, vanta assieme a Domenico Modugno il primato di vittorie (quattro) al Festival di Sanremo: nel 1955, con Buongiorno tristezza; nel 1957 con Corde della mia chitarra; nel 1962, con Addio… addio, proprio in coppia con Modugno, e nel 1967, con Non pensare a me. Da ragazzo Villa non ha avuto una esistenza facile. I genitori erano gente umile, di borgata.

Claudio era nato, come si è detto in trastevere dove il padre Pietro Pica faceva il calzolaio (o vetturino). Poiché il lavoro era scarso e si doveva pur mangiare tutti i giorni, per sbarcare il lunario, madre, padre e figlio si misero ad infiascare acqua, alla fonte minerale dell’acqua acetosa e a venderla con un carretto in giro per le case.

Villa ricorda come in un incubo le notti passate a caricare bottiglie con gli occhi che gli si chiudevano per il sonno. In quel periodo di fatica e di miseria comparve nei suoi polmoni lo spettro della tubercolosi, ma ”er mejo fico del biconcio” come lui si definiva, seppe combatterlo con l’esuberanza che lo ha sempre accompagnato sia nella vita che nella carriera.

Subito dopo la guerra Villa scoprì che sapeva cantare e decise di sfondare nel mondo della canzone presentandosi a un concorso di voci nuove. ”Lo facessero adesso, finirei diritto a Sanremo” scrive nella sua autobiografia. quella volta invece non gli si aprì alcuna porta e al festival approdò cinque anni dopo nel 1951 quando la manifestazione venne ripresa in diretta per la prima volta.

Vinse con ”Buongiorno tristezza” ma un febbrone da cavallo lo constrinse a letto e nella serata finale, al suo posto cantò il disco. Fu forse allora che scoppiò la prima polemica: si disse che Villa aveva vinto perché con l’espediente del malanno aveva impietosito gli animi del pubblico e dei giurati. ”Figuratevi se io avevo bisogno di questi mezzucci…” – dirà poi quello che a furor di popolo, diverrà il ”reuccio della canzone”, famoso in tutto il mondo.

Di polemiche tra Claudio Villa e il patron del festival Gianni Ravera, ce ne furono altre. In seguito a queste per alcuni anni Villa non salì sul palcoscenico del teatro del Casinò, poi, placate le controversie vi tornò come ospite d’onore. Attraverso le commosse parole di Pippo Baudo, Sanremo accolse, sbigottito, la notizia della sua morte il 07 febbraio 1987.

”La vita è meravigliosa” scrive il cantante nella sua autobiografia: ”Claudio Villa – una vita stupenda”, comparso in questi giorni in libreria.

Occasionalmente fu anche autore, con trentacinque canzoni depositate a suo nome. Nell’arco della sua carriera ha venduto quarantacinque  milioni di dischi in tutto il mondo.

 

Elena Vada

Category: Cultura

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