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‘TUTTO A POSTO’ E NIENTE IN ORDINE. DOPO LA SENTENZA DEL GIP DI LECCE, PER I ‘NO TAP’ SI RIPROPONE L’ INTERROGATIVO DI SEMPRE DI TUTTI I RIVOLUZIONARI

| 7 febbraio 2017 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Le sentenze della magistratura si rispettano. Punto. Quindi nell’ iter autorizzativo del costruendo – ma non ancora costruito – gasdotto Tap è “tutto a posto”, come, in sintesi giornalistica estrema, ieri sera leccecronaca.it ha titolato la notizia dell’ archiviazione definitiva disposta, rigettando i ricorsi avversi del Comitato No Tap e del Sindaco di Melendugno, dal gip Cinzia Vergine sulle due inchieste aperte dalla Procura della Repubblica di Lecce e poi archiviate.

E, a proposito, non è che possiamo lodarla quando i provvedimenti della Procura di Lecce ci piacciono, come nel caso delle inchieste sulla così detta ‘xylella’, e invece biasimarla, quando, come in questo caso, ci piacciono meno.

“Tutto a posto”, allora, sia nel rispetto della normativa vigente sul rischio di incidenti, sia nella data di avvio dei lavori, il fatidico 16 maggio 2016, da rispettare per non far decadere l’ autorizzazione unica, e i relativi finanziamenti dei banchieri delle multinazionali.

Inutile insistere, anche se dopo aver letto integralmente la sentenza di ieri sera, i dubbi rimangono, anzi.

A proposito di dubbi. Non viene menzionata, nella sentenza, la relazione dei Carabinieri, secondo i quali, al di là delle dispute giuridiche e formali, fra San Foca e Melendugno il 17 maggio 2016, non era iniziato concretamente di fatto un bel niente.

A proposito, ammesso e non concesso che siano iniziati, i lavori sono iniziati senza aver ottemperato a monte alle prescrizioni previste ante operam dalla valutazione di impatto ambientale, anche se ciò esula dal contesto della sentenza di ieri. Ma i dubbi rimangono. Anche se esulano: la questione della poseidonia; gli esposti della Lilt di Lecce sui rischi per la salute, e potrei continuare a lungo.
Non continuo.

Perché esulano.

Non spetta alla magistratura dire se hanno ragione coloro i quali ritengono l’ opera strategica, utile al territorio e vantaggiosa per i cittadini; oppure coloro i quali la reputano superflua, dannosa per il territorio e svantaggiosa per i cittadini (utile solo alle speculazioni finaniarie e vantaggiosa solamente per i lobbysti).

La questione del costruendo, ma ancora non costruito, gasdotto Tap, per gli uni e per gli altri, non si vince, o si perde, sul piano giudiziario: si vince, o si perde, sul piano politico.

Quando ci faranno votare per esprimere un governo eletto dai cittadini, dopo tutti gli ultimi espressi da Giorgio Napolitano, non sarà troppo tardi, perché non saremo di fronte ad un fatto compiuto, e sì, perché prima o poi – speriamo più prima che poi – ci faranno votare.

Bene, se il partito delle banche e dei petrolieri, come qualcuno di loro stessi ha detto, e dei gasdotti aggiungo io, avrà la maggioranza e farà il nuovo governo gli oppositori possono mettersi  l’ anima in pace e tutti si terranno le delizie del gasdotto promesse: le migliaia di posti di lavoro salentini che porterà; il vapore acqueo che emanerà per impreziosire scirocco e tramontana; le bollette della luce dei residenti sensibilmente diminuite; il lido San Basilio perfettamente rimesso come prima, più di prima; il tunnel rispettoso degli ulivi, e quant’ altro.

Ma se non l’ avrà, e governerà invece qualche altro, ci sarà ancora tempo per impedirne la realizzazione.

In democrazia, le scelte si fanno con il voto.

E le questioni si determinano con la partecipazione individuale.

Inutile insistere per vie giudiziarie. Anzi, sul piano giudiziario meglio metterci una pietra sopra.

Che fare? Nel frattempo…

Per chi si oppone, si ripropone l’ interrogativo leninista.

A mio avviso, invece che insistere con le carte bollate, sarebbe meglio fare un po’ di sana autocritica, riguardo all’ opposizione militante.

Finora c’è stato una sola manifestazione pubblica, tre anni fa, organizzata dal Movimento 5 Stelle, cui in molti non parteciparono, perché…Va beh, inutile ora ripercorrere le miserie di gelosie, divisioni, calcoli partitici e personali.

Comitati, associazioni, cittadini, chiamino a raccolta gli oppositori. In piazza. Organizzino la protesta e studino forme di partecipazione per esprimere il dissenso del territorio. Pacifica e non violenta. Ripeto: pacifica e non violenta. Perché chi facesse qualunque violenza, farebbe il gioco degli altri, non dei suoi. Non come in Valle di Susa, insomma, con la Tav. Sottolineo: una mobilitazione pacifica e non violenta. Senza simboli, o bandiere di partiti e movimenti, poi.

Se riusciranno a portare in piazza decine di migliaia di cittadini, sarà un segnale. Se saranno in pochi, un segnale altrettanto chiaro.

Se no, si mettano l’ animo in pace: potranno continuare a fare i post su ‘Facebook’, e noi tutti ci terremo la Befana che non porta carbone, ma doni; pubblicità ai mass media; soldi dell’ Arzebaijan ai politici tipo Luca Volontè; fa fare le partite di calcetto fra scapoli e ammogliati, organizza i corsi di cucina, e dispensa scatolette di caviale. E perché solo all’ onorevole Luigi Vitali?

Soldi, a ognuno di noi, a volontè, i contributi. E più caviale per tutti.

 

Category: Cronaca, Cultura, Politica

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