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STEFANO DONNO PRESO PER IL VERSO GIUSTO

| 25 marzo 2017 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Stefano Donno, 42 anni, di Lecce, una laurea in filosofia, fin da ragazzo impegnato nell’ editoria, da poco editore egli stesso in proprio, con i suoi ‘I Quaderni del Bardo’ a caccia di talenti, nel corso degli anni ha affiancato alle svariate attività culturali la scrittura di romanzi, racconti, e poesie.

Proprio nella poesia ha cercato e ha trovato la propria più significativa realizzazione creativa.

In ‘Ieratico poietico’, Besa editrice, quasi dieci anni fa, tirava le fila delle esperienze intraprese fino a quel momento, e sviluppava un primo esito di equilibrio armonico, di stile e contenuti.

La forma, è addirittura di poema, un assolo lungo, monofonico, prolungato, insistito; un’ eruzione continua di rimandi esterni, un’ erezione sviluppata di afflati interiori.

Se

“la poesia ha latitudini troppo elevate

per chi scrive versi da qualche anno”

col suo metro del verso libero, capace di reggere codesto lungo viaggio esplorativo, egli ci si avventura deciso.

Partendo da una città immaginaria quanto reale, per quanto non ci siano connotazioni geografiche, a tratti citata direttamente nelle sue apparizioni rivelatrici, a volte evocata solamente nella psicopatologia della vita quotidiana che vi si manifesta, Stefano Donno violenta il protagonismo personale e va a trovare e raggiungere invece una miriade di riferimenti culturali, che tocca e fugge.

Toccata e fuga, ecco, per questo assolo.

Rimangono motivi e personaggi, che come un’ eco silente, ma corposa, continuano a raggiungere i suoi lettori, dopo, a distanza spaziotemporale.

Bella, poi, così, semplicemente, un gioiellino, anche nella ricercata veste grafica, la successiva raccolta del 2009, “Solo dieci poesie”, LietoColle Edizioni.

Sentite un po’ solo l’ incipit, memorabile:

“Non ho trovato una spalla per la mia tristezza

e così peso lo share tremulo dei miei anni migliori

m’ addormento sofferente per sempre

mentre le mie labbra s’ acquietano in un prodigo ghigno

di mesti ricordi”.

C’è equilibrio stilistico, maturo:  cesura ed enjambement dettano i tempi, dell’ esplorazione nell’ intimo privato della nuova dimensione in cui la ricerca poetica di Stefano Donno si avventura, la nostalgia del futuro d’ amore.

Forse chiamiamo amore solamente quello di cui abbiamo bisogno in un determinato momento, quando, in un determinato momento, lo troviamo.

O non troviamo, o perdiamo; o crediamo, o temiamo di perdere: che poi l’ amore questo è, forse solamente, il rimpianto di quello che, se pur hai avuto, hai perso, e non ritrovi, e la nostalgia che te ne rimane.

Parlano, le cose, nei versi di queste ‘dieci poesie’, parlano

‘…le spazzole per capelli,

i cosmetici, gli orsacchiotti di peluche, la tua biancheria’;

piangono, a volte, nelle ‘noiose giornate di provincia’, o urlano, quando prende ‘il vento a scorazzare in cielo’, e alza la polvere, la sabbia, pure pare sospingere le auto di Lecce città.

Esiti straordinari, insomma, rimandi esplicitamente erotici compresi.

Ed eccoci all’ ultima raccolta, “Nerocavo“, 2014, Lupo Editore.

Qui, la materia, il magma contenutistico è tanto grande, che l’ autore fa fatica a dominarlo e, almeno negli esiti lirici, in assoluto, i risultati sono altalenanti.

A volte, egli fissa momenti di intensità assoluta; a volte, ripiega su costruzioni apparentemente lineari, ma sostanzialmente disartiolate e quindi disarmoniche, almeno nell’ effetto immediato.

Bisogna comunque predisporsi, qui, a lui, giocare di rimando con l’ ascolto, alle sue esecuzioni, difficili, cioè non sempre immediate, prenderlo per il verso giusto, da far decantare, e riecheggiare, in una sorta di controcanto che mi pare d’ aver capito viene appositamente sollecitato.

Certo, come in un vero e proprio laboratorio espressivo, qui Stefano Donno riempie la cavità oscura del proprio intimo profondo di molteplici suggestioni, e ci ficca tanti motivi e tanti personaggi, che urlano per uscire, ‘a riveder le stelle’.

Ma anche qui l’ ascolto di questa singolare, per tanti versi straordinaria, e ora già compunta e compiuta voce poetica, lascia l’ incanto, della Poesia, che rinnova il miracolo di prendere la mente, e far fremere il cuore.

 

 

 

 

 

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Libri

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