DICERIA DELL’ UNTORE, POI L’ ARCISEVERO GIUDICE EMETTE LA CONDANNA NELL’ AULA DI ‘FACEBOOK’, SENTENZIANDO CHE TRATTASI DI ‘OMOFOBIA’ (FORSE). COSI’ DA CASARANO A LECCE TI DIFFAMO IL CANDIDATO CHE DA’ FASTIDIO

| 30 aprile 2017 | 4 Comments

di Giuseppe Puppo______ 

Casarano – lo dico per i tanti lettori di leccecronaca.it non salentini – è una piangente cittadina al Sud del Sud dei Santi. Da qui parte questa storia che a mio giudizio merita di essere raccontata a tutti, anche perché a dimensione nazionale sta arrivando, ma soprattutto perché è, almeno, sempre a mio avviso (e su questo vorrei sollecitare la riflessione), emblematica di una deriva di squallore, pericolosissima, che sta prendendo la politica italiana e a cui è ora di dire basta.

Piange, Casarano, perché non cambia, e la luce del futuro continua a non arrivare.

Condivide un destino in comune con altre realtà di questo Sud del Sud dei Santi diventato terra di speculazioni, di affarismi, di infiltrazioni mafiose. Di delocalizzazioni, di globalizzazioni di ritorno, e di crisi economica. Di discariche abusive, di morti per tumore.

Le opportunità di lavoro sono quelle offerte dalle ‘raccomandazioni’ politiche; gli affari quelli degli avvelenamenti del territorio, delle cementificazioni selvagge, delle estorsioni, dell’ usura, e dello spaccio di droga.

Spesso, di notte, qualcuno va incendiare la macchina di qualche altro; ogni tanto, qualcuno va a sparare sotto casa di qualcun altro ancora, e così via. Quando va proprio male, ci sono agguati a pistolettate in pieno giorno e in mezzo alla gente.

Ora, anche a Casarano, come in altri comuni salentini e italiani, il prossimo 11 giugno si voterà per il rinnovo del consiglio comunale.

Bene, l’ arma buona dei cittadini, almeno di quelli che riescono a sottrarsi alle logiche clientelari e affaristiche dominanti, opposta a quelle cattive.

Un’ occasione per riscoprire il primato della Politica: del dibattito, del confronto, della possibilità di costruire un futuro migliore, della passione, della condivisione, della partecipazione…

Magari.

A questo giro comunque a Casarano c’è una novità: per la prima volta della storia politica della cittadina partecipa il Movimento 5 Stelle.

Gli attivisti del locale meetup dibattono, discutono, votano al loro interno e scelgono il loro candidato a sindaco.

Poi, arriva pure la certificazione ufficiale da parte dello staff di Beppe Grillo, che, come vogliono le regole interne del Movimento, controlla a uno a uno i candidati: in primis, che non abbiano condanne, o processi in corso.

Enrico Giuranno parte per tempo e in questi mesi elabora con i suoi programmi e strategie politiche con cui chiedere agli elettori, i veri giudici sovrani, di cambiare, ma di cambiare per davvero.

E fin qui, va tutto bene: sarà il popolo sovrano a decidere.

Non va più bene tutto quello che succede poi, però, in queste ultime settimane, e specie negli ultimi giorni.

Contro Enrico Giuranno comincia una lenta, ma costante opera di denigrazione via ‘Facebook’. Calunniate, calunniate, qualcosa resterà… E infatti…

Ora, una cosa sono le critiche, un’ altra cosa le cacce alle streghe.

Una cosa i ragionamenti, un’ altra gli avvelenamenti.

Si può e anzi si deve criticare tutti, si può e anzi si deve ragionare su tutto, anche, naturalmente, sul Movimento 5 Stelle; ma non si deve dare la caccia a nessuna strega e non si deve avvelenare nessuno.

Ora, specie sui social, c’è un fenomeno in atto da tempo: la denigrazione volgare e diffamatoria del Movimento 5 Stelle. Non è questa la sede opportuna per approfondirne le ragioni, ma tant’è: sono in molti, per una ragione o per l’ altra, il discorso sarebbe lunghissimo, a praticare ed ad alimentare questo imbarbarimento della vita politica italiana, questo accanimento non terapeutico, ma affossatore.

C’è qualcuno che è in servizio permanente effettivo, 24/h, come scrivono quelli che scrivono bene in italiano, a mettere post di insulti e di calunnie contro i Cinque Stelle.

Ora, ognuno della sua vita fa quello che crede, e se qualcuno, in buona, o, più spesso, in cattiva fede, si abbandona a una simile deriva, a ciò dedicando la propria esistenza, 24/h, va bene, anzi, male, va molto male, ma tant’è.

Enrico Giuranno, 32 anni,  laurea in lettere e filosofia, insegnante di comunicazione e sviluppo sostenibile, per quasi due anni educatore fra i villaggi sperduti dell’ Albania al servizio degli emarginati, degli ultimi, degli esclusi, finisce nel mirino.

C’è qualcuno che passa le giornate a cercare qualcosa su di lui.

Alla fine qualcosa trova, e prepara un dossier: un concentrato di spazzatura e, non contento dei post su ‘Facebook’, lo manda ai mass media locali.

Ora fortunatamente i mass media locali non sono ricettacolo di calunnie e discariche di spazzatura.

Tutti cestinano. Tranne uno, che invece prepara un bel servizio. Certo, poi dà la possibilità al calunniato di replicare…Ma alla spazzatura cosa vuoi replicare? E per quanto ti ripulisca, la puzza rimane.

Vogliamo stendere quel pietoso velo su chi sia stato ad ammorbare l’ aria di questa campagna elettorale, a dare spazio a un’ operazione di questo genere, anche perché non merita considerazione, chi fa giornalismo di questo tipo, quello che poi non pensa alle travi negli occhi che ha in casa, o vicino, ma va a cercare le pagliuzze negli occhi degli altri.

Ma se non si dice il peccatore, si dice il peccato, e i peccati di Enrico Giuranno, adesso ve li dico, secondo lo scoop con cui questa Mediaset dei poveracci concorrerà all’ assegnazione del prossimo premio Pulitzer, grazie all’ imbeccata di spazzatura che ha ingoiato e vomitato: aver fatto da ragazzino di quattordici anni una foto in atteggiamento vagamente mussoliniano sotto l’ insegna di una fiamma tricolore; e aver firmato contro la proposta di legge che introduce il reato di ‘omofobia’, la così detta legge Scalfarotto, che poi legge non è ancora, essendo ferma da anni in Parlamento, e qualche motivo ci sarà.

Così, anziché di trasparenza amministrativa, di inclusione sociale, di reddito di cittadinanza, di lotta alle infiltrazioni mafiose, di compostaggio domestico, di micro credito alle imprese, e di tutte le altre cose ancora, ora di Enrico Giuranno, a Casarano, ma un po’ in tutta Italia, si parla perché sarebbe ‘omofobo’.

‘Omofobo’, perché ha criticato una legge in discussione e perché si è detto contrario all’ adozione di figli da parte di una coppia omosessuale.

Estremo oltraggio: gli untori hanno colpito, ora abbiamo un’ altra strega da procesare, e da condannare.

Si mette il moto il processo mediatico. Nell’ aula di ‘Facebook’ da cui pontifica, il sommo sacerdote della nuova Inquisizione, che, con metodo gesuitico, ieri sera ha esaminato il caso, da giudice monocratico ha emesso il proprio verdetto, senza appello, con tanto di certificazione ufficiale dell’ ArciGay Salento, competente per territorio: colpevole di omofobia, anche se con formula dubitativa, ma colpevole: “è omofobo quasi sicuramente sì”

Il lessico ecclesiastico del resto non dispiace certo, checché ne dica, a Roberto De Mitry Muya, che, nelle motivazioni del suo verdetto (scrive proprio così) invita il suo condannato a ‘confessarsi’, ‘pentirsi’, e ‘redimersi’.

E ancora, leggiamo sempre nelle motivazioni della sentenza di questo incredibile processo pubblico “il signor Giuranno è una persona onesta e stimata a Casarano. Questo è un fatto, tanto quello che, sicuramente, a Casarano ci sarà pur qualcuno a cui Giuranno non va a genio. Completamente ininfluente“.

Avete capito? Al papa gesuita non importa nulla che magari siate cittadini degnissimi, che magari si tratti di squallide vicende di odio politico, no, gli importa solo che abbiate sposato in toto, senza se e senza ma, o meno, i discorsi, tutti, degli omosessuali.

Un papa gesuita che in questo periodo, del resto, ha molto da fare, come egli stesso confessa, sempre dall’ alto del pulpito del suo profilo ‘Facebook’, due ore dopo l’ emanazione della sentenza, evidentemente subissato dalla richiesta di altri pronunciamenti, in un post successivo, quando almeno un dubbio, di essere usato e strumentalizzato, gli viene: “Ora non vorrei che scoppiasse la gara: trova il candidato omofobo. Né tanto meno mi venisse chiesto di fare giornalismo d’inchiesta propinandomi nomi di candidati sconosciuti e dire ‘guardati il profilo suo e cerca di trovare la battuta omofoba’. Di sabato sera…”

Non so voi, ma io mi sono stropicciato gli occhi, e anche altro: ha scritto proprio queste robe qua, il giudice supremo.

Insomma, rigate dritto, d’ ora in poi, perché si tratta di una sentenza esemplare, e se pure siete persone stimatissime, se forse proprio per questo cadrete sotto il mirino degli untori della peste diffamatoria, se arrivate, grazie a certi mass media interessati, quanto, diciamo così, disinvolti, a giudizio per ‘omofobia’, per voi oggi come oggi, nella bruttissima piega che sta prendendo la politica italiana, amici cari, chiunque siate e qualunque siano le altre vostre idee,  per voi è la fine.

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

Comments (4)

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  1. antonio de giorgi ha detto:

    De Mitri da un po’ di tempo, pensa di poter condizionare a suo piacimento il pensiero degli altri, utilizzando le campagne elettorali, pur sapendo che il peso elettorale dei quattro amici che gli stanno a fianco è ininfluente, anche perchè gli omosessuali, come gli etero, sono essi stessi candidati o hanno amici e parenti nelle diverse liste, e, come è ovvio che sia, ognuno ha le sue simpatie politiche.
    Il presidente dell’ArciGay Salento perché non dà uno sguardo nell’associazione madre di cui fa parte, nell’Arci di Lecce che sta accumulando una montagna di danaro grazie agli immigrati, e che utilizza parte di quei soldi per fare politica?
    Questi sono problemi veri, poi ci sono le chicchere da bar, o se preferite da Facebook.

  2. Roberto De Mitry Muya - tramite redazione ha detto:

    Grazie Signor Puppo per avermi taggato e darmi la possibilità di rispondere a questo suo sfogo.
    Vorrei precisare alcune cose:
    il lessico ecclesiastico a cui lei fa riferimento è un chiaro segnale ironico alle accuse dirette al candidato Sindaco di essere amico del sacerdote che ha fatto un esercismo ad un ragazzo per il solo fatto di essere gay. Inoltre, già prima avevo scritto che era completamente ininfluente chi è amico di chi. Avrebbe potuto pubblicare il comunicato per intero e non estrapolare le parti che ha, forse involontariamente, decontestualizzato.
    Inoltre, ci siamo sempre posti – non solo in questo caso – come un’ente che cerca il dialogo e che cerca di sedare lo scontro, inoltre inserito come premessa nel comunicato che si è dimenticato di citare come fonte:

    “Ci giunge la segnalazione che, a Casarano, il candidato Sindaco Enrico Giuranno possa essere omofobo.
    Come associazione prendiamo molto sul serio queste affermazioni e ci prendiamo del tempo per analizzarle e, se possibile, sedare lo scontro.
    Ora, per noi l’omofobia è qualcosa di molto serio e grave, sia dal punto di vista della vittima che da quello di chi riceve questa accusa. Ecco perché lo scopo è di creare un dialogo, invece che essere un ente che meramente certifichi se qualcuno è omofobo o meno.”

    Quindi, Signor Puppo, non comprendo questa etichetta di Papa gesuita, visto che sono il Presidente di un’associazione che difende i diritti LGBTI e ho semplicemente reso noto questa situazione ed offerto al candidato l’opportunità di confrontarsi.
    Inoltre, l’elencazione dei “fatti” è stata proprio usata per smorzare la segnalazione, evidentemente faziosa. Ha dimenticato infatti di citare, tra le altre cose, come ho incominciato quella che lei chiama la sentenza: “una foto da quindicenne dietro una bandiera NON è un fatto. Almeno non per noi. Non possiamo considerare FATTO rilevante a critica un’AZIONE fatta da chi, in quel momento, non aveva la capità di intendere e di volere, come qualsiasi minore.”
    Scusi se un rappresentante della comunità LGBTI, a seguito di una segnalazione, prova a fare chiarezza su un tema che tratta. Credo lo facciano tutti i rappresentanti di associazioni, qualsiasi tema trattino.

    Quanto a quello che ho scritto sul mio profilo è una conseguenza di mettere in chiaro che il mio operato e quello della mia associazione non deve essere assolutamente strumentalizzato, pena la denuncia di chi ci prova, più di chi è presumibilmente omofobo.
    Non è il caso del signor Giuranno, visto che le prove tangibili della sua omofobia ci sono, come quei commenti orrendi nel fare similitudini tra l’amore di due persone dello stesso sesso e gli animali.

    Rimane comunque la questione che è dal candidato che vorremmo una risposta chiara, anche e sopratutto per ripristinare quella stima che alcuni cittadini di Casarano hanno per lui.

  3. francesca ha detto:

    Il signor De Mitri scrive ho:”offerto al candidato l’opportunità di confrontarsi” ora non riesco a capire come ci si possa confrontare con chi dispensa accuse di omofobia con una facilità che è impressionante, dica piuttosto che voleva approfittare del momento delicato che tutti i candidati vivono quando si presentano al vaglio dei cittadini, per ottenere facilmente delle pubbliche scuse da un mandato sindaco che è una persona per bene ma hail torto di non pensarla come il De Mitri.
    “……non aveva la capacità di intendere e di volere, come qualsiasi minore.”
    Sostenere che chi non ha compiuto 18 anni è un incapace, credo quest’affermazione si commenti da sola.

    “…… il mio operato e quello della mia associazione non deve essere assolutamente strumentalizzato, pena la denuncia di chi ci prova, più di chi è presumibilmente omofobo.
    Non è il caso del signor Giuranno, visto che le prove tangibili della sua omofobia ci sono, come quei commenti orrendi nel fare similitudini tra l’amore di due persone dello stesso sesso e gli animali.”
    Le minacce di denunce mal si conciliano con chi dice di volere il confronto. Infine questo neo santo inquisitore
    “Rimane comunque la questione che è dal candidato che vorremmo una risposta chiara” insomma si insiste sulle scuse che non arrivano.
    Forse dovremmo cominciare a denunciare tutti coloro che con faciloneria appiccicano etichette offensive alle persone per bene.

  4. Roberto De Mitry ha detto:

    Signora Francesca,
    sono un rappresentante della comunità arcobaleno salentina e se mi si presentano delle segnalazioni su un candidato omofobo ho il dovere di fare il mio lavoro e verificare. Se il candidato in questione pubblica commenti omofobi, io non ho una parola per descriverlo in maniera più diplomatica, se non invitare a confrontarsi e chiedere scusa per quei commenti.

    Inoltre, qualsiasi minore di 18 ha incapacità di intendere e di volere agli occhi della legge e, in quel preciso momento, stavo appunto sottolineando come non si possa estrapolare un giudizio negativo su una persona che a quindici anni fa una foto goliardica.

    Inoltre penso abbia frainteso la frase sulla “denuncia” visto che ce l’avevo con chi più che altro strumentalizza il tema dell’omofobia per gettare fango sulle persone.
    Come associazione attendiamo delle risposte e anche delle scuse, visto che i commenti che ha scritto sono omofobi e l’etichetta offensiva non l’abbiamo fatta ma certamente subita.

    Scusi se faccio il mio lavoro nel sensibilizzare questo territorio al rispetto reciproco.

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