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INAUGURATA A PALAZZO VERNAZZA “I LUOGHI DI OPHELIA” DI ERMANNO BAROVERO. LE IMPRESSIONI CRITICHE DELLA NOSTRA INVIATA. E AI LETTORI DI leccecronaca.it L’ ARTISTA TORINESE SPIEGA DA DOVE VIENE LA SUA ISPIRAZIONE

| 16 luglio 2017 | 0 Comments

di Mariagrazia De Giorgi_______

Ieri sera, sabato 15, luglio 2017, alle ore 20, a Palazzo Vernazza, situato nel cuore del centro storico leccese, si è inaugurata la mostra dal titolo “I luoghi di Ophelia”, di Ermanno Barovero.

Resterà aperta fino al 30 luglio. Aperta dal martedì alla domenica con orario 10,30- 13,30 17,30- 20,00.

Per chi non conoscesse Barovero, stiamo parlando di un artista torinese, noto sia in Italia, sia all’estero, docente di Tecniche dell’Incisione presso l’Accademia Albertina di Torino.

E’ presente in numerose collezioni private e pubbliche come la Fondazione De Fornaris G. A. M. di Torino, il Pera Museum di Istanbul, repertorio degli Incisori Italiani Edit.Faenza e in Storia della Pittura Italiana del 900.

Per chi invece non conoscesse Ophelia: si tratta di uno dei principali personaggi femminili della tragedia “Amleto” di Shakespeare. Ophelia è una ragazza molto bella, vittima di una serie di eventi, che la faranno divenire folle, terminando la sua esistenza in un fiume. Nonostante l’apparente semplicità, è proprio lei la donna shakesperiana più misteriosa, un personaggio che ha ispirato numerose opere pittoriche, in questo caso le quindici opere di Barovero, presenti al palazzo Vernazza, sono un’interpretazione e rivisitazione dei paesaggi immaginari di Ophelia.

Questo il commento fatto ieri sera dall’artista a leccecronaca.it: “Lavorando sulle acque è stato naturale il pensiero al personaggio di Ophelia che trova la sua morte nelle acque, un dramma che non ha toccato solo me ma ha toccato il mondo, diventando così un pretesto guida per poter continuare a fare ricerca su un certo tipo di acqua. L’acqua di cui parlo è un’acqua preziosa, semi-ferma fatta più di odori e sensazioni rispetto all’acqua impetuosa di un torrente o di un mare in tempesta.

Studiare l’acqua porta a un momento di riflessione pittorico altamente esistenziale, se vogliamo anche romantico, senza retorica ma per scelta; guardo da tempo ad una certa pittura romantica, guardo Turner, Monet ho guardato anche i preraffaelliti, ho fatto scelte coraggiose ma credo che sia estremamente importante dare uno sguardo, alla storia dell’arte, ai maestri che possono insegnare. Ci sono due scodelle da cui attingere: la natura e la storia, mettendo insieme questi due elementi si può arrivare a delle sostanze di vita importanti”.

Una pittura fatta di reale sentimento, figlio dell’ultimo naturalismo Novecentesco, che recupera il Seicento rembrandtiano, utilizza colori densi e materici, genera impasti lisci e delicati, ne ricrea paesaggi immaginari, dalla tecnica al titolo, al soggetto tutto concorre a emozionare, probabilmente, per la manualità e gestualità tipica di quest’ artista.

Sono paesaggi non abitati, essenziali, metafisici, che provocano emozione e turbamento, ti costringono a spostarti nelle stanze successive per entrare a contatto con tutte le opere, anche il titolo concorre a descrivere un tramonto, un uragano, un fiume apparentemente tranquillo, un ramo, il rumore dell’acqua, il vento, un riflesso, i colori della sua tavolozza vibrano e sembrano quasi essere infiniti.

La pittura di oltre a evidenziare una dimensione evocativa ci permette di riflettere sul senso profondo della vita, in una costante ricerca dell’armonia della natura rendendo forte il desiderio di essere un tutt’uno con essa.

 

Category: Cronaca, Cultura, Eventi

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