IL CASO ASIA ARGENTO – HARVEY WEINSTEIN / LA MORTE DELL’ EROS. CIO’ CHE SI GUADAGNA E CIO’ CHE SI PERDE NELLA MERCIFICAZIONE DEL CORPO

| 25 Ottobre 2017 | 2 Comments

di Eliana Forcignanò______

Proverbi e motti provenienti da ogni parte del mondo insistono sull’ importanza del silenzio, quasi a voler richiamare l’individuo a una responsabilità, quella di tacere, che non può essere a lungo elusa senza incappare nel rischio di danneggiare se stessi e gli altri. Il riferimento, qui, non è al silenzio omertoso di chi osserva rifiutando di denunciare; né al silenzio complice di chi vorrebbe preservare lo status quo, fingendo di operare a beneficio del cambiamento. Niente di tutto ciò: vi è un silenzio che rassomiglia a un rispettoso calo del sipario su certe vicende umane, un silenzio che non è volgare indifferenza – sul genere dell’alzata di spalle, per intenderci – né beata ignoranza.

Si tratta, invece, del non proferir parola caro a Wittgenstein, secondo il quale “di tutto ciò di cui non si può parlare si deve tacere”.

Di recente, i media hanno riportato con dovizia di particolari il caso Argento-Weinstein e, come di consueto, la rete si è prodotta in ogni sorta di commenti ora inneggianti al coraggio dell’attrice, ora insinuanti nei confronti di quella che, da molti, è stata considerata una denuncia tardiva. A ciò si sono aggiunti gossip incandescenti e veementi giudizi sullo star system e sulla maggiore o minore opportunità di denunciare le pratiche, moralmente discutibili, che reificano soprattutto la donna e degradano l’ambizione al rango di prostituzione.

In breve, la carriera si conquista a prezzo del proprio corpo e, come è noto, il corpo non è solo l’ospite e la sede dell’anima – intesa quest’ultima senza alcuna connotazione religiosa – ma rappresenta anche la nostra possibilità di relazione e apertura al mondo, del nostro “esserci”, per dirla con i fenomenologi.

Esserci con il corpo e con l’anima, stare in una relazione sessuale che non ci aggrada è una ferita che, denunciata o meno, scava dentro e dentro lascia l’odore acre del rigurgito, al punto che di questo odore, prima o poi, abbiamo bisogno di liberarci e, aprendo le finestre interiori per lasciar circolare l’aria, accade che ne sfugga un grido di disperazione.

Qualcuno potrebbe obiettare che, per lungo tempo, Asia Argento non è poi apparsa così disperata: come e perché negarlo? A ben riflettere, qui non si tratta di difendere nessuno e, forse, il punto è proprio questo: la Argento non è un’imputata, probabilmente non lo è nemmeno Weinstein, perché i processi che si svolgono per via mediatica rischiano soltanto di tramutarsi in linciaggi.

L’assise, pertanto, può sciogliersi: non servirà calcolare il tempo che Asia Argento ha impiegato a denunciare ciò che le è accaduto né Weinstein e quelli come lui saranno intimoriti dal giudizio dei social network, perché la questione non è giudicare l’accaduto, non è dividersi in guelfi e ghibellini, bensì applicare la sospensione del giudizio e interrogarsi sulla nostra percezione della realtà.

Come sempre, è osservando noi stessi e i nostri giudizi che ci poniamo sulla via giusta per comprendere gli altri: che cosa ci infastidisce di più?

Che Asia Argento abbia accettato di ricevere molestie sessuali, contraccambiandole con la propria carriera?

Che Weinstein abbia assunto un atteggiamento nient’affatto etico – per dirla con un’espressione eufemistica – ?

Che vi siano donne ricche di fascino e bellezza che accettano un degradante compromesso pur di ottenere il prestigio bramato e, poi, se ne lamentano?

Che la molestia, per dirsi tale, debba essere respinta e non accettata da chi la subisce?

Potrebbero sussistere altre mille opzioni che collidono con la nostra sensibilità e ciascuno di noi, nel profondo, dovrebbe indagare sulle proprie idiosincrasie prima di affilare le lame taglienti del giudizio. Da quando il mondo è nato, la relazione fra i sessi non è mai stata paritaria e il maschio ha sempre giocato sulla propria forza per sottomettere la femmina: ciò che inquieta è che, dal Paleolitico a oggi, la situazione non sia cambiata di molto, sebbene, accanto alla proverbiale forza fisica che sfocia in violenza sessuale, siano riconosciute altre varianti di dominio come, per esempio, il ruolo di preminenza sociale e la conseguente possibilità di garantire una carriera alle proprie occasionali concubine.

In tutto ciò, che cosa perde l’individuo? E che cosa ci guadagna? L’uomo guadagna l’orgasmo di qualche notte, la donna una carriera e una posizione invidiabile che, probabilmente, è all’ origine dell’acredine con la quale ci si scaglierà contro di lei considerandola carnefice piuttosto che vittima. Si perde, però, da entrambe le parti un bene immateriale che, per il fatto di essere immateriale, potrebbe essere considerato dai più l’aspetto meno importante della faccenda: l’Eros.

Quando il filosofo Socrate interroga la sacerdotessa Diotima di Mantinea sull’Eros, questa sostiene nelle ultime pagine del Simposio, l’esistenza di una scala amoris (letteralmente, scala dell’amore) in cui figura al gradino più basso l’amore per i corpi e, a quelli più alti, l’amore per l’anima, per la città e le sue leggi, nonché per il sapere.

Se provassimo ad attualizzare questa scala e ad adeguarla al caso che stiamo trattando, potremmo dire che Weinstein avrebbe dovuto amare il talento di Asia Argento piuttosto che il suo corpo e Asia Argento avrebbe dovuto amare a tal punto la propria anima da fuggire dinanzi alle molestie. Non c’è giudizio morale, ma soltanto la constatazione desolata della perdita dell’Eros inteso nell’ accezione filosofica di amor di sé e della propria interiorità che impedisce alle perversioni, intese nell’ accezione psicoanalitica, di trovare lo sfogo bramato.

Già Freud riconosceva l’antitesi tra morale e pulsione e ne ‘Il disagio della civiltà’ sosteneva che la società è un’invenzione dell’uomo per tenere a freno il suo desiderio di prevaricazione sessuale. Oggi questo non è più vero, ammesso che lo sia mai stato del tutto: né l’individuo riesce ad aver cura del proprio sé interiore, né la società occidentale con le sue leggi e i suoi costumi riesce ad arginare le pulsioni, soprattutto se sessuali. È palese che il sesso costituisca una merce di scambio e la volgarità nell’ eloquio di certi personaggi – basti pensare alle invettive di Feltri – rivela non una volontà di comprendere, bensì un autentico passaggio all’ atto che tradisce la mancata sublimazione dell’aggressività sessuale.

Le parole di Asia Argento hanno sollevato il velo su infiniti casi simili e tutti denunciano tragicamente la morte dell’Eros in favore della “ragion di mercatura”, come la chiamerebbe Boccaccio. Proprio con gli insuperati personaggi femminili che dominano il Decamerone, mi vien di concludere, perché, da Lisabetta da Messina a Griselda, era ben noto l’Eros per il quale si è disposte a sacrificare tutto e dinanzi al quale è nobile perdere la propria dignità, purché la si riacquisti potenziata nel ricongiungersi al proprio cammino interiore che è insieme un destino e un compimento.

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Gossip

Comments (2)

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  1. Anna Rosa Bascia ha detto:

    Bellissimo articolo, solo una noticina quando scrive:” Da quando il mondo è nato, la relazione fra i sessi non è mai stata paritaria e il maschio ha sempre giocato sulla propria forza per sottomettere la femmina” ha dimenticato di scrivere cheLA DONNA invece ha utilizzato da sempre L’ARMA DELLA SEDUZIONE per sottomettere l’uomo.
    Se non lo dicessimo non saremmo oneste con noi stesse.
    Poi non ho compreso il riferimento a Feltri, il quale data l’eta si permette il lusso di utilizzare un linguaggio che spesso sfocia nella goliardia.
    C’erano mille altri esempi che avrebbe potuto fare, penso per esempio a Costanzo, che in decenni di trasmissioni, e con il suo fare accorto e accattivante, ha legittimato pratiche e comportamenti sessuali di ogni tipi, penso a quando presentò un mamma ed una figlia che insieme facevano film porno, presentandole come situazione estreme ma di tutto rispetto. E ciò è avvenuto senza che mai nessuno levasse un dito.

  2. Laura De Pascalis - tramite Facebook ha detto:

    Adoro leggerti.

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