MAFIA E MASSONERIA – 5 / UN’ INTOLLERABILE SEGRETEZZA

| 26 dicembre 2017 | 0 Comments

(g.p.)______Abbiamo visto nelle puntate precedenti, fra le tante altre cose, le difficoltà incontrate nell’ avere gli elenchi dei massoni siciliani e calabresi da parte della Commissione, che, a questo punto, prima della parte finale dedicata alle conclusioni, alcune delle quali noi abbiamo già anticipato, e alle proposte operative per il futuro,che vedremo, ritorna su questa questione specifica.

 

Riparte da dove era rimasta, cioè l’ averli ottenuti solo grazie ad un provvedimento di sequestro, operato dalla Guardia di Finanza.

E a questo punto dice una cosa inquietante:  “Si è accertato che gli elenchi sequestrati, presso le sedi ufficiali delle quattro obbedienze, non possono definirsi tali: sebbene acquisiti attraverso lo strumento della perquisizione – strumento che avrebbe dovuto assicurarne sia il ritrovamento che una loro certa genuinità – essi hanno rivelato caratteristiche tali da indurre a ritenere o che gli elenchi completi siano stati custoditi altrove, ovvero che quelli ritrovati siano stati tenuti in maniera da impedire la conoscenza, sia all’esterno che all’interno, di alcuni nominativi la cui identità rimane nota solo ad una cerchia ristretta”.

Ancora, per uno su sei nominativi presenti negli elenchi estratti dalla Commissione (circa il 17,5%) non è stato possibile procedere alla completa identificazione, in quanto si trattava di soggetti non univocamente identificabili, ovvero carenti di alcuni dati anagrafici essenziali.

In particolare, 1.030 soggetti, dei circa tremila, sono risultati anagraficamente inesistenti, (cioè nominativi con dati anagrafici cui non corrisponde all’anagrafe tributaria l’attribuzione di un codice fiscale); altri 1.883 nominativi risultano privi di generalità complete; infine, vi sono ottanta soggetti indicati con le sole iniziali del nome e del cognome (spesso con l’annotazione che si tratta di soggetti cancellati).

Significative si rivelano al riguardo, per meglio comprendere la portata di quanto accertato dalla Commissione, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Campanella, circa l’ ‘assonnamento’ di due noti politici siciliani, entrambi poi coinvolti in fatti di mafia, i cui nominativi, effettivamente, non sono stati ritrovati all’interno dei file gestionali.

Infine, va rilevato come alcune persone, che altrove (ad esempio nella carte processuali o nelle dichiarazioni di alcuni gran maestri o di collaboratori di giustizia) indicate come appartenenti alla massoneria, non risultano indicati negli elenchi ‘ufficiali’.

Comunque sia e sia pur con tali difficoltà, carenze ed omissioni, la Commissione trova fra gli elenchi esaminati 193 persone – “un numero rilevante” –  iscritti in procedimenti penali, e ancora un “cospicuo il numero di soggetti che pur non essendo indagati, imputati o condannati per delitti di natura mafiosa, hanno diretti collegamenti, parentali o di altro genere, con esponenti mafiosi, sì da potere costituire, almeno in astratto, un anello di collegamento tra mafia e massoneria (così come, del resto, verificato da questa Commissione in altre inchieste, circa la formazione delle liste elettorali o degli enti pubblici infiltrati dalla mafia)“.

Ma l’ allarme della Commissione è anche per un altro aspetto inquietante, che così descrive:

“Oltre alla segretezza degli elenchi, che riguarda, la non conoscibilità di un’alta percentuale di nominativi di massoni, in talune obbedienze, se ne è riscontrata un’altra forma più ampia che coinvolge, cioè, gli iscritti tout court sebbene annotati nelle liste in modo palese.
Si è già detto, infatti, di quelle regole ordinamentali che vietano la rivelazione a terzi dell’identità dei fratelli. Tale divieto, tuttavia, come si è potuto accertare, riguarda anche la pubblica autorità.
Ci si riferisce, in particolare, alla questione del dovere dei dipendenti pubblici di dichiarare, all’amministrazione di appartenenza, l’eventuale affiliazione ‘ad associazioni od organizzazioni, a prescindere dal loro carattere riservato o meno, i cui ambiti di interesse possano interferire con lo svolgimento dell’attività dell’ufficio”.

 

Secondo i massoni,  siccome il dovere del pubblico impiegato è quello di riferire se appartenga a una associazione che interferisca con l’attività professionale, non vi è alcuna ragione ostativa all’ iscrizione alle logge da parte di un dipendente pubblico, non solo, ma pure che non vi alcun obbligo di dichiararla la propria appartenenza massonica.

Eppure, la stessa Costituzione, proprio per garantire che determinati dipendenti pubblici, incaricati di funzioni basilari per l’ordinamento democratico, svolgano i loro compiti in modo imparziale e con il fine di perseguire l’interesse generale, consente che, con legge, possano essere stabilite « per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti consolari all’estero» limitazioni al diritto d’iscriversi perfino ai partiti politici, il cui ruolo costituzionale è peraltro indiscusso.

Ritornano alla mente emblematiche le pagine del romanzo di Vincenzo Cerami “Un borghese piccolo piccolo”, o le immagini del film che ne trasse il regista Mario Monicelli, interpretato da Alberto Sordi.

 

 

 

 

 

 

A questo punto della relazione, e prima delle proposte operative, la Commissione, dopo aver preso in esame numerosi casi, arriva ad altre inquietanti conclusioni:

l’agire massonico si è qui atteggiato pericolosamente ad ordinamento separato dello Stato.
Le circostanze accertate, peraltro solo una parte del compendio probatorio, conducono
necessariamente ad una conclusione.
Quando la segretezza massonica, con i suoi corollari, finisce per sconfinare dai rituali
esoterici, per atteggiarsi ad ostacolo alla conoscenza da parte dello stesso Stato, non solo si mina, in un sistema democratico, il pilastro della trasparenza intesa come anticamera del controllo sociale, ma si crea un humus particolarmente fertile all’ infiltrazione mafiosa.
Se la realizzazione, o il tentativo di realizzazione, dei programmi criminosi, infatti, avviene
in un contesto riservato, chiuso ad ogni interferenza statale, ciò non può che agevolare i disegni
mafiosi che rimangono fisiologicamente sottotraccia e, per di più, ammantati dai valori massonici e tutelati dalla privacy riconosciuta alle associazioni di diritto privato”.______

( 5- continua)

LE PUNTATE PRECEDENTI

MAFIA E MASSONERIA – 1 / “Una cosa sola”

MAFIA E MASSONERIA – 2 / IL CASO DI CASTELVETRANO, IN PROVINCIA DI TRAPANI, IL PAESE DI MATTEO MESSINA DENARO, PIENO DI LOGGE, ANCHE DEVIATE

MAFIA E MASSONERIA – 3 /…E COSI’ ALLA FINE LA BINDI MANDO’ LA GUARDIA DI FINANZA A SEQUESTRARE GLI ELENCHI DEGLI ISCRITTI ALLE LOGGE SICILIANE E CALABRESI

MAFIA E MASSONERIA – 4 / INSIEME, NEL ‘mondo di mezzo”, NELLE PAGINE PIU’ BRUTTE E OSCURE DELLA NOSTRA STORIA RECENTE, E IN TANTE VICENDE CRIMINALI PROTAGONISTE DELLA NOSTRA CRONACA ATTUALE

 

 

Category: Cronaca, Politica

Lascia un commento