IL DIBATTITO / SFATIAMO IL MITO DEL ’68

| 31 dicembre 2017 | 0 Comments

a cura di Pietro Barcellona____(Da domani inizieranno le celebrazioni del cinquantenario del 1968. Prepariamoci a sfatare definitivamente un mito).

“I giovani del Sessantotto, rimasti orfani della utopia libertaria che si proponeva un continuo nuovo inizio della storia senza radici e senza appartenenze, senza vera identità e vere differenze, in realtà cominciavano a neutralizzare l’idea del conflitto sociale come conflitto di interessi e di valori e trasformavano persino il lessico quotidiano delle nuove generazioni.
Al posto di “tempo” la parola “flusso”, al posto di “popolo” la parola “moltitudine”, al posto di partecipazione libera e responsabile delle persone, la vaga idea di un “comune” che non è né pubblico né privato. Di tutte le speranze di quegli anni e anche delle forme nuove di democrazia è rimasto soltanto un nuovo linguaggio stereotipo che, accompagnato dalla rivoluzione informatico-capitalistica, dalla globalizzazione e dalle innovazioni tecnologiche, ha completamente frantumato il tessuto sociale, rendendo negativa ogni nozione di vincolo e di legame, di fedeltà e responsabilità.
È davvero una strana coincidenza che, a partire dagli anni Settanta, cominci un costante declino della sinistra in Italia e nel mondo, e che l’offensiva neoliberista riesca a camuffare l’istanza libertaria in uno straordinario e inaudito potere dell’impresa. Marx, negli Scritti giovanili, aveva previsto che, senza un processo di maturazione della coscienza popolare, il comunismo sarebbe potuto diventare una forma di comunismo rozzo e primitivo, in cui anche le donne vengono messe in comune in una forma di generale prostituzione mercificata e in una alienazione senza freno della personalità individuale.
Non è un caso che molte ideologie e linguaggi contemporanei, che si ispirano alla cosiddetta biopolitica e descrivono la società come assoggettata nella forma vivente ad un astratto potere manipolativo, attacchino proprio il concetto di “persona”. Concetto rimasto sepolto dalle nuove parole che tendono a screditare ogni forma di responsabilità individuale”.

(Dal web)

Category: Costume e società, Cultura

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