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“I responsabili del degrado del Sud, sono i politici espressione del Sud”. NANDU POPU MATTATORE NELLO SPETTACOLO TEATRALE ANDATO IN SCENA CON SUCCESSO AD ARADEO, DAL ROMANZO ‘SALENTO FUOCO E FUMO’. PER I TANTI ‘MATTIA’ SONO ANCORA QUA “Le radici ca tieni” ?

| 18 febbraio 2018 | 0 Comments

 

di Roberto Molle______

“Salento fuoco e fumo umplugged show 2018” è un mini-tour che Nandu Popu (cantante dei Sud Sound System) sta portando in giro nei teatri di alcune città italiane. Ieri sera è toccato al teatro comunale “Domenico Modugno” di Aradeo ospitare lo spettacolo.

Nella pubblicità delle locandine e sui social, ad esplicare il contenuto dell’evento si leggeva: “un monologo tratto dal romanzo ‘Salento fuoco e fumo’ (di Nandu Popu, pubblicato da Laterza nel 2012). In realtà, nelle quasi due ore di parole e musica c’è stato molto di più.

 

Ci siamo stati anche noi di leccecronaca.it ieri sera, per ascoltare e farcene un’idea. Quello che segue è lo stringato resoconto di una piacevole serata tenuta viva da uno show-man molto speciale.

 

Un teatro accogliente e acusticamente ben messo Il “Modugno”, che a pochi minuti dall’inizio, si è riempito velocemente di un pubblico che è insolito aspettarsi ad uno spettacolo di Nandu Popu. Il target era composto per lo più da quaranta-cinquantenni (ma anche più) che hanno apprezzato e seguito con grande attenzione lo spettacolo.

Va detto, che a supporto di Nandu, c’era la “Smoke’n’fire Acoustic Band – quattro musicisti in assetto di suono anologico – che, trasfigurando certe atmosfere raggamuffin, hanno saputo dare con chitarra, basso, batteria e sax, una dimensione vintage alle canzoni dei “Sud Sound System”, riportando piacevolmente a ridosso di certi lidi giamaicani.

 

Quando il sipario si è aperto, un Nandu Popu trasfigurato, spogliato dall’ aura di pop-star, ha attaccato col suo reading. Appena un ricordo del sociologo Piero Fumarola (scomparso recentemente) e del suo pensiero in merito alla catarsi sprigionata da certa musica nata in condizioni di estremo disagio, poi ha attaccato come un fiume in piena, toccando temi di grande attualità: ecomafie, salute pubblica, natura, futuro.

 

Le ragioni dell’ispirazione del romanzo “Salento fuoco e fumo”, stanno tutte nel racconto che Popu fa in apertura. L’incontro a Ginevra in occasione di un concerto con un ragazzo, Mattia, che si trova lì a fare il lavapiatti e sogna di aprire un suo ristorante, onestamente e soprattutto, senza rubare.

Nell’arco di tre ore, il ragazzo racconta molto della sua vita, e in particolare, il fatto per cui si trovava in Svizzera.

Una sera, rientrando a casa, ascolta i suoi genitori litigare, e quello che viene fuori da quella discussione lo sconvolge. La madre rimprovera al padre di essersi impossessato illecitamente di soldi pubblici durante il periodo in cui aveva rivestito cariche istituzionali. Di rimando, anche il padre la attacca sulla stessa linea.

Lì, Mattia, racconta di un grande schifo provato e dell’essere letteralmente scappato da quella realtà che non voleva assolutamente accettare. Così, grazie ad un amico che si trova in Svizzera, trova lavoro in un ristorante. Quando si lasciano, Mattia fa promettere a Nandu che scriverà una canzone che affronti, in qualche modo, quello che lui aveva condannato andandosene dalla propria terra.

 

Il racconto che Nandu continua a fare di fronte ad un pubblico completamente assorto lo descrive sulla sua bicicletta, in giro tra le viuzze di campagna e il mare, a pensare come tener fede alla promessa fatta a Mattia; come fare a mettere in una canzone, che dura tre minuti, tutto quel mondo fatto di rabbia, disillusione, speranza?

La soluzione è scrivere un libro.

Scriverlo per dare voce ai tanti Mattia che hanno avuto il coraggio di prendere le distanze anche dalla propria famiglia che si è comportata in modo scorretto e poco etico; ma anche, per stimolare tutti gli altri Mattia che ritenendo normali, certi comportamenti, li giustificano e li assecondano, giustificandosi che così fan tutti.

Nel romanzo, Mattia (il protagonista, ispirato al ragazzo incontrato da Nandu Popu) racconta in prima persona di come, non esiterà a mettersi contro i propri genitori, pur di portare avanti le sue battaglie ecologiste.

Le vicende e le esperienze del protagonista raccontate nel romanzo, rappresentano la sintesi delle battaglie ambientaliste, che ancora oggi si tengono nel Salento, soprattutto a Taranto e Brindisi, due città strette nel ricatto occupazionale di un paese che ha condannato il suo sud al triste ruolo di colonia interna.

A stemperare, poi la musica. Poche canzoni, forse a rompere la tensione.

 

Poi si riparte, col racconto incredibile dell’esperienza del tarantino Vincenzo Fornaro. Allevatore, proprietario di duemila pecore che pascolavano in tredici ettari di terra avvelenata da diossina a pochi passi dall’Ilva. Tutte soppresse perché contaminate; di fatto buttando nella disperazione Vincenzo, che si vede costretto a reinventarsi un lavoro per poter sopravvivere.

La soluzione arriva con la decisione coraggiosa di trasformare quei terreni ormai inutilizzabili in piantagioni di canapa (pianta ad alta capacità fito-depurante), riuscendo nell’arco di cinque anni a debellare la diossina.

Oltre alla decontaminazione dei terreni, la buona notizia è che la canapa permette di sfruttare al massimo la sua costituzione: dai semi si si estrae l’olio, dopo di che, dagli stessi, essiccati, si ottiene dell’ottima farina. Dal fusto della canapa si realizzano tessuti per l’estate, e dal suo essiccamento si ottiene biomassa.

Insomma, un ottimo esempio di come reinventarsi, senza per forza dover abbandonare la propria terra. E sul fatto che è tempo di concentrarsi sul territorio e valorizzarlo, facendolo diventare fonte di guadagno attraverso l’enogastronomia, l’incentivazione del turismo non solo di massa, ma anche culturale, e destagionalizzando; si è entusiasmato invitando i giovani a restare, senza per forza dover emigrare, impegnandosi a migliorare dove i padri hanno sbagliato perché vittime dell’ignoranza e della prevaricazione dei potenti.

“I responsabili del degrado del Sud, sono i politici espressione del Sud”, ripete come un mantra Nandu, specificando che a votarli è lo stesso Sud, dunque anch’esso responsabile.

C’è la necessità di squarciare certe dinamiche che fanno dare per scontato che è tutto normale: malaffare, discariche abusive, prevaricazioni…Perché, sempre così è stato. E la soluzione, o meglio, la speranza è riposta nelle nuove generazioni che, come Mattia, non ci vogliono più stare.

 

Poi, ancora, No tap, Xilella, Cerano e il carbone.

Poi il canto di “Le radici ca tieni”, a rilanciare un meridionalismo che viaggia sull’onda lunga dalle sconcertanti rivelazioni fatte da Pino Aprile nei suoi libri, dove si spiega che i Savoia e l’unità d’Italia, hanno fatto più male che bene al Sud, rilanciando anche l’idea di un certo benessere vissuto all’ombra dei Borbone.

Certo, questo è quasi terreno minato dove non è il caso (né il luogo) di addentrarsi perché non basterebbero mille pagine per chiarire bene, poi, anche per evitare parallelismi con prese di posizione di certe realtà politiche che da Nord, vaneggiano di cose opposte. Quel che è certo, è che prima dei Borbone, nel Sud Italia ci sono stati i Francesi, e se si va più indietro nel tempo, non sono escluse sorprese… I libri di storia sono alla portata di tutti.

 

Qui al Sud, a parte i privilegiati (baroni, latifondisti, e quant’altro) il popolo non se l’è passata mai tanto bene, indipendentemente da chi lo ha governato. Dico questo, con tutto il rispetto per Nandu Popu e il suo essere in prima linea a difesa dell’ambiente, del territorio e della cultura, perché ci vuole poco a scivolare nel populismo.

Poi, ancora musica, parole, emozioni. Applausi, foto, abbracci.

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Eventi

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