banner ad

leccecronaca.it HA LETTO IN ANTEPRIMA “Quel millenovecento 69” DI GIUSEPPE RESTA, ROMANZO DI FORMAZIONE E DI MEMORIA. ECCO LE NOSTRE IMPRESSIONI

| 29 luglio 2018 | 0 Comments

di Emanuela Boccassini______

A breve uscirà in libreria  “Quel millenovecento 69”, I Libri di Icaro Edizioni, romanzo di formazione e di memoria, di Giuseppe Resta, architetto di Galatone, con la passione per la cultura e la scrittura.

Attraverso uno stile sarcastico e piacevole, Resta catapulta il lettore in un periodo lontano soltanto cinquant’anni, ma che in realtà sembrano secoli.

Propone, infatti, la biografia del 1969, che racchiude in sé elementi del passato e del futuro. Da un lato la vita è segnata dalla semplicità e dalla genuinità, da una «società unita e gioviale», dalla solidarietà e dall’amicizia vera e concreta, non virtuale. Dall’altro iniziano a vedersi i primi segni dei successivi anni del Boom economico, del consumismo sfrenato, in cui il benessere prende il sopravvento fino ad annullare sostanza ed essere.

Il ’69 (nella foto, alcuni giovani si recano a Woodstock il 15 agosto) è l’anno delle promesse, poi infrante, l’anno delle speranze, rimaste in sospeso, per un futuro seducente e migliore. È l’anno in cui il sonnolento e ripudiato Meridione inizia a svegliarsi, a “defeudalizzarsi”, a “emanciparsi”, a seguire, anche se a distanza, il Nord attivo e alla moda. Inizia… forse, perché poi sembra bloccarsi nuovamente rimanendo sostanzialmente arretrato e in ritardo rispetto al resto d’Italia.

In questo contesto di fiducia e promesse si inserisce Luigi, quattordicenne alle prese con i suoi cambiamenti, il suo rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Segnata la prima da desideri e pulsioni sessuali che lo portano a sognare e desiderare la moglie trentenne del suo professo’. Del primo uomo che gli ha dato fiducia e che gli ha offerto una straordinaria opportunità. In un paesino a sud del Sud, dove ancora benessere e cambiamenti tardano ad arrivare, Luigi, assieme ai suoi inseparabili amici della ghenga, nell’estate del ’69 vive una di quelle esperienze che segnano per tutta la vita: il primo lavoro pagato, la prima cotta, la prima fidanzata, la scuola, le scelte per il domani…

Quello di Luigi è il «tirocinio formativo», oggi purtroppo inesistente, che serviva a «tenere i ragazzi “impegnati”, che non prendessero inclinazioni pericolose verso l’ozio e, quindi, il vizio». Al ragazzo si presenta l’«occasione giusta» per dare una svolta a un’estate noiosa e sempre uguale alle precedenti. «Lavorare era sempre meglio che stare mezzo nudo nella penombra di una cameretta spoglia, o appollaiato sopra una sedia scomoda sul balconcino di casa…».

Luigi personifica gli adolescenti di qualsiasi epoca perché i turbamenti, i subbugli, i patimenti, le speranze e le delusioni sono uguali per tutti. Si provano anche se si fa finta di nulla e gli adulti simulano di non ricordare e di non capire. Ed è quella l’età più difficile quella in cui, se non si ha una figura di riferimento o la testa sulle spalle, si rischia di perdersi, irreparabilmente. Ma Luigi è un ragazzo serio e svelto, intelligente e furbo, affettuoso e premuroso, soprattutto nei confronti della Zia. La vita gli ha mostrato troppo presto quanto essa sia amara e faticosa (i suoi genitori lo hanno lasciato alle cure della Zia per cercare lavoro in Veneto), ma Luigi sa quello che vuole e si impegna per ottenerlo.

Lui e la sua ghenga crescono mentre vedono intorno a loro il mondo cambiare, il paese a sud del Sud trasformarsi «velocemente, in peggio». Come muta il mondo a lui esterno così muta quello interiore: finisce l’età della spensieratezza e del divertimento e subentra quella delle responsabilità e del vero impegno. Ed è in quell’estate del 1969 che Luigi riflette sulla sua vita e sulle scelte per migliorarla.

Un romanzo di formazione, ben scritto e accattivante, quello di Resta che tra nostalgia e memoria, tra passato e futuro porta il lettore inevitabilmente a domandarsi come abbia fatto l’umanità a cadere così in basso. La vita era sicuramente più difficile all’epoca, non c’erano le comodità di oggi, non c’era la libertà di oggi, eppure si cresceva più forti e più responsabili e si iniziava a vivere prima.______

L’ ANTICIPAZIONE: domani, GIUSEPPE RESTA SI RACCONTA A leccecronaca.it

 

Category: Cronaca, Cultura

Lascia un commento

banner ad
banner ad