LECCE VISTA DAGLI SCRITTORI CONTEMPORANEI / 17 – CESARE MONTE, IL MENESTRELLO SALENTINO

| 3 Agosto 2018 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Pochi pensano a lui come un poeta, magari trascurandolo perché….cantava testi orecchiabili e popolari. E invece, la sua modesta ed efficace, insistente ma mai debordante presenza nelle piazze prima e poi nelle radio e nelle televisioni, ha fatto sì che il Salento avesse una sia pur minima dignità nel settore, altrimenti nulla o sovrastata dall’impietoso strapotere delle organizzazioni baresi.

Cesare Monte (nella foto), allora, raffigura il bravo salentino che non si tira mai indietro e colpisce con la voce e con la melodia, ripescando e adattando i testi più orecchiabili e comuni della tradizione orale della nostra terra.

Si, è vero: molti brani musicati e interpretati da lui sembra di averli già sentiti, ci pare che siano nel sempiterno bagaglio che ci hanno consegnato, a volte involontariamente, i nonni e gli avi, con un pizzico di orgoglio perché quel ritmo, quei quattro semplici versi vengono da lontano, lontanissimo. E non hanno un autore ben definito: ‘O pipì-nanà-nanà’ chi ha composto la gradevole nenia che accompagna la scenetta della casalinga che si agita per la scomparsa della prediletta gallina? Oppure la eterna richiesta della coppola lasciata sul letto di Carmela, non pare come nelle gesta di Omero, una novella ricerca del Vello d’Oro?

Cesare Monte ripesca queste melodie senza tempo e le fa sue. Vi aggiunge un testo poetico spesso di sopraffina malinconia (vedi ‘Mannaggia lu rimo’) e condisce il tutto con quel pizzico di ‘saudade’ così salentino, così ‘nardiato’, cementando nella tradizione musicale della nostra realtà questi pezzi che, adesso, ci paiono irrinunciabili.

Nativo di Presicce ma neretino di adozione, morto a 80 anni nel 2005, Cesare Monte è un chiaro punto di riferimento per la musica popalare salentina e, aggiungiamo noi, per la poesia della nostra terra. Un connubio spesso poco evidente ma che ci piace riscontrare nello sguardo sincero e nella limpida voce del menestrello che ci ha donato motivi e ballate che restano nella nostra memoria…

Mannaggia lu rimu

Avi nn’ora ca sta spettu

ma pirceni tu no vieni

la sta faci pi dispiettu

ma pirceni, ma pirceni?

Rrenta rrenta alla banchina

vau vuiandu chianu chianu

ma sta varca no camina

no mi porta chiù lontanu!

Mannaggia lu rimu,

no voli ‘nci voia

stasera ti noia

me faci muriri.

Ci scazza lu vientu

mi ssoghiu la vela

mi ssettu e cuntentu,

io cantu pi tte!

Lu strumentu mia è lu cori

ca nisciunu lu ccumpagna

ogni gioia, ogni dolori,

sempre canta e mai si lagna

sulu sulu mi cunsumu

ardo comu a nnu cipponi

tutta fiamma e tuttu fumu

sontu puru sti paroli!______

17 – Continua______

LA RICERCA nei nostri precedenti articoli della rassegna (stanno nel nostro archivio, accessibile dalla home page, digitando anche semplicemente  nome e cognome che interessa nel riquadro ‘CERCA’ a destra sotto la testata)

1 – ERNESTO ALVINO, 13 aprile

2 – ENRICO BOZZI, 20 aprile

3 – RINA DURANTE, 27 aprile

4 – SALVATORE BRUNO, 4 maggio

5 – CLAUDIA RUGGERI, 11 maggio

6 – ANTONIO VERRI, 18 maggio

7 – SALVATORE TOMA, 25 maggio

8 – RAFFALE PROTOPAPA, 1 giugno

9 – GIOVANNI POLO, 8 giugno

10 – FRANCESCANTONIO D’AMELIO, 15 giugno

11 – GIUSEPPE DE DOMINICIS, 22 giugno

12 – ROCCO CATALDI, 29 giugno

13 – VITTORIO PAGANO, 6 luglio

14 – GIULIO CESARE VIOLA, 13 luglio

15 – VITO DOMENICO PALUMBO, 20 luglio

16 – NICOLA G. DE DONNO, 27 luglio

Category: Costume e società, Cultura, Libri

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