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LA RIFLESSIONE / SALVATORE TOMA E NORBERT CONRAD KASER, I MIEI POETI PREDILETTI

| 28 agosto 2018 | 0 Comments

di Roberto Molle______

C’è stato un tempo in cui le poesie di Salvatore Toma sono state per me quasi un’ossessione.

E “Canzoniere della morte” (antologia delle sue poesie più belle curata da Maria Corti n.d.r.), che come uno scrigno custodisce tesori dal valore inestimabile, da quasi vent’anni è una specie di vademecum buono per tutte le stagioni; capace di strapparti ai demoni peggiori, ma anche, di proiettarti nel più profondo degli inferi immaginati.

Salvatore Toma è il mio riferimento di poeta ideale, e tutte le sere (giuro), che siano di brezze tardo-primaverili o di timidi refoli autunnali, tutte le sere, come un mantra, quel “vento leggero che parli / con voci di foglie / che apri i germogli / e li fai trepidare / nella primavera…” mi si compone nella testa mentre esco a fare due passi nella campagna di fronte casa. Ed è come se, Toma, allo stesso modo di un Drake ectoplasma immaginato vicino al palo del telefono, stesse lì ad aspettare quel soffio di versi per poter replicare il suo ego all’infinito nelle teste dei poeti.

A un certo punto (più o meno quindici anni fa) provai per lui talmente tanta empatia dallo stare quasi male, non potevo più contenere quel dolore; scrissi qualcosa per liberarmene…Dovevo farlo per svincolarmi da quell’ossessione così viva, esaltante e, soprattutto sfinente.

In due tre notti, assemblai dei versi che, assolutamente si congiungevano con mille altre suggestioni: a certa musica che am(av)o, alla mistificazione delle cause della sua morte, a quel dannato e splendido spirito che gestiva il suo corpo, alla bellezza acerba di certe allitterazioni, alla rabbia di averlo soltanto sfiorato quando avrei potuto almeno una volta incontrarlo, capirlo… Provare a percepire il “male di vivere” che alimentava quel suo afflato poetico meraviglioso e totalmente estraneo alle logiche del verso sole-cuore-amore.

Sarà stato il 2004, e le due copie sino ad allora in mio possesso del “Canzoniere della morte” erano andate regalate ad amici a cui quel libro cambiò (si! anche a loro) un po’ la vita. Andato fuori catalogo per anni, fortunatamente, Einaudi ripubblicò il libretto e così, rientrai in possesso di una copia da cui spero non dover separarmene mai.

In quel periodo, a Maglie, qualcuno ebbe la bella idea di preparare una serie di incontri per ricordare Salvatore Toma.

Una sera, era presente anche la moglie che stette in silenzio fino a quando uno dei relatori – credo fosse il poeta Pierluigi Mele – cominciò con la storiella del suicidio e altre fesserie che vien da raccontare quando c’è in gioco il mito di qualcosa o di qualcuno.

Fu lì che la vedova di Toma si alzò e cominciò a inveire contro il povero relatore. Si disse addolorata da quella non verità raccontata e andò via.

Avrei voluto abbracciare quella donna, dargli la mia solidarietà e dirgli anche che condividevo la sua frustrazione…Non ebbi la forza di farlo, ma feci qualcos’altro che lì per lì mi sembrò anche un po’ arrogante (ma lo feci): corsi in macchina e presi una vecchia copia di “tre accordi di blues”, il libretto in cui c’era la poesia che avevo scritto per Toma, la raggiunsi e glielo porsi, farfugliai qualcosa e corsi via. Quella donna avrà pensato che ero matto.

 

Se dovessi pensare oggi a un nome, a proposito di un corrispettivo in un luogo dell’Italia del nord con quello che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) rappresentare Salvatore Toma per il Salento, non avrei dubbi, senza alcuna esitazione farei quello di Norbert Conrad Kaser.

Leccese di Maglie il primo, altoatesino vissuto a Brunico il secondo; nati a distanza di pochi anni e morti poco più che trentenni, i due poeti rappresentano un netto atteggiamento di rivolta alla tradizione “accademica”, incarnata e sostenuta da certi “poteri”, contro i quali si sono scontrati e per questo, hanno pagato duramente e personalmente… sempre.

La figura di Norbert C. Kaser per quanto mi riguarda è legata da un filo sottile (ma poi, neanche tanto) a quella di Alexander Langer, attraverso cui l’ho conosciuto.

In vita, Kaser non è riuscito a pubblicare nessun libro, ostacolato e boicottato da un sentire ostile nei suoi confronti, dal suo essere underground e assolutamente borderline: poeta che stravolgeva il linguaggio, disintegrando le maiuscole e limitando all’osso la punteggiatura.

Come per Toma, l’essere alieno a certi retaggi culturali e lo scrivere col sangue delle proprie sconfitte, ha costretto Norbert C. Kaser a fare i conti con l’ipocrisia e il muro di certe convenzioni sociali.

Dopo la morte (avvenuta nell’agosto del ’78) la sua figura e il suo valore letterario (come avvenne anche per Toma) sono stati rivalutati, di molto. Oggi è considerato uno dei massimi poeti italiani di lingua tedesca.

In comune con Salvatore Toma, Kaser aveva anche un’altra cosa: essersi trovato vulnerabile di fronte all’alcool; difatti è proprio a causa dell’alcool che moriranno i due poeti.

Ad accomunare il destino di Toma e Kaser è stato anche un certo sciacallaggio editoriale che non ha esitato ad inserire nelle loro biografie il suicidio come causa di morte per entrambi.

Si sa, per certo, dalle testimonianze di persone ai due molto vicine che amavano così tanto la vita, da doverne purtroppo, morire.

 

 

Category: Cultura, Libri

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