RIPENSANDO A “La vita in comune” / …MA WINSPEARE SI OSTINA A RACCONTARE UN SALENTO CHE NON ESISTE

| 20 settembre 2018 | 0 Comments

di Roberto Molle______

Mi hanno regalato un dvd ieri. Di un film uscito l’anno scorso del quale molti salentini so andare fieri, perché lo ha diretto un regista particolare, non nuovo a raccontare il Salento con la sua bellezza e le sue contraddizioni.

Il regista è Edoardo Winspeare e il film è il suo ultimo, uscito esattamente un anno fa: La vita in comune.

Rivederlo mi ha fatto “l’effetto di una bomba” (avrebbe detto un cantautore scomparso recentissimamente), nel senso che qualcosa è saltato alla fine della visione del film. Provo qui a dare il mio resoconto emozionale, schietto e sincero… Succeda quel che succeda.

Seguo dai tempi di Pizzicata il lavoro di Edoardo Winspeare, ma ad oggi non mi è ancora chiaro dove voglia andare a parare questo regista.

Sono dell’idea che si ostini a raccontare un Salento che non esiste.

I personaggi, i luoghi, le storie, sembrano tutti elementi cristallizzati in epoche diverse e costretti sullo stesso scenario senza un nesso filologico.

Si prenda questo suo ultimo film, innanzitutto sostituire il nome di Depressa (Il nome del paesino dove si svolge il film) con Disperata ha quasi il sapore del cattivo gusto, come nel caso della reazione dei due turisti che cercando informazioni a un gruppo di persone del posto equivocano pensando di trovarsi di fronte a “quattro disperati”.

La sceneggiatura è debole; la recitazione ha il gusto retrò di certe commedie di Protopapiana memoria, e non è colpa degli attori che (poverini) fanno del loro meglio.

Ci sono momenti in cui sembra di assistere a un film di Ficarra e Picone (senza Ficarra e Picone), con i due protagonisti quasi ignari di possedere una vena comica che a tratti sembra funzionare. L’elemento determinante in “La vita in comune” è la comparsa della poesia, con un mezzo analfabeta che scopre di avere una passione per i versi, e qui, verrebbe quasi da scomodare il buon Massimo Troisi e il suo “Postino” (diretto da Michael Radford) per l’allegoria…Là si trattava di un povero pescatore che ambiva a fare il postino, qui invece c’è uno pseudo-rapinatore pentito che vorrebbe fare il bidello; queste però sono le uniche similitudini, per il resto i due film viaggiano lontane miglia uno dall’altro.

Mancano nel film di Winspeare incisività, pathos, autenticità, poetica; è così asettica, quasi ridicola la figura della “mosca da bar” interpretata dall’ottimo Fabrizio Saccomanno (qui relegato a non dire quasi neanche una parola).

Troppi cliché, luoghi comuni, tentativi di comprimere microcosmi (in realtà complessi) dentro rappresentazioni banali e al limite del folklore con i protagonisti presi dalla strada (e non mi si tiri in ballo Pasolini per favore!) e buttati davanti alla macchina da presa.

C’è, poi, una retorica dei luoghi quasi asfissiante, contrapposta; la bellezza mozzafiato di alcune scene che si aprono sulla macchia mediterranea e sul mare, si annientano quasi, sugli scalcinati muri del bar e delle case, delle buche sulle strade e su mesti scenari domestici…Anche qui, vien quasi di pensare ad un depistaggio: prendi qualsiasi luogo, scegline un angolo, possibilmente nel centro storico più degradato, filmalo, e avrai l’effetto di sentirti catapultato indietro nel meridione degli anni cinquanta.

È questo il Salento di Winspeare? Quattro case sgarrupate, qualche ladro di polli spacciato per criminale, la trovata ruffiana di una telefonata di papa Francesco, la comparsata di un editore (Piero Manni) tanto imbolsito, che proprio è meglio lasci ad altri fare l’attore, un giovane personaggio dal nome improbabile così deficiente dal portarti a pensare che in realtà sia scemo…E potrei continuare con le incongruenze, ma mi fermo.

Per me, Edoardo Wenspeare è, suo malgrado, una bolla di sapone; ha avuto l’intuizione e la capacità di voler mostrare al mondo il volto di un Salento che non è mai esistito, e per un po’ c’è riuscito, ma quanto durerà?______

LA RICERCA nel nostro articolo immediatamente precedente

‘STASERA AI SALESIANI “Ius maris” / C’E’ UNA VOCAZIONE ANCHE CINEMATOGRAFICA DEL SALENTO…

Category: Cultura

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