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LECCE VISTA DAGLI SCRITTORI CONTEMPORANEI / 25 – IL GRIKO, “linguaggio degli dei” DI FRANCO CORLIANO’

| 28 settembre 2018 | 1 Comment

di Raffaele Polo______

Avrebbe compiuto settant’anni, Franco Corlianò, morto invece tre anni fa, e i suoi amici ancora non si capacitano della prematura scomparsa.

A San Foca, proprio nella Piazzetta dei Pescatori, dove trascorreva le vacanze, c’è ancora la sua casa e non è un caso se proprio lì si svolgono gli incontri di poesia e letteratura…

Corlianò, in realtà, è più conosciuto all’estero, soprattutto in Grecia, dove le sue musiche, le sue poesie sono parte di un patrimonio culturale che soltanto noi salentini siamo capaci di trascurare. E poi, Corlianò era un valente pittore: conosciuto con lo pseudonimo ‘Murghi’ (che è la ‘ngiuria, ovvero il soprannome identificativo di famiglia) lascia soprattutto tele ispirate alla vita quotidiana della gente che parla il ‘griko’, quel linguaggio che proprio lui provvede a diffondere nel mondo, soprattutto con la splendida ‘Klama’, ovvero una canzone in cui il Poeta di Calimera mescola con semplicità e sapienza il dolore per la forzata emigrazione con quel triste sentimento che pervade tutta la produzione poetica e musicale della Grecìa salentina.

Una curiosa storia, quella del ‘Pianto’ (traduzione letteraria di Klama) che viene interpretata dalla cantante greca Maria Farantouri che muta il titolo in ‘Andra mu pai’, ovvero ‘mio marito parte’ e ne fa un successo internazionale.

Da qualche tempo, questo brano è nei repertori dei cori e dei cantautori che si esibiscono dalle nostre parti; assieme a ‘Kalì nifta’ è sicuramente il simbolo musicale di quel grande e variegato microcosmo che è attorno alla cultura ‘grika’, che si vuole in dispersione ed esaurimento, ma riesce a sopravvivere e a farsi spazio in una società dove le minoranze etniche e culturali paiono destinate ad una morte certa e pressoché immediata…

Corlianò è, soprattutto, raffinato poeta che sa interpretare con sentimento e delicatezza tutti gli aspetti del poetare ‘griko’, abbinando ad un intercalare molto vicino alle composizioni classiche nel linguaggio di Omero, un senso tragico e intimistico che si sublima quasi sempre nei versi finali, degno epilogo di una preparazione accurata nella struttura tradizionale di poetica ricca di impressioni e rimembranze.

Ma è principalmente la musica che diviene il mezzo per diffondere nel Mondo sovente sordo alle sollecitazioni poetiche, la tradizione e la melodia dei canti in ‘griko’. Corlianò dedica gran parte dei suoi interventi culturali proprio a questo mezzo che gli serve per far conoscere la sua terra, la sua lingua.

Lingua, idioma, si badi bene. Non dialetto…. Come diceva spesso Franco, ‘il nostro è il linguaggio degli Dei!’

Klama

(traduzione dal griko)

Voglio ubriacarmi…per non pensare

piangere e ridere voglio stasera,

con grande rabbia io devo cantare,

alla luna devo gridare: mio marito se ne va!

Svegliatevi, donne, svegliatevi!

Venite a piangere con me!

Siamo rimaste sole, la festa di San Brizio è passata

e gli uomini se ne vanno ad uno ad uno!

Gli uomini se ne vanno,

stanno partendo!

Se andrà bene li rivedremo fra un anno!

È questa la vita nostra?

Questa è vita, mio Dio?

Vanno in Germania

piangendo con dolore!

Povera me, poveri quei bambini!

Vedono il loro papà una volta all’anno.

Perché piangi papà? È San Brizio!

Senti la banda, senti che bel suono!

Sento la banda e sento questa musica,

sto qui con voi ma penso al treno,

penso al buio di quella miniera,

là dove la gente muore al lavoro!

Papà, perché devi andare?

Dimmi, perché?

Perché questa è la vita, poveri ragazzi,

il poverello lavora e suda

per ingrassare i padroni con il suo lavoro!

Poveri noi, venite qui bambini,

venite, inginocchiamoci a terra;

il papà è andato via e noi preghiamo

che arrivi un po’ di luce anche per noi!______

25 – Continua______

LA RICERCA nei nostri precedenti articoli della rassegna (stanno nel nostro archivio, accessibile dalla home page, digitando anche semplicemente  nome e cognome che interessa nel riquadro ‘CERCA’ a destra sotto la testata)

1 – ERNESTO ALVINO, 13 aprile

2 – ENRICO BOZZI, 20 aprile

3 – RINA DURANTE, 27 aprile

4 – SALVATORE BRUNO, 4 maggio

5 – CLAUDIA RUGGERI, 11 maggio

6 – ANTONIO VERRI, 18 maggio

7 – SALVATORE TOMA, 25 maggio

8 – RAFFALE PROTOPAPA, 1 giugno

9 – GIOVANNI POLO, 8 giugno

10 – FRANCESCANTONIO D’AMELIO, 15 giugno

11 – GIUSEPPE DE DOMINICIS, 22 giugno

12 – ROCCO CATALDI, 29 giugno

13 – VITTORIO PAGANO, 6 luglio

14 – GIULIO CESARE VIOLA, 13 luglio

15 – VITO DOMENICO PALUMBO, 20 luglio

16 – NICOLA G. DE DONNO, 27 luglio

17 – CESARE MONTE, 3 agosto

18 – VITTORIO BODINI, 10 agosto

19 – CARMELO BENE, 17 agosto

20 – IACOPO ANTONIO FERRARI e ANTONIO DE FERRARIIS, 24 agosto

21 – GIROLAMO COMI, 31 agosto

22 – SALVATORE PAOLO, 7 settembre

23 – MICHELE SAPONARO, 14 settembre

24 – ERCOLE UGO D’ANDREA, 21 settembre

Category: Cultura

Comments (1)

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  1. Raffaele Polo ha detto:

    Condivido questa informazione :

    Peccato che non si dica mai che Franco abbia affidato a me nel lontano 1973 il compito di cantarla x prima e poi il regista Dimitri Mavrikios l ‘ha inserita nel Documentario ” Polemonta” Dove ancora io stessa l’ho cantata e a questo punto la Faranduri ha voluto che gliela insegnassi .Maria Faranduri poi con la sua voce l’ha resa famosa dando onore e giusto merito al nostro meraviglioso
    e indimenticabile Franco con il quale abbiamo condiviso momenti di entusiasmo ma anche di delusioni perché a quei tempi pochissima gente era interessata al griko.
    Francesca Licci

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