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SI’, MA LE BANDIERE NON SI BRUCIANO. E LE TESSERE ELETTORALI NON SI STRAPPANO: CI SONO MILIONI DI VOTI IN LIBERA USCITA, CHE NON SANNO DOVE ANDARE

| 28 ottobre 2018 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Alla fine di questo pesantissimo fine settimana, molto del passato è più chiaro, poco del futuro invece è già delineato.

In primis, che il mafiodotto si faccia, perché non è detto, non è ancora detto: ci sono altri strumenti, ancora, sia quelli legali, sia quelli sociali, Provvidenza Divina a parte, che, se seppe convertire uno come l’ Innominato col suo intervento diretto, potrebbe ancora far rinsavire i tanti Innominati che non vogliamo più nemmeno nominare.

La speranza deve essere sempre l’ultima a morire, ammesso che morire debba. E le battaglie non si perdono, si vincono sempre.

C’è ancora la via dei ricorsi legali, vecchi e nuovi, per quanto, voglio ribadirlo, questo sia un problema politico, non giudiziario, che avrebbe dovuto risolvere i politici, non i giudici.

C’è ancora la via della protesta popolare, se sarà partecipata, pacifica e non violenta, scusate la tautologia, ma meglio essere ripetitivi che lacunosi: e se la non violenza portò al riscatto dell’ India dalla dominazione coloniale inglese, portò alla conquista dei diritti civili negati ai neri negli Usa, può portare pure, con il fiato sul collo, con i sit in, con le marce e le occupazioni, a bloccare tubi e centrali.

Quest’altra devastante inversione a U del Movimento 5 Stelle, diventato partito unico totalitario, su Tap, che segue, in pochi mesi, quelle su Xylella e Mostro, e potrei continuare, pone comunque un problema alla democrazia intera, crollato miseramente l’ inganno della democrazia partecipativa on line della Casaleggio & Associati.

Il problema coinvolge la tenuta democratica del Paese, le ragioni stesse della convivenza nella comunità.

Se ai cittadini viene promesso, non una volta, migliaia di volte, per anni e anni, ‘con noi al governo Tap non si fa’, se i cittadini votano questi che promettono ciò, e non tanto per, lo votano in maniera massiccia, chiarissima, in alcune zone plebiscitaria, e poi questi, una volta andati al governo, cambiano idea e dicono che non possono fare quello che avevano promesso, trovano scuse, accampano pretesti, e non hanno nemmeno la decenza di dirlo, come devono sentirsi i cittadini?

Come dar loro torto, se pensano di essere stati traditi? Se quindi poi perdono fiducia nella politica, nella democrazia, nelle Istituzioni, pure quel po’ che era rimasta e che nelle mani del Movimento 5 Stelle avevano riposto, senza sapere che erano anch’ esse ‘legate’?

Detto ciò, in sintesi estrema, due cose ancora.

Primo: mi dispiace che qualcuno l’ abbia fatto ‘stamattina, ma le bandiere non si bruciano. Qualunque esse siano, sia che le abbiamo amate, servite, votate, combattute o detestate, magari una sola di queste cose, o magari tutte queste cose insieme.

Le bandiere sono lacrime e sangue, sono sacrifici, sono passioni, sono notti insonni, sono sogni, sono speranze, sono esborsi economici, sono litigi feroci con il marito o con la moglie per il tempo sottratto alla famiglia e ai propri cari, sono incazzature, sono mal di pancia, sono la Storia, la Storia che siamo noi.

Le tessere elettorali non si strappano. Il voto rimane l’unica possibilità di determinare le scelte, e ancora oggi la maggiore forma di partecipazione e comunque quella decisiva.

Può darsi che chi vada a votare poi perda, ma chi non va a votare ha perso già.

Ci sono milioni di voti in tutta Italia, e qui nel Salento in percentuali bulgare, dati al M5S ora definitivamente in libera uscita.

Per le prossime europee forse non si fa più in tempo, ma sicuramente si farebbe in tempo per le prossime regionali, le elezioni che ci riguardano più da vicino.

Posto che i milioni di elettori in libera uscita dal M5S non voteranno certo per Forza Italia, i vari Fitto, i vari Emliano, men che meno per il Pd, posto che la complicità decisiva della Lega sui vari tradimenti sarà un motivo ostativo per tantissimi a orientare la loro scelta su Salvini, tutte le altre questioni a parte: dove andranno questi elettori in libera uscita?

Siamo nel Tremila, non è forse tempo ormai di superare i modelli vetero ideologici e le consunte forme partito?

A nessuno viene in mente di costruire una rete di enti, associazioni, comitati, cittadini, per partecipare e contare? Contare i voti, e contare poi nelle assemblee rappresentative, rappresentando direttamente sé stessi, e non più delegando.

Costruirla e coordinarla, proprio partendo dal Movimento No Tap del Salento, quale fulcro propositivo, intorno a cui tutto il resto ruoti, una rete in cui tutti siano protagonisti, rinunciando a sterili contrapposizioni ideologiche e sterili personalismi, del tutto sganciata dai partiti ora esistenti, e dalle associazioni che ai partiti si sono legate mani e piedi, da richiamare all’ affrancamento, per poi andare avanti, nell’ interesse del territorio, delle generazioni future, prima che sia troppo tardi.

No Tap, no Ilva, No Cerano, no frode Xylella, no Trivelle: sì cultura della pace, sì rispetto e dedizione per Madre Natura, sì acqua pubblica, sì agricoltura e turismo sostenibili, sì economia circolare, sì crescita morale felice. Non bastano e avanzano per un minimo comune denominatore?

Illusioni?

Può darsi, ma io ci voglio credere. Voglio chiudere gli occhi e ripetermi, che ci voglio credere, in un nuovo modo di partecipare e di decidere, in nuove forme, nuovi sbocchi, del politico.

Sono importanti le illusioni, servono a sopravvivere con rinnovato entusiasmo, ad andare avanti, in qualche modo, pure in momenti di tristezza e di sconforto, come quelli di questo pesantissimo fine settimana.______
LA RICERCA nel nostro articolo di questa mattina

IL VENTO DI SAN FOCA URLA ANCORA, FORTE: “No Tap!”

 

Category: Cronaca, Politica

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