MUSICA / ALLA SCOPERTA DI EDO AVI

| 3 novembre 2018 | 0 Comments

di Roberto Molle______

Le peculiarità di internet permettono di far arrivare la voce di leccecronaca.it in ogni parte del globo. Grazie al web è anche possibile, delle volte, che da più parti, anche remote, si accendano riflettori su musicisti di livello internazionale che, causa la sovrapproduzione e le proposte dilaganti da talent e festival vari, finiscono per essere fagocitati da un mercato musicale che sembra essere ispirato da quel famoso assunto che i nostalgici dei CCCP- fedeli alla linea ricorderanno benissimo: “produci, consuma, crepa”.

Succede per questo, che produzioni artistiche di scarso valore arrivino a riscuotere successi planetari, al contrario, capolavori di rara bellezza finiscano con lo stagnare nel limbo del “mai essere stati ascoltati” proprio a causa dei meccanismi di cui sopra.

Per farla breve, oggi vogliamo proporvi un artista che stimiamo molto che non gode (almeno a livello nazionale) della visibilità che meriterebbe, per le sue qualità di cantautore e musicista.

Si chiama Edo (ardo) Avi (nella foto), è di Bolzano e ha un background che lo porta a essere collocato tra gli esponenti dell’alt-pop-rock nostrano di livello. Con una storia un po’ complicata alla base, ma anche con un talento che gli ha permesso di elaborare e convogliare molte esperienze personali nelle sue canzoni. Dolore, disillusione, speranza e rinascita, sono elementi che caratterizzano le sue composizioni.

Agli inizi degli anni ottanta Edo è il cantante e chitarrista dei Chain (un gruppo dove praticamente fa tutto, gli altri musicisti sono più o meno dei turnisti), e c’è l’idea di fare un disco. Mentre è a Roma per l’espletamento delle pratiche siae, s’imbatte in Gianni Maroccolo (all’epoca bassista del Litfiba, poi nei CSI e nei PGR) che si offre di produrre il lavoro del gruppo. Per una serie di motivi non se ne farà nulla, la produzione avverrà ad opera degli stessi Chain. In realtà realizzeranno un extending-play, e grazie a un tam tam innescato dallo stesso Maroccolo, il lavoro dei Chain fa il giro dell’Italia spinto anche da un ottima recensione pubblicata da “Ciao 2001” (rivista specializzata di riferimento per gli appassionati di classic-rock di quegli anni).

L’atto successivo alla pubblicazione del disco è lo scioglimento della band, Edo ha le idee chiare su quello che vuole fare e pensa che sia meglio continuare da solo.

Non si interrompono comunque i contatti con Maroccolo, l’intenzione è quella di registrare un demo da presentare alle case discografiche; a dare supporto arriva anche l’incoraggiamento di Davide Sapienza (giornalista e scrittore che ha collaborato a varie riviste specializzate di musica, tra cui: Buscadero, Mucchio, Musica&dischi n.d.r.) che lo spinge ad andare avanti verso l’obiettivo di intraprendere una carriera solistica. Ma in quel periodo Gianni Maroccolo è impegnatissimo tra concerti e mille produzioni, per cu Edo fa tutto da solo, registra più di un demo e li fa avere alle case discografiche.

Nel frattempo continuano ad arrivare apprezzamenti e ottime recensioni da parte della critica, ma per lui è un momento molto delicato, forse proprio a causa dell’intensità con cui si è dedicato alla sua musica, problemi di salute lo costringono ad affrontare un periodo di stop lunghissimo. Ne passano sette di anni prima che Edo Avi possa pubblicare il suo primo album da solista (“Corri”). Gli strascichi di quella “zona morta” si percepiscono tutti tra i solchi del disco, la voce resta prigioniera, impigliata dalle insicurezze accumulate negli anni di inattività. Pubblica anche un secondo disco (“Ricominciare”) di cui comunque sembra esserne sparita ogni traccia; in un continuum con la vita del suo autore, la musica sembra non voler uscire dal sottosuolo e venire alla luce.

A quel punto, un altro stop. Forse quello definitivo? No. Semplicemente un fermarsi a riflettere.

Sarà un altro incontro fortuito a riaccendere l’entusiasmo di Edo: quello col giornalista e critico musicale Stefano Tesi.

Tesi ascolta il demo di una canzone (”Come un fiume”) e rimandone colpito non perde tempo a consigliare al musicista di scegliersi un buon produttore, perché la qualità c’è, ed è alta.

Da quel momento la vicenda artistica di Edo Avi subisce un’impennata, la scelta del produttore cade sul polistrumentista spezzino Max Marcolini (produttore tra gli altri di Zucchero).

È il 2013 quando esce “Come un fiume”, un Ep dove Edo canta e suona la chitarra ritmica, Marcolini oltre alla produzione si occupa di tutte le parti strumentali e le percussioni sono affidate a Dario Carli.

“Come un fiume” è un extending-play composto da quattro brani che rispondono benissimo al confronto col pubblico, ritenuti abbastanza convincenti al punto da spingere alla realizzazione di un vero album, così nel 2014 esce “Disincanto”, dove ai quattro brani dell’ep ne vengono affiancati altri cinque.

Passano due anni e un nuovo disco viene dato alle stampe, si chiama “Lontano da qui” (registrato tra Bolzano e New York) e rappresenta una sorta di trait-d’union con il precedente ma con una sferzata verso un mainstream che probabilmente ha lo scopo di tentare di allargare la platea dei fans. È anche la prova di una ripresa netta nella produzione artistica di Edo Avi, caratterizzata da una manciata di canzoni che alle atmosfere pop-rock associano testi sinceri vergati con un afflato poetico delicato e profondo, che non fa mistero della velata malinconia che li permea.

Gli ascolti con cui ci siamo confrontati sono quelli che lo stesso Avi considera rappresentativi della sua personalità artistica. “Disincanto” e “Lontano da qui”.

La lunghezza d’onda su cui si muovono musica e testi è la stessa di quella di tanto buon rock d’autore che propone la scena italica; vengono in mente su tutti Francesco Renga, Luciano Ligabue e Alex Baroni.

In realtà la personalità musicale di Edo Avi brilla di luce propria, capace di spaziare tra soffici ballate, riff chitarristici dettati da un eclettismo naturale e testi scritti col sangue delle storie vissute sulla propria pelle.

Un discorso a parte merita la voce, capace di creare mille suggestioni, calda e profonda nel suo modularsi in più venature, arrivando a spingersi fino alle punte più estreme di un glamour che uno spleen leggero e una lacrima possono ben contenere.

“Ci vorrebbe un po’ di sole; / di sorpresa; di sgomento / Per queste nubi scure / ci vorrebbe un po’ di vento / Oppure venga anche la pioggia / e riempia l’aria del suo odore / Che spazzi via la polvere; / che lavi via il dolore…” da “Disincanto”.______

A questi link è possibile ascoltare la musica di Edo Avi:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Cultura

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